La Cattedrale Vegetale di Giuliano Mauri sarà abbattuta. La decisione del Comune di Lodi

La battaglia tra la famiglia Mauri e l’amministrazione comunale di Lodi è stata lunga e sofferta. Alla fine si è risolta nel peggiore dei modi: la Cattedrale Vegetale sarà rasa al suolo. I particolari della vicenda.

Lodi, Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri, ottobre 2018
Lodi, Cattedrale vegetale di Giuliano Mauri, ottobre 2018

La Cattedrale Vegetale di Lodi, l’opera di arte in natura più grande al mondo, sarà abbattuta. È il triste epilogo di una vicenda nata molti mesi fa, di cui avevamo già parlato qui. L’opera era stata realizzata per onorare la memoria di Giuliano Mauri (Lodi, 1938-2009), uno dei protagonisti della Land Art, scomparso nel 2009. A decidere la fine dell’imponente opera (che occupa un’area di 1.618 metri quadrati ed è composta da 108 colonne di legno con il compito di proteggere altrettanti alberi di quercia formando cinque navate gotiche su un perimetro di 75 metri per 22) è l’amministrazione comunale della città, guidata dal sindaco della Lega, Sara Casanova.

LA CATTEDRALE VEGETALE: LA DECISIONE DEL COMUNE

Una scelta che arriva dopo la relazione di un perito che ha diagnosticato la presenza di un fungo come una delle cause dei crolli di una settantina delle 108 colonne lignee che costituiscono la Cattedrale. La struttura è stata decimata dal vento fortissimo. E il Comune ha deciso, per motivi di sicurezza, di eliminare le ultime 28 colonne che ospitano al loro interno un germoglio di quercia, ancora in piedi. E di rimuovere tutti i cartelli stradali con l’indicazione della Cattedrale. Una tabula rasa generale che di sicuro non può far bene alla memoria dell’artista. Costruita dopo la morte, seguendo le indicazioni lasciate da Mauri nel suo testamento artistico, in realtà la Cattedrale Vegetale si è rivelata un’opera fragile, cui non sembrerebbe essere stata fatta adeguata manutenzione. Ancora in piedi invece restano le altre due cattedrali vegetali progettate da Mauri, entrambe in Italia e visitabili: la Cattedrale Vegetale di Arte Sella (Borgo Valsugana, Trento) e quella del Parco delle Orobie (Bergamo).

LA CATTEDRALE VEGETALE: LE REAZIONI DELLA FAMIGLIA MAURI

Amareggiati gli eredi dell’artista lodigiano che attendono altre mosse dell’amministrazione e che potrebbero ricorrere a un’azione legale per difendere l’immagine dell’artista. L’Associazione Mauri ha da mesi intrapreso un confronto serrato con l’avvocato di Lodi Adele Burinato, “non abbiamo nessuna cognizione tecnica specifica per formulare ipotesi sui crolli”, spiega il legale, che aggiunge, “La perizia tecnica che il Comune ha effettuato sul sottosuolo non è in nostro possesso. Valuteremo, una volta resa nota la perizia, se effettuarne un’altra. Per il momento siamo amareggiati“. Scossa dalla decisione di porre fine all’opera ovviamente è la curatrice, la nipote di Mauri, Francesca Regorda, che spiega “le opere di Mauri non sono statiche ma seguono il ciclo della vita. Le opere di Mauri, però, hanno bisogno di manutenzione con cere particolari, olii e mordenti. Non sappiamo se verrà ricostruita e se verrà fatto a Lodi“. A criticare duramente la scelta di abbattere la Cattedrale vegetale è anche il critico d’arte Philippe Daverio, amico personale dell’artista, che il 23 aprile 2017 aveva partecipato al taglio del nastro dell’opera. Sulla possibilità di rimuovere quel che resta della Cattedrale Vegetale di Lodi aveva commentato: “Il Comune rischia di fare una stupidata. Un artista come Giuliano Mauri vedeva la fine delle sue opere come una cosa legata alla vita“.

-Carlo D’Elia

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Carlo d'Elia
Giornalista freelance, pugliese di nascita e di carattere, ho trasformato la mia passione nel lavoro dei sogni. Vivo a Lodi e lavoro a Milano. Da tempo collaboro con il quotidiano Il Giorno e la rivista online Lettera43. Ho partecipato a diversi concorsi con due documentari che ho realizzato. Uno dal titolo "Filocontinuo" che parla di integrazione e l'altro sul sociale, "Teste d'amianto", che descrive una realtà difficile delle periferia Est di Napoli.