Gli Usa annunciano il ritiro dall’Unesco accusato di assumere posizioni contro Israele

A sorpresa gli Stati Uniti annunciano l’uscita dall’Unesco che sarà effettiva dal prossimo 31 dicembre. La Casa Bianca accusa l’organizzazione internazionale di aver assunto posizioni anti-israeliane. E mentre sia in patria che all’estero si alzano voci di protesta contro la decisione degli Stati Uniti, anche Israele avvia la procedura per l’uscita…

La sede Unesco, Parigi
La sede Unesco, Parigi

È ufficiale: gli Stati Uniti hanno annunciato di aver avviato la procedura d’uscita dall’Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura, che sarà effettiva il 31 dicembre 2017. La Casa Bianca ha motivato la decisione accusando l’organizzazione internazionale di aver assunto negli ultimi anni posizioni anti-israeliane, anticipando di fatto la posizione di Israele che ha annunciato di aver a sua volta avviato la procedura di ritiro dall’Unesco. Gli Stati Uniti intendono conservare esclusivamente un ruolo di osservatori. Ed è polemica sia in patria che all’estero.

Metropolitan Museum, New York
Metropolitan Museum, New York

GLI STATI UNITI TRA ISRAELE E PALESTINA

Non che sia stato proprio un fulmine a ciel sereno perché il clima era incandescente da tempo. Almeno dal 2011 quando gli Stati Uniti hanno di fatto smesso di finanziare l’organizzazione in seguito alla decisione dell’Unesco di ammettere la Palestina. In quel caso gli Stati Uniti fecero ostruzione a tutto campo, durante l’Assemblea generale dell’Unesco di Parigi, per impedire che la Palestina diventasse un membro effettivo dell’organizzazione. Nonostante l’appoggio “pesante” di Canada e Germania e l’astensione di Italia e Inghilterra, La Casa Bianca subì una sonora sconfitta, e la Palestina entrò nell’Unesco con 107 voti a favore e l’appoggio importante della Francia. Pur avendo smesso di finanziare l’organizzazione, gli Stati Uniti hanno mantenuto il proprio ufficio nel quartier generale di Parigi per continuare ad avere un peso politico sulle sue decisioni. La situazione è precipitata in seguito alla decisione di riconoscere la Tomba dei Patriarchi ad Hebron, in Cisgiordania, come «sito palestinese» appartenente al Patrimonio mondiale dell’umanità. Una scelta giudicata incomprensibile da Israele che ha accusato, attraverso le parole del premier Benyamin Netanyahu, l’Unesco di falsificare la storia. Il presidente Trump ha appoggiato immediatamente Netanyahu avanzando ipotesi di pregiudizi anti-Israele. Immediata la replica del mondo politico all’annuncio del ritiro degli Stati Uniti. L’Unesco ha parlato di “scelta deplorevole” e anche la Francia ha condannato la decisione dichiarando che “essa non favorisce un clima di distensione internazionale”.

Il quartier generale dell'Unesco, Parigi
Il quartier generale dell’Unesco, Parigi

IL MET PRENDE POSIZIONE

Netta la posizione del MET, la più autorevole istituzione museale americana, che ha emesso un comunicato stampa ufficiale per scagliarsi contro la decisione di Trump. “Una delle nostre più importanti responsabilità come dirigenti del museo”, dice Daniel H. Weiss, Presidente e CEO del Met, “è proteggere il patrimonio culturale e promuovere l’istruzione internazionale. Da oltre mezzo secolo il Met e innumerevoli altri musei hanno collaborato con successo all’UNESCO, un’organizzazione che ha conquistato il rispetto di nazioni e comunità in tutto il mondo per riunire curatori, conservatori e una serie di altri studiosi per educare, preservare, proteggere e sostenere le tradizioni intellettuali e artistiche del nostro patrimonio culturale comune. La decisione del presidente Trump di ritirarsi dall’UNESCO mina il ruolo storico degli Stati Uniti come un leader e indebolisce la nostra posizione di forte sostenitore della conservazione culturale, anche se l’UNESCO può essere un’organizzazione imperfetta, è stato un importante leader e un partner stabile in questo lavoro cruciale. Il Met rimane profondamente impegnato in un dialogo produttivo con l’UNESCO e i colleghi di tutto il mondo che condividono questo importante obiettivo“. Non siamo mai stati teneri con l’Unesco, soprattutto a causa del suo reiterato lassismo nei confronti di chi, in Italia, attenta quotidianamente al patrimonio culturale che lo stesso Unesco dovrebbe difendere; tuttavia che l’organizzazione perda peso in questo modo non può essere una notizia positiva…

– Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.