Il 2016 e il mercato dell’arte. Parola a Raphaelle Blanga di Sotheby’s

Quali sono state le tendenze del mercato internazionale dell’arte moderna e contemporanea nell’anno appena terminato? E come si posiziona l’Italia in questo scenario? Lo abbiamo chiesto a Raphaelle Blanga, Senior Director, Head of Department Contemporary Art di Milano per Sotheby’s.

Simon Hantaï, M.A.4 (Mariale), 1960 – courtesy Sotheby’s
Simon Hantaï, M.A.4 (Mariale), 1960 – courtesy Sotheby’s

“Una contrazione del 27% con buone percentuali di venduto è ampiamente compatibile con la generale e complessiva riduzione di volumi del mercato d’asta nel mondo”, ha commentato lo scorso 14 dicembre Filippo Lotti, amministratore delegato di Sotheby’s Italia presentando le dieci opere meglio vendute della sede italiana. Al primo posto c’è il Domenico Gnoli offerto a novembre (Le Sofa, 1968), passato di proprietà per 2.576.250 euro; seguono tre Concetti spaziali di Lucio Fontana, una Natura morta del 1951 di Giorgio Morandi, lo Schifano monocromo grigio del 1961, due estroflessioni bianche di Castellani e il Canone variato in oro di Fausto Melotti; all’undicesimo posto un cellotex di Alberto Burri. La lista fotografa gli artisti italiani certamente solidi.
Da una parte dati complessivi che mettono in evidenza una flessione, dall’altra la soddisfazione della casa d’asta. Come si spiega? Lo abbiamo chiesto a Raphaelle Blanga, Senior Director, Head of Department Contemporary Art di Milano.

Cy Twombly, Untitled (New York City), 1968 – courtesy Sotheby’s
Cy Twombly, Untitled (New York City), 1968 – courtesy Sotheby’s

Come sta andando il mercato internazionale dell’arte moderna e contemporanea?
Il 2016 è stato ottimo. Se si analizzano i risultati delle nostre aste, la percentuale del valore dei lotti venduti rispetto alla stima è stata quasi sempre superiore al 90%; è successo a New York, Londra, Parigi, Hong Kong, sia nella stagione primaverile che in quella autunnale. Abbiamo offerto meno lotti, a stime più basse rispetto agli anni scorsi, e abbiamo avuto una risposta molto positiva. Collezionisti, mercanti, advisor e operatori hanno riconosciuto e combattuto per opere di grande qualità, rare sul mercato, con ottime provenienze e di grande bellezza. Lo si è visto molto bene a Milano con lo Gnoli, il prezzo più alto per un lavoro d’arte contemporanea mai venduto in Italia; a New York con il Philip Guston della collezione Ames (3.612.500 dollari) o con la tela di Rudolf Stingel (4.006.250 dollari); a Parigi con il Jean Dubuffet della collezione del MoMA e che ha triplicato la stima iniziale (991.500 euro) o il dipinto di Simon Hantaï (4.432.500 euro) di cui non era passata in asta nessuna opera così importante. In Italia abbiamo venduto la bellissima tela di Tancredi, di cui raramente emergono opere altrettanto significative. In quest’ultimo caso si è attivato un circolo virtuoso con la mostra di Luca Massimo Barbero alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, attualmente in corso. È in questo segmento – che non necessariamente implica i grandi numeri di qualche anno fa – che abbiamo le maggiori soddisfazioni.

Un elemento che è stato decisivo è la relazione tra l’attività espositiva, la ricerca storica e critica e la risposta del mercato.
I collezionisti sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli; frequentando le esposizioni, approfondiscono alcuni spunti o si imbattono in nuovi artisti. Nei cataloghi delle aste trovano opportunità di acquistare quello che desiderano. L’influenza positiva che le esposizioni hanno sul mercato è evidente nel caso di Alberto Burri, artista che quest’anno – ed è la prima volta – è nella nostra “top ten worldwide”! Il suo lavoro Sacco e Rosso della collezione Tettamanti venduto a Londra a febbraio per 9.109.000 sterline è al decimo posto, dopo Cy Twombly (36.650.000 dollari), Francis Bacon, Gerhard Richter, Andy Warhol, Lucian Freud, Jean-Michel Basquiat e Christopher Wool. Il successo di Burri è strettamente connesso all’esposizione al Guggenheim di New York della fine del 2015. Un’altra situazione virtuosa è quella innescata dalle mostre sulla Pop Art organizzate dal Walker Art Center e dal Guggenheim che hanno avuto quale effetto “collaterale” i record per i monocromi di Mario Schifano.

Jean Dubuffet, Personnage des Légendes, 1962 – courtesy Sotheby’s
Jean Dubuffet, Personnage des Légendes, 1962 – courtesy Sotheby’s

Chi sono gli acquirenti oggi? Da dove vengono?
Ci sono i collezionisti privati, estremamente attivi, che acquistano opere funzionali alle loro collezioni e si presentano solo quando sono interessati; c’è chi vuole investire e si orienta verso artisti che presentano un trend positivo o su lotti interessanti da quel punto di vista; sono decisamente in aumento i collezionisti asiatici che comprano a New York, Parigi, Londra e sono impegnati a costruire ex novo collezioni che poi vengono esposte al pubblico nei loro musei privati, come è accaduto per il dipinto di Jenny Saville che è stato acquistato per 6.813.000 sterline per il Long Museum di Shanghai.

Quali sono gli artisti internazionali emergenti su cui c’è stato il maggior interesse?
Adrian Ghenie o Njideka Akunyili Crosby hanno fatto registrare risultati eclatanti. Nei risultati si legge un ritorno alla pittura, lo si vede anche con l’arte italiana. Negli scorsi anni abbiamo visto e “ripassato” l’arte concettuale e la Pop Art e ora siamo ritornati all’astrattismo.

Simon Hantaï, M.A.4 (Mariale), 1960 – courtesy Sotheby’s
Simon Hantaï, M.A.4 (Mariale), 1960 – courtesy Sotheby’s

Come sta andando il mercato dell’arte italiana?
Se guardiamo il caso di Gnoli cui si accennava prima, molto bene! Quando si è in presenza di un’opera d’arte bella, di gran qualità, la si può vendere ovunque, a Milano, a Londra, a Parigi. Nell’ultima asta abbiamo registrato molti acquirenti italiani, intorno al 60%. Ma anche in Italia, rispetto ad alcuni anni fa, il mercato è più selettivo; l’offerta è ampissima e i compratori sono sollecitati da fiere, aste, gallerie e private dealer. Rispetto a qualche anno fa, hanno acquisito molte competenze e c’è una attenzione crescente al prezzo. Quello italiano è un collezionismo attento e consapevole, da portare “in palmo di mano”. L’affaticamento che si percepisce dipende dal fatto che l’arte italiana è salita vertiginosamente negli anni scorsi e oggi siamo di fronte a un normale assestamento.

Quali sono gli artisti italiani su cui c’è un interesse in crescita?
Leoncillo, ad esempio, che oggi beneficia della bellissima mostra che la Fondazione Carriero ha dedicato a Fontana e Leoncillo e che per quanto riguarda il mercato ha avuto un riscontro eccezionale. Abbiamo registrato un ottimo risultato anche per l’artista di scuola pistoiese Umberto Buscioni, mai apparso in asta in precedenza. C’è interesse per Paolo Scheggi, di cui abbiamo curato la mostra Ada Ardessi e Paolo Scheggi, Vincenzo Agnetti, Alik Cavaliere e Emilio Isgrò, la cui mostra a Palazzo Reale ha determinato una riscoperta da parte del mercato, Carol Rama con la mostra alla Gam di Torino, ma anche Parmiggiani… Sono autori da tenere d’occhio, da vivere…

Antonella Crippa

www.sothebys.com

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Antonella Crippa
Antonella Crippa è una art advisor e vive e lavora a Milano. Da settembre 2017 è la curatrice responsabile della Collezione UBI BANCA. Si forma come storica dell’arte laureandosi in Conservazione dei beni culturali e diplomandosi alla Scuola di specializzazione in storia dell’arte all’Università statale di Milano. Per qualche anno è stata curatrice indipendente (tra gli altri progetti espositivi: 1999-2002, Da Cima a Fondo, Torre del Lebbroso, Aosta; 2004 On Air, Video in Onda dall’Italia, Galleria Civica di Monfalcone; 2007, In Cima alle Stelle, Forte di Bard). Dal novembre 2009 al luglio 2017 è stata responsabile del dipartimento di Art Advisory di Open Care, società della quale era membro del consiglio di amministrazione. Ha collaborato con la Commissione Europea come esperta valutatrice. Insegna “Comunicazione e valorizzazione delle collezioni museali” al postgraduate master Contemporary Art Markets della NABA - Nuova Accademia di Belle Arti di Milano. Giornalista pubblicista, in precedenza ha scritto per diverse testate; per Artribune si occupa di mercato dell’arte.