Salvatore Scarpitta. Un americano a Roma

Cresce esponenzialmente in asta, l’opera di Salvatore Scarpitta. Nato e morto a New York, è l’emblema dell’artista italiano che ha saputo guardare al mondo.

Salvatore Scarpitta, Rajo Jack Spl, 1964, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino - Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT
Salvatore Scarpitta, Rajo Jack Spl, 1964, GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino - Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT

Questa unificazione è una cosa straordinaria per un’Europa più forte e più bella che mai, anche se posso sembrare troppo idealista”, diceva Salvatore Scarpitta parlando dell’Europa unita nel 1991, rispondendo a una domanda che Giacinto Di Pietrantonio gli poneva per Flash Art.
L’artista che sognava un mondo senza frontiere ne aveva ben donde, avendo attraversato tutte le stagioni. Nato e morto negli Stati Uniti (1919-2007), a New York, da padre italiano emigrato e madre russa polacca, studia all’Accademia di Belle Arti di Roma dal 1937. Più tardi entra nell’esercito americano nel gruppo dei Monuments Men, preservando e catalogando le opere rubate dai nazisti. Dopo la guerra rimane a Roma per un periodo, lavorando in via Margutta, e viene presentato alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis, fino a quando nel 1958 lo nota il gallerista Leo Castelli, che lo invita a far ritorno negli Stati Uniti e con il quale rimarrà fino alla morte del dealer.

Salvatore Scarpitta, Forager for Plankton, 1959
Salvatore Scarpitta, Forager for Plankton, 1959

UNA CARRIERA MEMORABILE

Un percorso artistico eccellente, quello di Scarpitta, con numerose partecipazioni alla Biennale di Venezia, mostre in musei di tutto il mondo e un legame con l’Italia che non si spezza mai. Scarpitta frequenta Rothko, de Kooning e Smith e allo stesso tempo Burri, Dorazio e Consagra, solo per fare qualche nome.
Il mondo delle aste vuole ancora molto bene a questo artista, di cui quest’anno anno ricorre il decennale dalla scomparsa. A ottobre, infatti, da Sotheby’s a Londra, una sua tecnica mista del 1959 intitolata Forager for Plankton raggiunge un nuovo record per l’artista, con una cifra di oltre 2 milioni di euro. Un risultato che praticamente raddoppia l’ultimo record, risalente al 2014 da Christie’s New York, che con The Corn Queen aveva realizzato quasi 900mila euro, con buona pace del collezionista che lo rimetteva sul mercato (dopo averlo acquistato nel 2011 a Londra, da Sotheby’s, per 550mila euro). A Milano, invece, nel 2015 da Sotheby’s un più piccolo Red Ladder n. 2, veniva battuto per 560mila, confermando la crescita esponenziale del suo percorso in asta.

Santa Nastro

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #35

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Dati correlati
AutoreSalvatore Scarpitta
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.