Fiac vs Frieze. And the winner is…

Mentre chiude il tourbillon delle fiere torinesi, facciamo un passo indietro. E tiriamo le somme di quel che è successo nelle scorse settimane. Restiamo però in ambito fieristico, fra Londra e Parigi.

Fiac 2011

Fiumi di champagne nelle Vip Lounge di Fiac e Frieze, €23.9 milioni di opere vendute nell’asta Italian Sale di Sotheby’s e  €27m da Christie’s, mentre al di fuori si continua a parlare di crisi e debito pubblico. Ma a ottobre, all’interno dell’artworld, non si è badato troppo al clima mondiale, quanto piuttosto al dilemma: Frieze o Fiac?
La corsa alla medaglia d’argento si è fatta molto più intensa fra le due principali fiere europee, inaugurate a una settimana di distanza, rendendo i supercollector iperattivi. Ma la situazione appare alquanto chiara questo autunno, grazie alla rinnovata energia della fiera parigina, che ha adombrato le vendite di Frieze, pur inaugurando una settimana più tardi. Artinfo ipotizza dunque un secondo posto per Fiac nel podio delle fiere dell’arte, dopo Art Basel.
Art de Trionphe”, intitola l’articolo il Financial Times. “FIAC Fast and Furious” scrive Artnet. “The overlap between FIAC and Frieze was larger than ever”, scrive ArtInfo. E ancora, “The business suggested that FIAC has really only come back to life recently”. “FIAC is certainly an enormous cut above Frieze” (Pace Gallery). “The fair has a zip to it this year” (Matthew Armstrong, curatore di Lightyear Capital, società newyorchese di investimento). “I look for a sense of liveliness at a fair, and I find more of it here than at Frieze”, afferma l’advisor Todd Levin. “It’s more international this year” (Glenn Scott Wright, direttore della sede di Londra di Victoria Miro Gallery).

Frieze Art Fair 2011 - photo Linda Nylind

Diversamente da Frieze, la fiera parigina unisce opere di artisti emergenti con i grandi maestri moderni come Picasso, che portano i galleristi ad affiancarli con opere contemporanee di altissimo livello. A Londra, invece, i galleristi sono andati un po’ più sul sicuro, presentando autori con un mercato ampiamente consolidato, in attesa forse di abbandonarla per inaugurare Frieze Masters l’anno prossimo.
Alcune gallerie come Barbara Gladstone e Friedrich Petzel hanno preferito partecipare a Fiac piuttosto che a Frieze, e anche le italiane preferiscono il suolo francese a quello londinese. Artinfo scrive addirittura che moltissimi collezionisti hanno saltato in pieno Frieze per concentrare le proprie energie su Fiac. I numeri parlano chiaro: oltre 15mila invitati all’apertura inaugurale del 19 ottobre, con collezionisti da tutta Europa, Stati Uniti, Russia, Turchia, Medioriente, Sudamerica, India, Cina, Indonesia.
A Londra le vendite non sono state eclatanti come a Parigi, dove l’opera più costosa è stata quella venduta da David Zwirner di Neo Rauch del 2003, Haus des Lehrers, a un collezionista americano per $ 1.350.000. Questa cifra è stata ben sorpassata ancora prima dell’inaugurazione di Fiac, con la vendita dell’enorme opera di quasi tre metri di Takashi Murakami, As the Interdimensional Waves Run Through Me, I Can Distinguish Between the Voices of Angels and Devil da Emmanuel Perrotin, accaparrata da un museo europeo per una cifra che si aggira sui 2-3milioni di euro.
A Parigi, infatti, già durante l’allestimento, supercollector del calibro di Pinault e Arnault si aggiravano tra i corridoi per conquistare opere non ancora installate. Aspetto però che ha fatto storcere il naso alla Pace Gallery, al suo primo anno di partecipazione, che vede questo fatto una mancanza di rispetto verso la professionalità dei galleristi.
Altro protagonista di Fiac è stato Damien Hirst, con le opere Where Will It End? (1993) da White Cube, acquistata da un collezionista europeo per $2.8 milioni; uno dei suoi armadietti di medicine da Gagosian per $1.75 milioni. Sempre da Gagosian si poteva trovare un tardo Picasso, Musketeer, a $6-8 milioni.

Fiac 2011

A Frieze White Cube ha venduto un’opera di Gursky a €600.000 e una di Antony Gormley a £300.000. Emmanuel Perrotin anche qui ha avuto successo grazie a Takashi Murakami, vendendo l’opera Bunbu-ku Carbon-Fiber del 2010 per $900.000 a un collezionista europeo. Da Marian Goodman, Strip di Gerhard Richter è stata venduta a £1.5m; da Hauser & Wirth tre edizioni di Earth Mask II del 2011 di Thomas Houseago sono state vendute a $100.000 ciascuna, mentre Hermaphrodite per $425.000.
Lanciata in una tenda bianca a Regent’s Park nel 2003, Frieze è riuscita in pochissimi anni a diventare una fiera esclusiva capace di attrarre gallerie di altissima qualità, accusata però quest’anno di essere diventata sempre meno selettiva. Fiac invece è nata nel 1973, ma ha subito un’accelerata solamente dopo il trasloco nel lussuoso Grand Palais, attraendo dealer internazionali e i grandi collezionisti europei.
Lo stacco in avanti di Parigi si è reso evidente a partire dal 2009, in un mercato reduce dal collasso economico del 2008, mantenendo un’offerta di opere d’arte di qualità e fuori dal circuito della speculazione; non come a Frieze, dove si tende a presentare i cosiddetti artisti blue-chip.
Ora che Fiac è riuscita a fare un grande balzo di qualità, riuscirà a consolidare nel tempo questa sua reputazione? E Frieze riuscirà a sferrare il contrattacco l’anno prossimo?

Martina Gambillara

www.fiac.com
www.friezeartfair.com

 

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.