Franceschini e Ministero della Cultura. Che 2016 è stato?

Dai numerosi decreti agli altrettanto numerosi tweet pubblicati dal ministro Dario Franceschini, una riflessione sul lungo anno del MiBACT.

Il Ministro Dario Franceschini
Il Ministro Dario Franceschini

Facendo una breve rassegna stampa degli interventi istituzionali inerenti il settore culturale susseguitisi durante quest’ultimo anno, rimane sempre vivida ed efficace l’impressione che il governo Renzi abbia sicuramente avuto un pregio: ha risposto a un immobilismo che paralizzava la cultura da anni, facendo ritornare l’argomento agli onori della cronaca. A partire dall’Artbonus fino ad arrivare ai 500 euro per i giovani diciottenni, gli slogan che hanno costellato quest’anno sono stati innumerevoli, così come i decreti che il MiBACT ha siglato.
Durante l’anno, il dubbio che ogni intervento, ogni dichiarazione e ogni decreto hanno messo in evidenza è stato sempre e solo legato all’efficacia a medio termine degli interventi: l’impressione che si andasse semplicemente a scalfire la superficie del sistema della cultura senza modificare, sulla base di una politica culturale definita, il livello strutturale di medio periodo.

NUMERI E TWEET

Nel 2016 il Ministero dei Beni Culturali e del Turismo ha firmato 292 atti e decreti ministeriali, mentre sono stati più di 400 i tweet di Dario Franceschini. Di questi, ovviamente, non tutti hanno avuto la stessa influenza. Se i primi 5 tweet di Franceschini sono stati dedicati, rispettivamente, a un museo, a una fabbrica di caviale, al fatto che la cultura “suonata di tromba” non sia più la Cenerentola d’Italia, a Checco Zalone e ai fondi dell’Artbonus, gli interventi istituzionali sono stati dedicati alla “riorganizzazione del Ministero”, al fondo per la Tutela ambientale, alla ALES Spa, al cinema d’essai e alle aliquote di riparto per lo stanziamento del FUS.
Analizzando la sfera comunicativa, nulla sembra essere cambiato in quest’anno (né nella forma, né nella sostanza): uno degli ultimi tweet del Ministro Franceschini, dedicato agli Stati Generali, ripercorre nei toni e nei contenuti l’esordio estatico di inizio anno (trend che si conferma o chimera evergreen?).

Presentazione Caschi Blu della Cultura, Roma
Presentazione Caschi Blu della Cultura, Roma

LE INIZIATIVE

Anche sotto l’aspetto istituzionale le cose non sembrano essere poi molto diverse: la riforma del MiBACT è riuscita a suscitare critiche bipartisan, e prima tra tutte quelle del Professor Cecchi, che certo non si può dire uomo ostile al Ministero. Per quel che concerne il FUS, le riforme dello spettacolo che si sono susseguite negli ultimi anni, hanno rischiato di confondere ancora di più un settore in cui il bandolo della matassa sembra essere sempre più irraggiungibile.
Ci sono state poi le iniziative periodiche “venite gratis al museo o quasi gratis al cinema”, per lasciare il passo ai caschi blu della cultura e a statistiche improvvise (e a volte improvvisate), fino a alle 500 assunzioni nei Beni Culturali (in controtendenza con gli anni precedenti, ma che sostanzialmente hanno confermato personale già inserito).
Intensa anche l’attività del Ministero, che ha cercato di tenere il passo di un ministro fortemente comunicativo: particolare attività è stata destinata all’istituzione dei distretti turistici (sic): oggi l’Italia ha un distretto turistico della Riviera del Conero e Colli dell’infinito, del Molise orientale, delle Marche picene, delle Marche sud, della Marca pesarese, del fermano, dell’Etruria meridionale, del Gargano, del Cilento, Sele, Tanago e Vallo di Diano, dell’Alta Irpinia, di Pompei e dei Monti Lattari, Valle del Sarno. Altrettanto intensi sono stati poi i lavori per l’istituzione di nuovi organi, del ripristino di altri e così via: in tal senso l’Istituzione del Nucleo di Valutazione per la Concessione di contributi a favore delle Reti d’impresa nel settore del Turismo o la “Ricostituzione del Comitato Tecnico-Scientifico per le biblioteche e gli istituti culturali.

I tweet di Dario Franceschini

I tweet di Dario Franceschini
I tweet di Dario Franceschini

UN BILANCIO E QUALCHE DUBBIO

Un anno intenso, sicuramente. Ma quante delle recenti introduzioni hanno davvero modificato il nostro sistema culturale? Guardando l’anno, emergono decisamente degli indirizzi che possiamo sintetizzare come segue: il Ministero intende fornire l’impressione che produzioni e consumi culturali siano in crescita; nella visione del Ministero la cultura è ancora un “affare di stato”, con il ripristino dell’Ales a cui poi (a novembre) sono stati dati in gestione i locali delle Scuderie del Quirinale e, infine, il Ministero crede molto nella logica dello sviluppo della domanda. Anche a costo zero.
Ovviamente sono scelte che possono durare solo nel breve periodo: fornire impressione di consumi crescenti aumenta le aspettative e quando poi queste non sono soddisfatte il livello di fiducia crolla; accentrare il ruolo della cultura (cosa, tra l’altro, declinata dai votanti al referendum) ha sicuramente un ruolo distorsivo della concorrenza nel medio periodo (anche se è una S.p.A.) e le siringhe di consumi culturali non necessariamente rispondono a una maggiore inclinazione all’acquisto.
Detto questo, tuttavia, è bello lasciarci con i due più bei tweet del 2016 da parte del nostro ministro. Come disse qualcuno: “…E ho detto tutto”.

Stefano Monti

www.beniculturali.it

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Stefano Monti
Stefano Monti, partner Monti&Taft, insegna Management delle Organizzazioni Culturali alla Pontificia Università Gregoriana. Con Monti&Taft è attivo in Italia e all’estero nelle attività di management, advisory, sviluppo e posizionamento strategico, creazione di business model, consulenza economica e finanziaria, analisi di impatti economici e creazione di network di investimento. Da più di un decennio fornisce competenze a regioni, province, comuni, sovrintendenze e ha partecipato a numerose commissioni parlamentari. Si occupa inoltre di mobilità, turismo, riqualificazione urbana attraverso la cultura. È autore e curatore di numerosi libri e frequente relatore di convegni. Il suo obiettivo è applicare logiche di investimento al comparto culturale.