Ancora sulla questione Maxxi L’Aquila. Alcuni aderenti all’appello ritirano le firme

In seguito alla pubblicazione del nostro articolo sono stati in molti coloro che ci hanno contattato spiegandoci perché hanno ritirato il sostegno all’appello contro il Maxxi L’Aquila lanciato dal prof. Monti.

Palazzo Ardinghelli
Palazzo Ardinghelli

Il progetto di Maxxi L’Aquila giunge quasi in dirittura d’arrivo nel decennale dal Sisma che ha colpito L’Aquila nel 2009: sede prescelta Palazzo Ardinghelli, restaurato grazie ad un finanziamento del Governo della Federazione Russa da oltre 7 milioni. Un’iniziativa dal percorso accidentato questa, messa in difficoltà prima dai tagli dell’ultima Legge di Bilancio al Maxxi, poi da un appello (qui pubblicato da New Town) che richiederebbe di utilizzare il palazzo già concesso al Maxxi, come sede per esporre la collezione del Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA), in questo momento in prestito o nei depositi perché la loro precedente sede espositiva, il Castello Spagnolo, è tutt’ora inagibile a causa del terremoto.

L’APPELLO

La richiesta di “sospendere la concessione di Palazzo Ardinghelli alla Fondazione MAXXI per l’apertura di un “Centro di arti e creatività contemporanea”, sta infatti facendo il giro del web. In un’accorata lettera al Ministro Alberto Bonisoli, corredata anche da una proposta e un programma di iniziative da realizzare in alternativa, si domanda di “affidare Palazzo Ardinghelli al Polo Museale dell’Abruzzo affinché, d’intesa con Segretariato Regionale per l’Abruzzo e Soprintendenza per la Città dell’Aquila, lo adibisca a sede distaccata del Museo Nazionale d’Abruzzo (MuNDA) (…), considerato che tale concessione (al Maxxi, n.d.r), avviene nonostante la penuria di edifici pubblici agibili nel centro storico, senza preventiva consultazione e condivisione con la cittadinanza, senza propedeutica analisi dei costi-benefici sociali, culturali e piano di sostenibilità finanziaria”. Inoltre di “riallocare le risorse già stanziate per la Fondazione MAXXI nel Bilancio di Previsione del MiBAC destinandole al Polo Museale dell’Abruzzo per le esigenze di funzionamento della sede distaccata del MuNDA a Palazzo Ardinghelli e di sostegno alle attività istituzionali, inclusi programmi di attività da realizzare con il coinvolgimento di Accademia di Belle Arti, Liceo Artistico, associazioni culturali e della stessa cittadinanza al fine di accompagnare la progressiva ricostruzione materiale del centro storico con iniziative funzionali al suo rilancio culturale, alcune delle quali già individuate nel campo delle arti visive, nell’allegato programma da definire e attuare d’intesa con il Polo e la vigilanza della Soprintendenza per la città dell’Aquila e i comuni del cratere”.

I FIRMATARI

A stupire sono soprattutto i firmatari dell’appello (qui Artribune ha ricostruito tutta la storia). Tra i senior che richiedono la sospensione del progetto di realizzazione di una sede del Museo Maxxi a L’Aquila si leggono nomi illustri: Massimo Cacciari, Vincenzo Trione, Philippe Daverio, tra i molti altri. A capitanare invece l’iniziativa Alessandro Monti, studioso di politiche culturali e gestioni museali, secondo Pietro Barrera, segretario generale della Fondazione Maxxi, da molti anni impegnato in “una crociata contro il MAXXI: prima per sopprimere la Fondazione MAXXI, ora per bloccare il progetto MAXXI L’AQUILA. Spiace questa volta che l’appello promosso da Monti sembri condiviso da tanti illustri studiosi: dico “sembri” perché molti di loro, da noi interpellati, hanno riconosciuto di non aver avuto la possibilità di leggere per intero il testo, e di non averne potuto cogliere le finalità”. Subito dopo la pubblicazione dell’articolo a firma di Desirèe Maida e Massimiliano Tonelli, non sono mancate infatti le reazioni, soprattutto da parte dei cosiddetti firmatari dell’appello.

LA RISPOSTA DI MARCO ROSSI DORIA

Tra questi c’è Marco Rossi-Doria, insegnante e politico, che condivide con Artribune una conversazione intercorsa con Monti, nella quale scrive: “Gentile prof. Monti, Con questa lettera Le chiedo di ritirare la mia firma che, su Sua sollecitazione, avevo dato a suo tempo a sostegno dell’appello contrario al MAXXI a Palazzo Ardinghelli a l’Aquila. Ho davvero sbagliato, per mia responsabilità perché, a differenza di altre occasioni, non ho compiuto un normale approfondimento di merito né seguito attentamente la questione, indotto in errore anche dalla fiducia dovuta al mio forte legame con padre Padre Fabrizio Valletti, che ci legge qui in Cc. Nel leggere, infatti, solo successivamente e con la giusta cura l’insieme della proposta del MAXXI non mi sembra affatto che vi sia motivo per una opposizione al progetto, anzi. La prego, dunque, di voler immediatamente togliere la mia adesione all’appello e non usare più il mio nome per questa presa di posizione. Sarà mia cura sollecitarla ulteriormente ove ciò non accadesse”. Perplessità che accompagnano altri aderenti all’appello, che in queste ore stanno riflettendo sull’opportunità di mantenere la propria firma in calce alla lettera anti-Maxxi al Mibac.

LA RISPOSTA DI MONTI

Raggiunto da Artribune Alessandro Monti replica come segue: “io posso solo confermare che tutti gli aderenti hanno ricevuto adeguate informazioni per sostenere l’iniziativa promossa da intellettuali, artisti e operatori culturali dell’Aquila che chiedono al Ministro affidare Palazzo Ardinghelli, di proprietà dello Stato, al Polo Museale dell’Abruzzo, organo periferico del MiBAC, per esporre (senza dover ricorrere a edifici privati con spese a carico dell’erario come avviene già per alcuni uffici ministeriali) le oltre 300 opere di arte moderna e contemporanea del Museo Nazionale d’Abruzzo da oltre 10 anni chiuse in vari depositi. Al momento risultano pochissimi quelli che, nonostante avessero avuto tutti gli elementi conoscitivi necessari a fare una scelta meditata, hanno ritirato l’adesione (i ripensamenti sono sempre leciti) i cui nomi verranno rimossi dall’elenco aggiornato con i nuovi aderenti che comunicheremo al Ministro. Aldilà dei motivi dichiarati, sfuggono le vere ragioni che li hanno spinti a non condividere più un appello per aprire uno spazio museale innovativo che valorizzi la lunga tradizione artistica dell’Aquila, le collezioni permanenti, le potenzialità creative e organizzative, anche attraverso mostre e seminari di ampio respiro con il fattivo contributo di associazioni e istituzioni culturali e formative le più significative della città. Anche se la notizia dei “ritiri” sembra scaturire da un intervista di voi di Artribune a Pietro Barrera, Segretario Generale del Maxxi, ci auguriamo che, nel tentativo di minimizzare portata e valore simbolico di un Appello che richiama talune incongruenze dell’operazione politica che dispose l’arrivo a L’Aquila della Fondazione Maxxi, non siano in atto sollecitazioni da parte dei suoi vertici per indurre i firmatari dell’Appello a cambiare le loro scelte e scalfire il numero complessivo delle più che qualificate adesioni che resta non solo assai elevato ma registra nuove condivisioni”.

IL RICHIAMO AL CAMPANILISMO

Sul blog di Alessandra Cococcetta “fuoridalgiro”, si leggono invece i pensieri di Alessio Ludovici. Entrambi non figurano tra i firmatari dell’appello, ma non possono esimersi come cittadini da commentare: “Mi sento responsabile di questa petizione, mi era arrivato per sbaglio l’appello settimane fa ma ho preferito per correttezza, da buon selvaggio puro e buono per definizione, non parlarne in pubblico. Mi sento anche responsabile nel mio piccolo di certa chiusura cittadina, anche se ho sempre rifiutato l’anatema dell’Aquila agli aquilani tanto in voga nel dopo sisma, ma ad esempio fui molto critico con l’Auditorium di Renzo Piano, non capivo perché si dovesse in fretta e furia chiudere la realizzazione di un’opera nel primo posto utile e visibile della città. Con il senno di poi, ovviamente, devo dire che mi sbagliavo, che se la Regione Trentino e l’architetto non si fossero impuntati l’Auditorium non si sarebbe nemmeno fatto”. Una posizione, la loro, che si fa molto interessante se si considerano i continui richiami al senso di comunità e di cittadinanza, alla necessità di dare L’Aquila in mano agli Aquilani, che il solito Monti lancia non solo nel suddetto appello, ma anche nelle precedenti uscite pubbliche sull’argomento. “Per allontanare rischi di «colonialismo culturale»”, scriveva ad esempio su Il Manifesto il 27 ottobre 2018, “il rilancio del sistema museale ed espositivo dovrebbe ruotare attorno a pilastri autoctoni, riconoscibili”.

L’AMAREZZA DI BARRERA

Governo e Parlamento”, spiega Barrera ad Artribune,si sono già pronunciati più volte: il MAXXI ha sottoscritto specifici accordi con il MiBAC nel 2016 e nel 2018; la Camera dei Deputati nel 2017 ha approvato a larga maggioranza un emendamento ad hoc per MAXXI L’Aquila e a fine 2018 il Governo ha accolto un ordine del giorno che lo impegnava a proseguire nell’impegno. Ora siamo in dirittura d’arrivo, di un percorso costruito in spirito di unità e collaborazione culturale e istituzionale per dare una mano all’Aquila che sta rinascendo. Lo Stato, com’è avvenuto in altri grandi paesi europei, ha chiesto ad un importante museo nazionale di “mettersi al servizio” di una città ferita, come atto concreto di solidarietà culturale. Siamo orgogliosi di poterci impegnare in questa sfida, certo non per “togliere” qualcosa agli ottimi musei del territorio, ma per portare qualcosa in più. Ed è davvero sorprendente che proprio ora qualcuno voglia rimettere tutto in discussione”.

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