Le grandi mostre da vedere a Parigi per l’autunno 2026. La guida

Con Art Basel Paris, la capitale francese inaugura la nuova stagione espositiva. Dai grandi musei alle istituzioni culturali, sono numerose le mostre che attraversano epoche e linguaggi diversi. Ecco una selezione degli eventi più interessanti da visitare fino all’inizio del nuovo anno

Parigi si conferma una delle capitali internazionali dell’arte e, anche quest’anno, in occasione della quinta edizione di Art Basel Paris, in programma al Grand Palais dal 23 al 25 ottobre, propone un calendario espositivo particolarmente ricco. Dall’arte antica e moderna alla contemporanea, passando per performance e fotografia, la città offre un panorama variegato, che spazia dai grandi musei alle istituzioni culturali più recenti. Ecco una guida alle mostre da visitare nell’autunno parigino, per orientarsi tra i numerosi appuntamenti in programma.

Ludovica Palmieri

Le mostre da vedere al Musée d’Orsay: Mary Cassatt, Auguste Bartholdi e Jenny Holzer

Mary Cassatt, “L’indépendante”
In occasione del centenario della morte di Mary Cassatt (Allegheny City, Pennsylvania, 1844-1926), il Musée d’Orsay le dedica una grande retrospettiva che ne rilegge il ruolo nella storia dell’Impressionismo, evidenziando la capacità di affermarsi in un ambiente dominato da uomini. Con dipinti, pastelli e stampe, affiancati da lettere inedite e documenti finora poco studiati, il percorso approfondisce il modo in cui Cassatt ha rappresentato la modernità e l’indipendenza femminile, soffermandosi anche sulla sua attività di consulente per collezionisti americani e sul suo impegno a favore del diritto di voto alle donne, che contribuì a rendere la sua ricerca artistica parte di una più ampia battaglia per l’emancipazione.

Mary Cassatt. L’indépendante
Musée d’Orsay, Parigi
Fino al 31 gennaio 2027
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Auguste Bartholdi, “La Liberté éclairant le monde”
La genesi della Statua della Libertà è al centro della mostra dedicata ad Auguste Bartholdi (Colmar, Francia, 1834-1904), scultore francese che ideò uno dei monumenti più riconoscibili al mondo. In collaborazione con il Musée Bartholdi di Colmar, il percorso ricostruisce le tappe artistiche, tecniche, economiche e politiche del progetto: dall’idea iniziale, concepita per il canale di Suez, alla raccolta dei fondi, dalla lavorazione delle lastre di rame nei laboratori parigini al trasporto e all’inaugurazione a New York nel 1886. Il progetto è affiancato dall’esperienza immersiva in realtà virtuale Une statue pour la liberté. Le rêve de Bartholdi, de Paris à New York, che accompagna il pubblico nei luoghi e nelle fasi della costruzione del monumento, restituendo la portata di un’impresa che unì arte, ingegneria e diplomazia.

Auguste Bartholdi. La Liberté éclairant le monde
Musée d’Orsay, Parigi
Fino al 31 gennaio 2027
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Jenny Holzer, “J’AI VU”
Guerra, colonialismo, lavoro, attivismo e conflitti sociali, questi i temi di J’AI VU, progetto di Jenny Holzer (Gallipolis, Ohio, 1950) che, attraverso 750 testi provenienti da 424 fonti e firmati da 73 autori, tratti dalle collezioni del museo e da scritti dell’Ottocento, intreccia arte contemporanea, memoria storica e linguaggio. Frammenti di lettere, documenti e testi letterari vengono trasformati in proiezioni luminose sulla facciata, installazioni LED, incisioni su panchine e colonne di pietra e dipinti su superfici metalliche. L’intervento dialoga con l’architettura dell’ex stazione ferroviaria e con le opere delle collezioni permanenti, trasformando il museo in uno spazio attraversato da voci differenti e riflessioni sul potere, sulla violenza e sulla costruzione della memoria collettiva.

Jenny Holzer. J’AI VU
Musée d’Orsay, Parigi
Fino al 21 febbraio 2027
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Andy Warhol, Self-Portrait, 1978. Credits The Andy Warhol Museum
Andy Warhol, Self-Portrait, 1978. Credits The Andy Warhol Museum

Andy Warhol al Musée du Luxembourg

Il Musée du Luxembourg di Parigi dedica la mostra La linea e l’immagine ad Andy Warhol (Pittsburgh, 1928 – New York, 1987), focalizzata sul ruolo centrale del disegno nella sua ricerca artistica, spesso messo in secondo piano rispetto alle celebri serigrafie e ai ritratti delle icone della cultura pop. Curata dallo storico dell’arte Alain Cueff, l’esposizione riunisce circa 150 disegni, insieme a dipinti, serigrafie, fotografie e documenti d’archivio, ripercorrendo un’attività che accompagna l’intera carriera dell’artista, dalle prime illustrazioni pubblicitarie fino alle sperimentazioni legate alle opere più tarde. Articolato in cinque sezioni tematiche, il percorso approfondisce l’importanza della scrittura a mano, l’interesse per i volti e le maschere, l’iconografia gay e la riflessione sulla morte, oltre a mostrare come il disegno sia stato un laboratorio di sperimentazione tecnica e visiva. Attraverso opere rare e materiali legati alla Factory, lo studio newyorkese di Warhol, la mostra invita a rileggere la sua produzione alla luce del dialogo tra gesto manuale e riproduzione meccanica, tra immagine originale e serialità.

Andy Warhol. La linea e l’immagine
Musée du Luxembourg, Parigi
Dal 16 settembre 2026 al 10 gennaio 2027
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In mostra al Palais de Tokyo: Paul Kodjo, Sonia Gomes, Ali Cherri, Valérie John, Rose Lowder, Toi et ta bande. Exposition collective
In mostra al Palais de Tokyo: Paul Kodjo, Sonia Gomes, Ali Cherri, Valérie John, Rose Lowder, Toi et ta bande. Exposition collective

L’autunno 2026 al Palais de Tokyo

L’autunno 2026 al Palais de Tokyo si preannuncia intenso, con progetti che esplorano memoria, identità e legami comunitari, dando spazio a una pluralità di voci e prospettive. Si va dal racconto visivo della Costa d’Avorio nei fotoromanzi di Paul Kodjo (Costa d’Avorio, 1939 – 2021), alla delicatezza materica delle sculture afro-brasiliane di Sonia Gomes (Brasile, 1948). Il programma comprende inoltre le ricerche tra arte e cinema di Ali Cherri (Beirut, 1976) e la videoarte legata alla natura di Rose Lowder (Lima, 1941); mentre, la dimensione collettiva e le radici caraibiche vengono celebrate rispettivamente nella collettiva Tu e la tua banda e nelle suggestive opere monocromatiche incentrate sull’indaco di Valérie John (Martinica, 1964).

Paul Kodjo, Sonia Gomes, Ali Cherri, Valérie John, Rose Lowder, Toi et ta bande. Exposition collective
Palais de Tokyo
Dal 21 ottobre 2026 al 14 febbraio 2027
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La mostra "Zurbarán, 1598–1664" al Louvre
La mostra “Zurbarán, 1598–1664” al Louvre

Tre mostre da vedere al Louvre

Tra composizioni monumentali, soggetti religiosi, ritratti e nature morte, Francisco de Zurbarán (Fuente de Cantos, 1598 – Madrid, 1664) è al centro dell’omonima mostra che mette in luce il naturalismo e la forza visiva della sua pittura, nonché la sua influenza su artisti successivi come Édouard Manet, Pablo Picasso e Juan Gris.
Parallelamente la mostra Sculpting Colour. Masterpieces from the Museo Nacional de Escultura, Valladolid approfondisce la scultura spagnola del XVII Secolo attraverso opere lignee policrome di straordinario realismo, spesso destinate alla devozione religiosa. Tra i protagonisti figura Gregorio Fernández (Sarria, 1576 – Valladolid, 1636), autore del monumentale gruppo processionale Road to Calvary, presentato per la prima volta in Francia.
Dal 4 novembre 2026, Louvre Photo racconta infine il museo attraverso oltre 300 fotografie, dalle prime sperimentazioni del medium fino alle immagini contemporanee. Fotografi, visitatori, opere, sale e spazi meno conosciuti diventano i soggetti di un percorso che ripercorre le trasformazioni del Louvre e il suo rapporto con la storia di Parigi, offrendo uno sguardo inedito sull’istituzione e sulle sue collezioni.

Zurbarán, 1598–1664
Sculpting Colour. Masterpieces from the Museo Nacional de Escultura, Valladolid
Musée du Louvre, Parigi
Fino al 25 gennaio 2027
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Louvre Photo
Musée du Louvre, Parigi
Dal 4 novembre 2026 al 3 maggio 2027
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La mostra di Lubaina Himid al Musée d’Art Moderne de Paris
La mostra di Lubaina Himid al Musée d’Art Moderne de Paris

Lubaina Himid al Musée d’Art Moderne de Paris

Il Musée d’Art Moderne de Paris presenta A Fashionable Marriage, installazione realizzata nel 1986 da Lubaina Himid (Zanzibar, 1954), artista britannica tra le figure centrali del movimento Black British Art. L’opera, per la prima volta a Parigi, entra in dialogo con le collezioni del museo e riprende in chiave satirica la serie Marriage à-la-mode (1743-1745) di William Hogarth (Londra, 1697-1764), trasformandone i personaggi in rappresentanti del potere politico e culturale degli Anni Ottanta. Attraverso figure dipinte a grandezza naturale, teatralità e ironia, Himid affronta le relazioni tra potere, classe sociale, razza e mondo dell’arte, mettendo in discussione le gerarchie della società britannica. L’esposizione offre l’occasione per ripercorrere le origini di una ricerca che rilegge la storia dell’arte occidentale dando visibilità alle esperienze della diaspora africana e a figure nere e femminili a lungo trascurate. Il progetto è organizzato in collaborazione con il Festival d’Automne e curato da Odile Burluraux e Clément Dirié.

Lubaina Himid. A Fashionable Marriage
Musée d’Art Moderne de Paris, Parigi
Dal 23 ottobre 2026 al 10 gennaio 2027
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La mostra "Kurt Schwitters. Le chaos-monde 1918-1948" al Musée national Picasso
La mostra “Kurt Schwitters. Le chaos-monde 1918-1948” al Musée national Picasso

Kurt Schwitters al Musée national Picasso

Il Musée national Picasso-Paris presenta Le chaos-monde 1918-1948, la prima grande mostra dedicata a Kurt Schwitters (Germania, 1887 – Regno Unito, 1948) in Francia dal 1994, artista poliedrico che ha attraversato pittura, scultura, poesia, musica e grafica, sviluppando una ricerca personale ai margini dei principali movimenti d’Avanguardia del Novecento. La mostra riunisce oltre 300 opere e documenti, tra dipinti, assemblaggi, collage, disegni, fotografie, libri e materiali d’archivio, ripercorrendo trent’anni di attività, dal 1918 al 1948. Al centro dell’esposizione è il movimento Merz, fondato dall’artista, attraverso cui Schwitters trasforma materiali di scarto e oggetti quotidiani in composizioni capaci di ridefinire i confini dell’opera d’arte. Il percorso, oltre ad approfondire i suoi rapporti con il Dadaismo e il Costruttivismo, mette in luce le affinità con la ricerca di Picasso (Malaga, 1881 – Mougins, 1973), in particolare nell’approccio sperimentale all’assemblaggio e alla trasformazione della materia. Curata da Cécile Godefroy e Johan Popelard, la retrospettiva restituisce la complessità di una ricerca che ha saputo unire arte e vita, sperimentazione formale e riflessione sul caos del mondo contemporaneo.

Kurt Schwitters. Le chaos-monde 1918-1948
Musée national Picasso-Paris, Parigi
Fino al 7 febbraio 2027
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Le mostre da vedere da Lafayette Anticipations

Yu Nishimura, “Towards a Sea”
Lafayette Anticipations presenta la prima mostra personale istituzionale in Francia del pittore giapponese Yu Nishimura (Kanagawa, Giappone, 1982). L’esposizione riunisce circa cinquanta opere realizzate nell’ultimo decennio, tra disegni e dipinti di grande formato, alcuni concepiti appositamente per l’occasione. Curato da Elsa Coustou, il percorso si sviluppa come una passeggiata meditativa attraverso paesaggi sospesi, spesso dominati dalla presenza del mare, che accompagna l’immaginario dell’artista fin dall’infanzia. Figure umane e animali, elementi vegetali e minerali si sovrappongono alle distese marine, dando vita a immagini ambigue, in cui ricordi e realtà si confondono. Attraverso l’uso di olio e tempera, sfocature e stratificazioni, Nishimura rielabora generi tradizionali come il ritratto, il paesaggio e la natura morta, introducendo suggestioni cinematografiche e fotografiche. Ne emerge una pittura enigmatica e onirica, attenta alla bellezza delle cose quotidiane e alla fragilità delle percezioni.

Yu Nishimura. Towards a Sea
Lafayette Anticipations – Fondation Galeries Lafayette, Parigi
Dal 21 ottobre 2026 al 3 gennaio 2027
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Hélène Fauquet, “Vivresse”
Alla sua prima mostra istituzionale è anche Hélène Fauquet (Saint-Saulve, 1989). Intitolato Vivresse, crasi tra le parole vie (vita) e ivresse (ebbrezza), il progetto esplora il punto d’incontro tra energia vitale e desiderio attraverso sculture e immagini che oscillano tra decorazione e riflessione concettuale, con suggestioni vicine al Surrealismo. Al centro della ricerca dell’artista si trovano il rapporto tra natura e artificio, la memoria delle immagini e i confini tra arte e ornamento. Le sue sculture prendono spesso avvio da fotografie oscurate o trasformate attraverso l’inserimento di elementi tridimensionali, come conchiglie e cornici elaborate, che diventano soglie verso spazi simbolici e sensoriali. Un ruolo significativo è affidato anche alla “bolla”, elemento introdotto nel 2023 e ispirato tanto all’immaginario pubblicitario quanto alla fotografia scientifica e agli oggetti domestici. Instabile e mutevole, la bolla diventa una metafora della percezione e della continua trasformazione delle immagini, sospese tra trasparenza, riflesso e scomparsa.

Hélène Fauquet. Vivresse
Lafayette Anticipations – Fondation Galeries Lafayette, Parigi
Dal 21 ottobre 2026 al 3 gennaio 2027
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Le mostre da vedere alla Bourse de Commerce, Pinault Collection

“Remember Me”
In occasione del bicentenario della fotografia, la Pinault Collection presenta Remember Me, una grande mostra collettiva che, con circa 700 opere di oltre 70 artisti, costruisce un percorso attraverso due secoli di storia delle immagini. Senza seguire un ordine cronologico, l’esposizione mette in relazione generi, epoche e linguaggi differenti, dalla fotografia storica alla ricerca contemporanea. Tra gli artisti figurano Gustave Le Gray (Villiers-le-Bel, Francia, 1820-1884), Dorothea Lange (Hoboken, Stati Uniti, 1895-1965), Man Ray (Filadelfia, Stati Uniti, 1890-1976), Cindy Sherman (Glen Ridge, Stati Uniti, 1954), Louise Lawler (Bronx, New York, 1947) e Wolfgang Tillmans (Remscheid, Germania, 1968). Curata da Matthieu Humery e Lola Regard, la mostra riflette sul ruolo della fotografia nella costruzione della memoria individuale e collettiva, sulla capacità di conservare il passato e sulle trasformazioni del nostro modo di guardare il mondo.

Remember Me
Bourse de Commerce – Pinault Collection, Parigi
Fino al 18 gennaio 2027
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“The History of Tears”
The History of Tears è il progetto di Barbara Kruger (Newark, 1945) concepito appositamente per la Rotonda e le 24 vetrine del Passage. Attraverso parole, slogan, sequenze video e messaggi luminosi, l’artista trasforma l’architettura in un ambiente immersivo in cui il linguaggio diventa uno strumento di analisi del potere e delle relazioni sociali. Citazioni letterarie, riferimenti alla violenza e alla dominazione e riflessioni sul desiderio e sulla paura si intrecciano in un flusso visivo che coinvolge direttamente il pubblico. La mostra prosegue la ricerca di Kruger sul rapporto tra testo e immagine, mettendo in discussione i meccanismi della comunicazione di massa e le forme attraverso cui si costruiscono identità, consenso e controllo.

The History of Tears. Barbara Kruger
Bourse de Commerce – Pinault Collection, Parigi
Fino al 25 gennaio 2027
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“The World According to Penn”
La Galleria 2 accoglie The World According to Penn, esposizione dedicata a Irving Penn (Plainfield, 1917-2009), tra i più importanti fotografi del Novecento. Con 450 fotografie provenienti dalla Pinault Collection, realizzate dagli Anni Quaranta ai primi Anni Duemila, il progetto restituisce l’ampiezza della sua ricerca. Ritratti di personaggi celebri, fotografie di moda, reportage etnografici, nudi, nature morte e composizioni floreali convivono in un allestimento che privilegia associazioni visive e rimandi tra soggetti diversi, anziché una scansione cronologica o tematica. La mostra mette in luce il rigore compositivo, l’attenzione alla materia e la capacità di Penn di valorizzare la presenza umana e la bellezza degli oggetti più semplici, evidenziando l’attualità del suo linguaggio.

The World According to Penn
Bourse de Commerce – Pinault Collection, Galleria 2, Parigi
Fino al 10 gennaio 2027
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Alla Fondation Louis Vuitton due grandi mostre tra passato e presente

“Gustave Fayet: Collector – Designer. Icons of Modern Art”
La Fondation Louis Vuitton dedica un’ampia retrospettiva a Gustave Fayet (Béziers, Francia, 1865-1925), collezionista, pittore e designer che ebbe un ruolo importante nella promozione delle Avanguardie tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento. La mostra riunisce 728 opere e documenti, articolandosi in due sezioni dedicate rispettivamente alla sua attività di collezionista e alla sua produzione artistica e decorativa. La raccolta comprende lavori di Vincent van Gogh (Paesi Bassi, 1853 – 1890), Paul Gauguin (Parigi, 1848 – Isole Marchesi, 1903), Odilon Redon (Bordeaux, 1840 – 1916), Henri Matisse (Francia, 1869 – 1954), Paul Cézanne (Francia, 1839 – 1906), Edgar Degas (Parigi, 1834 – 1917) e Pierre Bonnard (Francia, 1867 – 1947). Tra i nuclei più significativi figurano l’Autoritratto con orecchio bendato e pipa di Van Gogh, tre dipinti di Gauguin riuniti per la prima volta in Francia e il ciclo decorativo realizzato da Redon per l’abbazia di Fontfroide. L’esposizione restituisce la complessità di una figura che seppe coniugare collezionismo, mecenatismo e sperimentazione, muovendosi tra pittura, ceramica, tessuti, tappeti e arti decorative.

Gustave Fayet: Collector – Designer. Icons of Modern Art
Fondation Louis Vuitton, Parigi
Dal 9 ottobre 2026 all’8 marzo 2027
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Open Space #19. “Mohammad Alfaraj – I’d rather be a dragonfly than a lion”
Nell’ambito del programma Open Space, la Fondazione presenta la prima mostra personale in un’istituzione francese di Mohammad Alfaraj (Arabia Saudita, 1993), artista multidisciplinare che vive e lavora nell’oasi di Al-Ahsa. Il progetto I’d rather be a dragonfly than a lion riunisce video, fotografie, disegni e oggetti in un’installazione concepita appositamente per la Galleria 8. Attraverso animazioni realizzate con la tecnica dello stop motion, Alfaraj sviluppa racconti poetici ispirati alle tradizioni orali, all’immaginario collettivo e al paesaggio del suo Paese. L’artista segue tutte le fasi del processo creativo, dalla scrittura alla costruzione dei personaggi e delle scenografie, fino alle riprese e all’animazione. Le sue opere intrecciano fantasia, memoria e osservazione della vita quotidiana, affrontando temi ecologici, sociali e culturali e indagando il rapporto tra esseri umani e natura. La mostra, curata da Claudia Buizza e Ludovic Delalande, trasforma così le storie locali in narrazioni capaci di raggiungere un pubblico internazionale.

Open Space #19. Mohammad Alfaraj – I’d rather be a dragonfly than a lion
Fondation Louis Vuitton, Galleria 8, Parigi
Fino al 18 gennaio 2027
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"The Harvest Season, Ibrahim Mahama" alla Fondation Cartier pour l’art contemporain
“The Harvest Season, Ibrahim Mahama” alla Fondation Cartier pour l’art contemporain

Ibrahim Mahama alla Fondation Cartier pour l’art contemporain

La Fondation Cartier pour l’art contemporain presenta The Harvest Season, una grande mostra dedicata a Ibrahim Mahama (Tamale, 1987), artista ghanese noto per le installazioni monumentali realizzate con materiali recuperati, archivi e frammenti del patrimonio industriale. Il progetto coinvolge l’intero spazio espositivo e riunisce opere inedite, interventi concepiti per l’occasione e nuove versioni di alcune delle installazioni più significative dell’artista, affiancate dai lavori di nove artisti e collettivi: Dorothy Akpene Amenuke (Adzokoe-Peki, Ghana, 1968), Gideon Appah (Accra, Ghana, 1987), James Barnor (Accra, Ghana, 1929), il Cercle d’Art des Travailleurs de Plantation Congolaise (CATPC), Courage Dzidula Kpodo (Accra, Ghana, 1999), il collettivo Postbox Ghana, Zohra Opoku (Germania dell’Est, 1976), Tjaša Rener (Slovenj Gradec, ex Jugoslavia, oggi Slovenia, 1986) e Feda Wardak (Peshawar, Pakistan, 1991). Attraverso tessuti, fotografie, sculture, documenti d’archivio e installazioni architettoniche, la mostra affronta le eredità coloniali e postcoloniali del Ghana, la circolazione delle merci, il lavoro e la trasmissione dei saperi. Il progetto si collega inoltre ai centri culturali fondati da Mahama a Tamale, nel nord del Ghana, concepiti come luoghi di produzione artistica, formazione e condivisione. Il titolo evoca il ciclo della creazione collettiva, dalla semina delle idee alla trasmissione delle conoscenze, fino alla raccolta dei risultati, proponendo una riflessione su come la memoria del passato possa contribuire a immaginare nuovi futuri.

The Harvest Season, Ibrahim Mahama
Fondation Cartier pour l’art contemporain, Parigi
Dal 22 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027
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Due mostre da vedere al Musée Marmottan Monet

Il Musée Marmottan Monet presenta due mostre che, attraverso linguaggi differenti, esplorano il rapporto tra pittura, paesaggio e percezione. Histoires de paysages. De Monet à Hockney (1890-2026), curata da Pierre Wat, ripercorre l’evoluzione della pittura di paesaggio dalla fine dell’Ottocento alle ricerche contemporanee, mettendo in dialogo Claude Monet (Parigi, 1840 – Giverny, 1926) con artisti del XX e XXI Secolo, tra cui David Hockney (Regno Unito, 1937 – 2026). In occasione del centenario della morte di Monet, la mostra indaga la capacità del genere di trasformarsi e rinnovarsi di fronte ai cambiamenti storici, culturali e ambientali.
Parallelamente, il museo propone l’undicesimo appuntamento del ciclo Dialogues inattendus, intitolato Monet / Soriano. Cartographie du mont Kolsås. Il progetto dell’artista franco-americano Peter Soriano (Manila, 1959) rielabora il viaggio invernale compiuto da Monet in Norvegia nel 1895. Attraverso un grande disegno murale realizzato appositamente per il museo, accompagnato da opere su carta, Soriano mette a confronto i paesaggi innevati osservati dal pittore impressionista con le trasformazioni del territorio contemporaneo. Linee, griglie, diagrammi e curve topografiche danno forma a una riflessione sulla fragilità degli ambienti naturali e sull’impermanenza del paesaggio, creando un dialogo tra due epoche e differenti modalità di osservazione.

Histoires de paysages. De Monet à Hockney
Monet / Soriano. Cartographie du mont Kolsås
Musée Marmottan Monet, Parigi
Fino al 31 gennaio 2027
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Dal 9 dicembre al Grand Palais: "Girls. Adolescence, Fashion, Rebellion"
Dal 9 dicembre al Grand Palais: “Girls. Adolescence, Fashion, Rebellion”

Due mostre da vedere al Grand Palais di Parigi a dicembre

Dopo aver ospitato Art Basel Paris dal 23 al 25 ottobre, il Grand Palais prosegue la stagione espositiva con due mostre che esplorano, attraverso linguaggi e prospettive differenti, il rapporto tra identità e immaginario visivo.
Dal 9 dicembre, Girls. Adolescence, Fashion, Rebellion indaga le rappresentazioni dell’adolescenza femminile tra arte, moda, fotografia e cinema, mettendo in discussione gli stereotipi legati alla figura della ragazza e approfondendo temi come la costruzione dell’identità, la ribellione e la libertà espressiva. Il percorso riunisce opere e materiali di artisti e protagonisti della cultura visiva, tra cui Louise Bourgeois (Parigi, 1911 – New York, 2010), Sofia Coppola (New York, Stati Uniti, 1971), Martin Margiela (Genk, Belgio, 1957) e Simone Rocha (Dublino, Irlanda, 1986). Mentre, dal 16 dicembre, presenta Mika Ninagawa with EiM. Alive with Shadows un percorso immersivo nell’universo della fotografa e artista giapponese Mika Ninagawa (Tokyo, 1972), che insieme al collettivo creativo EiM trasforma lo spazio espositivo in un ambiente sensoriale fatto di colori saturi, fiori, farfalle, pesci rossi e paesaggi visionari. Dietro la ricchezza cromatica delle immagini emerge una riflessione sulla memoria, sulla fragilità del tempo e sulla relazione tra bellezza e caducità. Due appuntamenti diversi ma complementari, che mostrano come arte, moda e fotografia possano interrogare i modelli culturali e ridefinire il modo in cui guardiamo il mondo.

Girls. Adolescence, Fashion, Rebellion
Mika Ninagawa with EiM. Alive with Shadows
Grand Palais, Parigi
Dal 9 e dal 16 dicembre 2026 al 21 marzo 2027
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Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri

Ludovica Palmieri è nata a Napoli. Vive e lavora a Roma, dove ha conseguito il diploma di laurea magistrale con lode in Storia dell’Arte con un tesi sulla fortuna critica di Correggio nel Settecento presso la terza università. Subito dopo…

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