Una nuova corsa all’oro delle mega gallerie sulla West Coast?

Alla chiusura di Frieze Los Angeles salta all’occhio, oltre alle vendite, l’immagine di una città sempre più attraente per le megas, e soprattutto per quelle newyorkesi

David Zwirner a Frieze Los Angeles. Courtesy David Zwirner
David Zwirner a Frieze Los Angeles. Courtesy David Zwirner

Frieze Los Angeles si è appena conclusa e, oltre ai bilanci sugli affari, a rimbalzare di cronaca in cronaca è il numero impressionante di mega gallerie globali pronte ad arrivare in California, soprattutto dalla East Coast e dai quartier generali di New York. Più di una mezza dozzina sono, infatti, gli operatori in procinto di guadagnarsi un posto al sole nella città degli angeli.

Tschabalala Self da Galerie Eva Presenhuber. Courtesy Galerie Eva Presenhuber
Tschabalala Self da Galerie Eva Presenhuber. Courtesy Galerie Eva Presenhuber

LE MEGA GALLERIE DI NY APRONO A LOS ANGELES

E così è prevista ad aprile per esempio l’apertura di Pace, in collaborazione – e fondendosi con – Kayne Griffin, che ha una lunga esperienza di galleria in città, mentre si attendono gli arrivi anche di Lisson e Sean Kelly. In estate dovrebbe essere poi il turno di Sargent’s Daughters, che dal Lower East Side di New York condividerà uno spazio a Melrose Hill con Shrine, galleria di Manhattan con cui collabora dal 2018. E pare confermata anche l’espansione, la prima oltre i confini di New York, di Karma, altra potenza dell’East Coast, pronta ad approdare a West Hollywood.

Ultimo, in ordine di tempo e non di peso, anche David Zwirner, con la conferma ufficiale nei giorni scorsi di uno nuovo spazio pronto ad avviarsi a L.A., oltre a quelli già in piena attività di New York, Londra, Parigi e Hong Kong. “Abbiamo visto crescere esponenzialmente il nostro pubblico a Los Angeles e sulla West Coast”, ha dichiarato il dealer, “quindi sento che il nostro timing è giusto”. E dunque, con Hauser & Wirth già di stanza dal 2015 e Gagosian dal 1995 e i recenti piani di espansione dei blue-chip globali Zwirner e Pace, le “big four” si ritroveranno tutte a Hollywood.

Paulina Olowska, Artist's Flea Market, 2021. Courtesy Pace Gallery
Paulina Olowska, Artist’s Flea Market, 2021. Courtesy Pace Gallery

FRIEZE LOS ANGELES: VIP E COLLEZIONISTI

Qualcosa sta succedendo a queste latitudini e sembra che sia proprio il momento di Los Angeles, questo, con uno Zeitgeist particolarmente soleggiato che porta a convergere le traiettorie del mercato dell’arte da una costa all’altra dell’America e gli avamposti delle megas pronti al rilancio.

Tutto accade a ridosso della chiusura della settimana fieristica e di Frieze Los Angeles in particolare, per cui vediamo cosa si è raccontato a stand smontati sui risultati e le vendite. Perché ad aver dominato sembrano essere proprio da un lato questa nuova energia propulsiva e, dall’altra, il sollievo dell’ennesima cancellazione evitata.

Espositori in incremento, 110 contro i 72 nel 2020, con molta presenza cittadina naturalmente, in fiera, e 30,000 visitatori, per un’edizione che pare sia stata, dall’avvio nel 2019, quella di maggior successo, a detta di dealer e collezionisti, con i volti del cinema e dello show business nei corridoi, compresi Leonardo Di Caprio, Usher, Kendall Jenner e Gwyneth Paltrow, ma anche delle presenze di prestigio del sistema dell’arte come la collezionista Maja Hoffmann.

LE VENDITE A FRIEZE LOS ANGELES

Abbiamo aperto con Pace, e, oltre alla nuova sede californiana, la galleria chiude la fiera con diverse vendite di peso, da una scultura di Jeff Koons per una cifra di poco inferiore ai 3 milioni di dollari agli NFT di Leo Villareal, ciascuno per circa $ 5,000, passando per Artist’s Flea Market (2021) di Paulina Olowska venduto a $ 200,000.

Da Lisson, l’opera di Stanley Whitney, Morning Sung (2022), ha trovato un proprietario per $ 350,000, mentre da Sprüth Magers si vendono opere di George Condo per oltre 500mila dollari, Anne Imhof intorno ai 200mila e Kara Walker poco sotto i 100mila.

Superano il milione di dollari da White Cube O Bailarino (2019) di Beatriz Milhazes, Georg Baselitz con Eisdiele (2020) da Thaddaeus Ropac, Alice Neel da David Zwirner – dove Jordan Wolfson arriva a 400mila – e Robert Rauschenberg sempre da Ropac e poi da Gladstone Gallery, che espone e vende anche due opere, per circa 65mila dollari ciascuna, di Anicka Yi, ora alla sua prima mostra italiana al Pirelli HangarBicocca a Milano.

Anche Massimo De Carlo torna dalla West Coast con risultati di rilievo. In base alle informazioni comunicate a fine fiera, la galleria ha venduto 14 opere di McArthur Binion, Robert Pruitt e Brian Rochefort, a clienti da Toronto, Los Angeles, Corea, Aspen, e commenta: “Frieze LA sta fiorendo, è piena di energia ed eccitazione. […] quest’anno abbiamo incontrato collezionisti molto impegnati con sede a Los Angeles, estremamente dedicati e molto seri sul nostro programma. Confidiamo che queste relazioni continueranno a crescere, così come la scena della costa occidentale in generale”.

Buone le reazioni per gli stand monografici di artiste, da Susanne Jackson da Ortuzar Projects alla più giovane Tschabalala Self al booth di Eva Presenhuber. Da Hauser & Wirth “Buona la prima!” per il debutto di Camille Henrot nella scuderia della galleria, dopo la chiusura di Metro Pictures, e a Los Angeles, dove sono andati sold out già al secondo giorno di fiera 23 nuovi lavori tra acquerelli, disegni e dipinti, con prezzi tra i 20mila e 140mila dollari.

– Cristina Masturzo

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Cristina Masturzo
Cristina Masturzo è storica e critica d’arte, esperta di mercato dell’arte contemporanea, art writer e docente. Dal 2017 insegna Economia e Mercato dell'Arte e Comunicazione e Valorizzazione delle Collezioni al Master in Contemporary Art Markets di NABA, Nuova Accademia di Belle Arti a Milano. È responsabile e contributor dell’area di mercato dell’arte di Artribune Magazine. Nel 2020 è stata tra i coordinatori del Forum dell'arte contemporanea italiana. Collabora con il Dipartimento di Arti Visive di NABA (Milano, Roma) e con FM Centro per l’Arte Contemporanea (Milano) e segue come freelance progetti di ricerca sul sistema dell’arte e progetti editoriali indipendenti. Suoi testi sono stati pubblicati in magazine e cataloghi.