Una manifestazione “allegra”. Intervista ad Angela Vettese che racconta la sua Arte Fiera Bologna

La direttrice di Arte Fiera approfondisce intenti e volontà della kermesse bolognese. Sottolineando l’importanza di uno sguardo aperto e inclusivo, capace di oltrepassare i limiti degli stand.

È un’Angela Vettese rilassata quella che risponde alla nostra intervista durante la prima giornata di Arte Fiera, da lei diretta per il secondo anno consecutivo. Come abbiamo già avuto modo di raccontare, in questa edizione, la 42esima, il cambio di passo si sente, specie se rapportata agli esiti del 2017. Gli intenti di Vettese sono chiari: “Fare una bella fiera italiana”, in un panorama come quello attuale ‒ caratterizzato da “fiere parimenti internazionali” ‒ che deve spronare ciascun Paese a “dare il meglio dei propri artisti e dei propri galleristi”. Fiera, dunque, come “momento di scambio”, che guarda al mondo delle gallerie ma anche a quello “underground, dell’università, della performance”. “Un appuntamento allegro, ma non per questo superficiale”, laddove la superficialità è uno dei pericoli da scongiurare, specie in un contesto fieristico, che, secondo Vettese, deve fungere da “prova generale” per i giovani artisti, in previsione di “mostre in galleria e spazi istituzionali”. 

GUARDARE OLTRE

Uno sguardo rivolto all’esterno, oltre i padiglioni della fiera, che si rispecchia nel fitto calendario di Polis, la saga di eventi calati nel tessuto urbano bolognese al pari delle iniziative targate Art City, con la curatela di Lorenzo Balbi, nuovo direttore del MAMbo. Due appuntamenti che la stessa Vettese definisce “fratelli, perché nati dallo stesso ceppo” e quest’anno separati in seguito all’arrivo di Balbi, “che ha diritto a una programmazione autonoma”. Lo spirito, tuttavia, resta unico e coincide con la volontà di far lavorare gli artisti in ambienti storici, regalando a questi ultimi la meritata visibilità nel solco di itinerari inediti. Un’occasione per fornire al pubblico nuovi spunti e all’artista una “sfida virtuosa”, generata dal confronto con ambienti “difficili”, lontani dal rassicurante white cube. Uno slancio verso la sperimentazione, usando la fiera come centro propulsivo nel quale trovano spazio momenti di ricerca e scambio, appunto. Ne è un esempio il convegno internazionale ospite di Arte Fiera, che chiama docenti e addetti ai lavori a interrogarsi sull’identità degli eventi fieristici e sulle dinamiche del mercato, privilegiando, ancora una volta, uno sguardo aperto verso l’esterno. Dalle parole di Angela Vettese emerge dunque un invito al “rinnovamento” al “non imbalsamarsi”, riconoscendo nelle fiere dei validi alleati.

Arianna Testino

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Arianna Testino

Arianna Testino

Nata a Genova nel 1983, Arianna Testino si è formata tra Bologna e Venezia, laureandosi al DAMS in Storia dell’arte medievale-moderna e specializzandosi allo IUAV in Progettazione e produzione delle arti visive. Dal 2015 a giugno 2023 ha lavorato nella…

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