“Cacciata da politici e Fondazione”. Sarah Cosulich Canarutto dice la sua sull’addio alla fiera Artissima

L’ormai ex direttrice convinta che sugli esiti del bando non abbia inciso il progetto presentato, ma scelte fatte a molte ai piani alti. E Gabriele Ferraris fornisce una lettura a suo modo suggestiva…

Sarah Cosulich Canarutto

Immagino che ci sia stata da parte della politica e della Fondazione Torino Musei una forte indicazione rispetto alla volontà di cambiamento, che ha influenzato necessariamente anche la composizione e forse le scelte del comitato designato”. Sarah Cosulich Canarutto, il giorno dopo: ieri è giunta la notizia che dopo che lei ha guidato la fiera Artissima di Torino per 5 edizioni, il bando indetto per cercare il futuro direttore ha visto l’affermazione di Ilaria Bonacossa: e lei racconta a La Stampa come ha vissuto la cosa, tentando di ostentare serenità ma iniziando a togliersi i molti sassolini nelle scarpe. “Quando pensavo di non ricandidarmi, dicevano che era perché non ero convinta di vincere. E mi spronavano a farlo comunque, alla luce degli ottimi risultati ottenuti. Quando poi ho partecipato, hanno detto che ero sicura di vincere a tavolino. Incredibile come venga tutto sempre personalizzato in modo negativo”, si sfoga.

NON È UNA SCELTA BASATA SUL LAVORO SVOLTO
Perché il suo progetto non ha convinto la commissione?, chiede l’intervistatore. “Sicuramente non è una scelta basata sul lavoro svolto, obiettivi e risultati ottenuti. Che mi rendono fiera e soprattutto professionalmente molto serena e ottimista, indipendentemente dall’esito del bando”. Che progetto ha presentato? “Era un progetto più economico che artistico. Anche perché il mio progetto artistico, che in cinque anni ha rafforzato la specificità sperimentale di Artissima è sotto gli occhi di tutti ed è stato alla base della crescita della fiera. Il progetto economico proposto era invece sviluppato alla luce della mia esperienza gestionale, delle relazioni costruite con nuovi partner della fiera, dei cambiamenti nel mercato dell’arte globale, oltre che della situazione particolare di questa città. Prevedeva un’evoluzione strutturale che ritenevo necessaria per rimanere competitivi internazionalmente”.

UNA COMMISSIONE DAVVERO INDIPENDENTE
Sulla questione – sempre su La Stampa – indugia anche Gabriele Ferraris, osservatore molto attento e seguito delle vicende soprattutto culturali torinesi: che fornisce una lettura personale e diversa da quelle ufficiali. “È la dura legge del bando. Ai delusi e deluse vorrei ricordare che nei Paesi civili funziona così: i bandi si fanno, qualcuno vince, qualcuno perde, e non è detto che vinca chi lorsignori vorrebbero vincesse. C’è una commissione indipendente che valuta e decide. E il potere si adegua”. E chi sarebbero oggi i delusi? Ferraris non lo dice apertamente, ma lancia segnali a loro modo suggestivi: “Capitano questi incidenti di percorso: arriva una commissione davvero indipendente, formata da gente con competenze e spina dorsale che i nostri marchesi del Grillo manco si sognano. E la commissione decide, sbattendosene dei desiderata dei marchesi del Grillo”.

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5 COMMENTS

  1. Una piccola carriera all’ombra della piccola politica dell’arte, ma chi si crede di essere questa .Il mondo bussa e tutto si frantuma. Vada a farsi assumere dalle gallerie internazzzionali. è davvero ora di voltare pagina. .

  2. Non ha fatto nulla per la città, ha lavorato solo per se stessa e per gli sponsor che la pagavano, ha distrutto la qualità della fiera rendendola un evento nazional-popolare come la sagra della birra, dove l’unica cosa che contava era il numero di visitatori. Non ha creato una partnership con aziende del territorio se non sfruttando quelle che già erano presenti. Era una fiera di ricerca ed è diventata una fiera con qualità mediocre. Il suo modo di fare, anche da dimessionaria, la dice lunga sul personaggio, avrebbe potuto tacere finalmente e fare per una volta la signora.
    Buon viaggio.

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