Aste da Christie’s: Anne Bass e 20th. Il report della evening sale di New York

Il report delle aste dedicate alla Collezione Bass e al XX secolo. Vincono i maestri ma anche gli artisti emergenti

Le aste Christie’s New York: Anne Bass e 20th
Le aste Christie’s New York: Anne Bass e 20th

Dopo le aste della collezione Ammann e 21st Century, Christie’s New York ha presentato una evening sale dal fatturato monstre, ben 843,7 milioni di dollari (che portano a 1,26 miliardi di dollari il totale di tre serate) divisi tra la collezione Anne Bassl’asta 20th Century e The Raptor, continuando a dimostrare come il mercato dell’arte si stia riprendendo come forma di investimento puntando sia sugli artisti emergenti che sui grandi maestri.

LA COLLEZIONE BASS: CRONACA DI UN’ASTA

Con la collezione Anne Bass si è stati proiettati in uno dei salotti culturali più attivi di New York, secondo solo a quello dell’italianissimo Antonio Monda. 960 Fifth Avenue, Upper East Side, l’indirizzo magico dell’appartamento newyorkese della filantropa Anne Bass che ha custodito per anni una importantissima collezione d’arte comprendente opere di Degas, Rothko, Balthus, Monet, Hammershoi e Morris Louis che sono state vendute per 363 milioni di dollari. L’asta viene aperta da tre opere di Edgar Degas, un pastello messo in vendita a partire da 3 milioni, battuto a 7,5 (9 con premio), una scultura in bronzo che, proposta a 14 milioni, ha stabilito il nuovo record per l’artista (dopo 15 anni) battendo a 36 milioni (41,6), a seguire un olio su tela battuto a 2,4 (3 con premio). Si prosegue con i due Rothko, il primo Shades of red è stato posto in asta a 48 milioni per esser battuto a 58 (66,8 con premio, a fronte di una stima tra 60 e 80 milioni), il secondo No 1 ha aperto a 36 per chiudere a 43 (49,6 a fronte di una stima tra 45 e 65 milioni). Lower Spectrum di Morris Louis ha realizzato 3,2 milioni (3,9) per dar spazio poi alle due opere di Balthus che hanno realizzato 8,5 (10,1) e 3,2 milioni (3,9).

Le aste Christie’s New York: Anne Bass e 20th
Le aste Christie’s New York: Anne Bass e 20th

I RECORD

Record per Vilhelm Hammershoi la cui opera Stue, stimata tra 1,5 e 2,5 milioni è stata aggiudicata a 5,2 (6,3 con premio). A chiudere l’asta le tre opere di Monet, la prima, Le Palement, solei couchant è stata messa in vendita a 22 milioni di dollari attraverso vari offerenti al telefono, a 52 milioni si sono attivati i collezionisti/dealer in sala che han sorretto l’asta fino alla vendita telefonica a 66 milioni (76 con premio, a fronte di stima tra 40 e 60 milioni). La seconda opera di Monet Peupliers au bord de l’Epte, automne è partita da 18 milioni per battere a 31,5 (36,5 con premio, a fronte di 30-50 di stima), la terza, Nymphées, ha aperto l’asta a 22 milioni per esser battuta a 49 (56,5 con stima 35-55). Chissà se un giorno saranno proposte in asta anche le opere delle sue due altre case.

Le aste Christie’s New York: Anne Bass e 20th
Le aste Christie’s New York: Anne Bass e 20th

L’ASTA 20TH CENTURY A NEW YORK

La seconda asta della serata, 20th Century, inizia con due record nei primi 4 lotti. L’opera Untitled #24 di Howardena Pindell viene battuta a 900 mila dollari (1,1 con premio a fronte di 300-500 mila di stima), seguita dalla scultura di Picasso Téte de femme (Fernande) che messa in asta a 22 milioni viene battuta al prezzo record di 42 milioni (48,5 con premio). A seguire l’unica opera invenduta della serata, A Sunflower from Maggie, di Georgia O’Keeffe non ha retto a 4,8 milioni a fronte di una stima tra 6 ed 8. Si è proseguito con La mare, effe de neige di Monet, in vendita da 14 milioni che batte a 22 (25,6) e poi con Untitled XXI di De Kooning che apre a 17 per chiudere a 21,5 (25 con premio). L’asta prosegue con Untilled di Joan Mitchell che apre a 4,8 e batte a 7,5 (9) acquistata dallo stesso acquirente del Monet precedente, 40 milioni di apertura per ‘Number 31’ di Pollock che batte a 47 (54,2). Si continua con ‘Dans la cariar de Bilbémus’ di Cezanne che si ferma alla stima base di 5 milioni (6 con premio). Champs près des Alpilies di van Gogh apre a 35 milioni per battere a 45 (51,9) mentre Skull di Andy Warhol apre a 17 ed il martello batte a 22 milioni (24), seguita da Champ d’avoine et de coquelicots di Monet che batte alla stima minima di 12 milioni (14,1 con il premio). Un’altra opera di De Kooning, ‘seated woman’ apre a 5 e batte alla stima minima di 7 milioni (8,15). Poi succede l’incredibile, l’opera ‘The Sugar Shack’ di Ernie Barnes entra in asta con una stima tra 150 e 200 mila dollari, c’è sicuramente l’interesse di almeno 22 offerenti collegati telefonicamente con la sales room di New York ma nessuno si aspettava una accesa lotta, di oltre 10 minuti, tra due offerenti in sala che alla fine han fatto battere il martello alla cifra record di 13 milioni di dollari (15,3 con il premio), applauso finale e tutti gli sguardi dei presenti sui due offerenti, peraltro seduti abbastanza vicini tra loro. Subito un altro record questa volta per ‘Washington Crossing the Delaware’ di Emanuel Leutze che messa in vendita a 10 milioni batte a 39 (45 con premio a fronte di 15-20 di stima). In successione ‘Berthe Morisot et sa fille, Julie Manet’ di Renoir apre a 7,5 milioni per battere a 21 (24,4 a fronte stima 10-15) e ‘L’arbre en boule, Argenteuil’ di Monet che apre a 4,8 per battere a 8,5 (10,1 a fronte stima 7-10). Dopo altri lotti si prosegue con ‘Les deus acrobates’ di Fernand Leger che apre a 6 e batte a 12 milioni (14,1), quindi record per Blinky Palermo con ‘Ohne Titel’ che batte a 4,65 (5,6) e poi ‘MG21’ di Yves Klein venduto a 4,2 milioni (5 con premio) e la scultura ‘Femme debout’ di Giacometti aggiudicata a 1,9 (2,3), seguita da ‘Spekulatius’ di George Baselitz che batte il martello a 6,5 (7,8). Tornano Picasso con ‘L’Ariésienne (Lee Miller) che viene proposta a 8,5 milioni ed aggiudicata a 11,6 (13,7 a fronte di 10-15 di stima) e Warhol con ‘Eva Mudocci (After Munch) aggiudicata alla stima minima di 4 milioni (4,76) mentre batte sottostima a 3,6 milioni (4,4) Little dell di Wayne Thiebaud. L’asta, avviandosi alla conclusione, viene velocizzata dal battitore lasciando aggiudicare diverse opere sotto o al limite della stima minima. Ultimo lotto della lunga serata è stato ‘The Raptor’ uno dei pochi scheletri integri di dinosauro e che merita un articolo a parte.

Mario Bucolo

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Mario Bucolo
Mario Bucolo è fotografo professionista (awards winners come si dice di chi ha ricevuto premi e riconoscimenti internazionali), pur amando definirsi ‘artigiano dell’immagine’, specializzato in architettura, landscape, viaggi. Catanese, vive e lavora a Londra da alcuni anni. Ma Mario Bucolo è anche un esperto in marketing, comunicazione, visibilità e social media prevalentemente per i musei e per il settore cultura, lavorando e presentando studi nel settore sin dal 1991, anche nel ruolo di co-fondatore dell'iniziativa Europea 'Medici Framework' e di editore del portale mondiale sui musei. Nel 2008 ha contribuito, come guest author, all'ultimo libro di Philip e Neil Kotler sul marketing per i musei con un capitolo su "Musei ed E-communication". Nel 2010 è stato candidato alla presidenza di ICOM Italia. Prima ancora, dal 1984, è stato tra i pionieri europei delle applicazioni multimediali interattive (kiosk, Laser disc, Cd-Rom etc).