Chi è Alberto Bonisoli, Ministro dei Beni Culturali nel fantagoverno Di Maio

Da soli, quasi certamente, non potranno vincere. Di allearsi con qualcuno – dicono – non hanno nessuna intenzione. E allora? Intanto Di Maio sforna la squadra di ministri a Cinque Stelle, addirittura prima del voto. E alla Cultura piazza un buon nome, che arriva dal mondo della formazione e della creatività contemporanea…

Alberto Bonisoli
Alberto Bonisoli

Irrituale. Così è stata definita l’iniziativa dell’aspirante Premier a Cinque Stelle Luigi Di Maio, sparata nel cuore della baraonda pre-elettorale come un proiettile esatto: la squadra dei 17 fantaministri, annunciata a pochi giorni dal voto con tanto di simulata passeggiata al Quirinale, è una trovata bizzarra, fuori dalle regole costituzionali e soprattutto fuori dalla realtà, visto che Di Maio – numeri alla mano – avrebbe una sola strada per diventare Premier: la costruzione di un’alleanza con altre forze politiche. I Ministri da proporre a Mattarella non li deciderebbe certo in autonomia. E nel caso invece stravincesse, perché mai dovrebbe declinare un governo interamente tecnico e non politico?
Tuttavia, questa immaginaria compagine di governo resta una mossa di marketing geniale: dello scandalo rimborsopoli si è smesso di parlare – notizia divora notizia, alla velocità della luce – e il messaggio che viene fuori è tutto positivo, quantomeno per un consumo diffuso, popolare, emotivo. Il Movimento Cinque Stelle batte tutti sul tempo, piazza la sua squadra prima del voto, ostentando trasparenza e diligenza, ed è l’unico a farlo. Che gli altri non ci abbiano pensato perché non è questa la prassi, perché non ha alcun senso, perché si tratta di una pura operazione mediatica, non è importante. Per le leggi della comunicazione (e per i calcoli del ‘gentismo’) vince chi arriva primo, chi la racconta meglio.

ALBERTO BONISOLI, UN MANAGER AI BENI CULTURALI. DALLA NABA AL MIBACT

È in ogni caso un bene quando il dibattito politico si alimenta di valutazioni intorno a programmi, idee, persone, direzioni, contraddizioni. Nessuno dei non-ministri del non-governo Di Maio si godrà con tutta probabilità l’emozione del solenne giuramento. Ma tant’è. Su qualche profilo vale la pena soffermarsi.
Il futuro Ministro dei Beni Culturali, colui che avrebbe l’arduo compito di non far rimpiangere Dario Franceschini (tra i ministri più apprezzati della stagione Renzi-Gentiloni) e che lascerebbe Vittorio Sgarbi con un palmo di naso, per Di Maio si chiama Alberto Bonisoli. Un tecnico. Anzi, un super tecnico. Il tempo del Vaffa pare proprio finito, come ha annunciato un teatralissimo Beppe Grillo nel suo ultimo videomessaggio; e col Vaffa provano ad andarsene il vizio dell’improvvisazione, l’ossessione antisistema, il mito ingenuo della casalinga o dell’operaio alla guida del Paese. Si prova, insomma, a giocare da adulti, pescando là dove ci sono merito, esperienza, ruoli istituzionali: è questa la principale funzione dell’insolita mossa, è questo il concetto che deve passare. E nel caso di Bonisoli la carta è ben giocata.

Luigi Di Maio, 2017, Milano
Luigi Di Maio, 2017, Milano

Classe 1961, mantovano, esperto nel settore dell’alta formazione e del design, sviluppatore di progetti internazionali, l’uomo scelto dal M5S per la Cultura arriva dal mondo del contemporaneo, della ricerca, del management e della progettazione. Ed è già una bella, importante novità.
Si tratta del Direttore della NABA, la celebre Accademia di Belle Arti privata, che a Milano fa una serrata concorrenza a Brera: un vivaio di talenti nel campo delle arti visive, della moda e del design, con un’offerta didattica di livello, tra lauree triennali, bienni specialistici, workshop e master. A capo del Dipartimento di Arti Visive e Studi Curatoriali c’è, ad esempio, un pezzo da novanta come Marco Scotini, critico, curatore e saggista, mentre tra docenti e visiting professor sfilano artisti e studiosi come Yuri Ancarani, Adrian Paci, Francesco Iodice, Franco La Cecla, Marinella Senatore, Francesco Valtolina, Giorgio Verzotti, Luca Vitone, Luca Cerizza, Denis Santachiara, Otolab, Stefano Giovannoni
Bonisoli, in verità, potrebbe trovarsi in una fase di transito: la sua nomina, arrivata nel 2012, è infatti espressione del mega network americano Laureate International Universities, che acquisì NABA e Domus Academy nel 2010 e che ne mantenne la proprietà fino al 2017, quando il Gruppo Global Education – presente in 8 Paesi con più di 54 istituti – ufficializzò l’acquisizione di varie scuole italiane e cipriote della grande famiglia Laureate, incluse le due eccellenze milanesi. Valore totale dell’operazione: 225 milioni di euro.
Che un nuovo direttore possa giungere in tempi brevi al vertice della nota accademia milanese, è dunque cosa assai probabile. Il che spiegherebbe la discesa in campo di Bonisoli col partito di Casaleggio, con tanto di candidatura alla Camera nel collegio uninominale.

NABA, Milano
NABA, Milano

POLITICA O SPOT?

Interessante il profilo del candidato Ministro, che oltre a dirigere la NABA ha già collaborato col Ministero dell’Istruzione nelle vesti di Senior Consultant, e che dal 2013 guida la Piattaforma Sistema Formativo Moda, associazione nata per promuovere e rafforzare il sistema italiano di formazione moda, in un’ottica fortemente internazionale. “Nel corso della sua esperienza professionale”, si legge sul CV, “ha offerto consulenza a istituzioni pubbliche, nazionali e dell’Unione Europea, e a università in oltre venti paesi, aiutando a elaborare piani d’innovazione e di sviluppo in ambito di istruzione, ricerca e formazione”, mentre tra le varie collaborazioni accademiche si cita quella con la Bocconi, dove ha insegnato a lungo Innovation Management.
L’impressione è che poco o nulla accomuni la sua figura a quella di un ex papabile ministro grillino come Tomaso Montanari, corteggiato già da Virginia Raggi durante la campagna per le amministrative di Roma e di recente intercettato da Di Maio. Anche stavolta, però, l’accordo non c’è stato: divergenze politiche (vedi la questione ‘migranti’) e una certa prudenza da parte dello storico dell’arte anti-renziano, molto legato alla sinistra radicale. Montanari, illustre storico e critico d’arte, è da sempre concentrato sui temi della tutela e della conservazione, più interessato alla qualità dell’esperienza museale che non alla quantità degli ingressi, poco favorevole all’azione dei privati nel campo dei Beni Culturali e a qualunque logica di mercato e di profitto, lontanissimo dall’idea di una gestione manageriale e a favore di un concetto più tradizionale di governance, come pure di fruizione.

Tomaso Montanari e Dario Franceschini
Tomaso Montanari e Dario Franceschini

Bonisoli, con la sua storia professionale, parrebbe collocarsi agli antipodi (in un suo statement elettorale parla non a caso di “formazione in azienda” e di sinergia tra “capacità del pubblico e potenzialità del privato”): più plausibilmente vicino a un Franceschini, se si pensa a misure come l’Art Bonus, alla riforma dei musei, alla spinta verso valorizzazione, internazionalizzazione, grandi numeri, nuovi mercati della creatività. Eppure, per Di Maio, entrambi erano nomi su cui puntare.
Un po’ come per il candidato Ministro dell’Istruzione, Salvatore Giuliano, energico Preside riformista dell’Itis Majorana di Brindisi, collaboratore delle Ministre Giannini e Fedeli, tra gli esperti che parteciparono alla stesura della Buona Scuola. La stessa Buona Scuola che Di Maio e i suoi vorrebbero cancellare, in quanto massimo simbolo dei disastri targati PD.
Sarà anche finita l’epoca del Vaffa e sarà forse iniziata la stagione dei tecnici, delle competenze e degli uomini di sistema. Ma il fattore ambiguità resta, insieme all’approssimazione. Qual è la linea politica del Movimento Cinque Stelle, strategie di marketing a parte? E così, nella composizione della fantomatica squadra, la sensazione è che dovessero contare innanzitutto l’immagine, la forza dei nomi, il numero di pagine dei curriculum, l’impatto dei personaggi. Come nel più studiato degli spot. Da ‘uno vale uno’ a ‘uno vale l’altro’?

– Helga Marsala 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.

3 COMMENTS

  1. D’altronde uno che è stato direttore di un Accademia di Belle Arti privata appartenente alla holding in questione dell’istruzione americana non può che esprimersi in questi termini e parlare di ” formazione in azienda ” e di sinergia tra ” capacità del pubblico e potenzialità del privato ” in linea quindi con il pensiero di M5S movimento nato da un blog. E’ fondamentale invece che la formazione e l’istruzione si mantengano a una distanza di sicurezza da tendenze, mode, orientamenti per salvaguardare la propria autonomia e con essa i principi universali del sapere, pur rinnovandosi e relazionando continuamente con la realtà . Ha ragione Montanari.

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