ARCOmadrid 2018 chiude con un bilancio positivo ed un clima di ottimismo generale

Oltre che per le polemiche alla censura dell’opera di Santiago Sierra, l’edizione 2018 di ARCOmadrid sarà ricordata per la tanto sospirata ripresa del mercato dell’arte spagnolo. Le nostre impressioni sulla fiera.

Belen Uriel
Belen Uriel

Molto positivo il bilancio commerciale di ARCOmadrid, la fiera d’arte contemporanea di Madrid, che ha chiuso i battenti con un importante volume di vendite e un’atmosfera di ottimismo che si è respirata sia tra gli stand, sia tra i professionisti del settore. Il turn over frequente delle opere alle pareti degli stand è il segno evidente di un ritmo di vendite significativo e del rinnovato interesse nei confronti della fiera da parte dei collezionisti. La qualità delle tre sezioni (#Futuro, Dialogos e Opening) ha elevato il livello artistico della fiera, con  una serie di progetti speciali, presentati dalle gallerie più importanti, particolarmente interessanti, come quelli di Rodrigo Oliveira (Filomena Soares), Lawrence Abu Hamdan (Mor Charpentier) e di Jordi Colomer (Juana de Aizpuru).

SODDISFAZIONE TRA GLI STAND

La galleria portoghese Pedro Ceras ha parlato con entusiasmo di “edizione spettacolare”, mentre i galleristi austriaci di Thaddeus Ropac(che ha una sede anche a Parigi) hanno ammesso di aver venduto molto, così come la galleria madrilena Casado Santapau, che già mercoledì aveva esaurito l’80% delle opere in fiera. Tra gli italiani, Davide Rosi degli Esposti, della bolognese Car DRDE, per la prima volta a Madrid invitato nella sezione Opening, ha espresso la sorpresa per il notevole numero di contatti internazionali avuti. Soddisfatti per il giro d’affari anche nello stand della milanese Raffaella Cortese e della galleria bolognese P420. Tante le gallerie italiane habitués a Madrid, come Studio Trisorio, Enrico Astuni, Giorgio Persano e Galleria Continua, che quest’anno compariva solo nella sezione Dialogos, con lavori di Sabrina Mezzaqui e del cubano José Jaque.  

GRANDI VENDITE E ACQUISIZIONI ISTITUZIONALI

Campione d’incassi in fiera – almeno secondo le informazioni istituzionali – il pezzo Scultura verde superiore di Jesús-Rafael Soto (1923-2005), maestro dell’arte cinetica, venduto per 800mila euro dalla galleria newyorkese di Leon Tovar. Tra gli artisti più quotati, i portoghesi Pedro Cabrita Reis e Carlos Bunga, la spagnola Cristina Iglesias, l’americano Dan Graham – nello stand di Hauser & Wirth una sua installazione dal titolo Pavillon for showing rock, valutata 500mila euro e comprata dalla Fondazione Helga de Alvear di Caceres – il pittore realista Antonio Lopez (315mila euro per un dipinto ad olio) e l’italiano Maurizio Cattelan (150mila euro). Tra gli acquisti istituzionali, spicca il Museo Reina Sofia che ha investito in fiera quest’anno 224.480 euro per 23 opere, tra le quali Bending to heart” film in 35 mm. del 2015 di Rosa Barba; la Fondazione Arco ha speso invece 175mila euro, comprando opere di sette artisti in altrettante gallerie.

LARGO AI GIOVANI TRA I PREMI

Quattro giovani artiste spagnole, tutte della stessa generazione ma contraddistinte da diversi linguaggi plastici, hanno ricevuto il Premio ARCO Comunidad de Madrid: sono Alex Reynolds (Bilbao, 1978), Cristina Garrido (Madrid, 1986), Teresa Solar (Madrid, 1985) e Elena Alonso (Madrid, 1981). Il Premio illy SustainArt, riservato a creatori emergenti del panorama sudamericano selezionati da Carlo Bach, è andato quest’anno al brasiliano Marcelo Cidade (1979), con il pezzo sperimentale e rivendicativo Espansione per sottrazione, mentre l’opera Olandese errante dello spagnolo Kiko Pérez (1982) si è aggiudicata la seconda edizione del Premio Cervezas Alahambra. Tra gli altri giovani artisti interessanti, segnaliamo la spagnola Belén Uriel, vincitrice del Premio Audemars Piguet, e il giovane pittore madrileno Federico Mirò.

PER IL FUTURO SI GUARDA AL PERU’

Chiusi i battenti della 37edizione di ARCOmadrid, già si pensa ai prossimi appuntamenti con l’arte contemporanea. Dal 17 al 20 maggio si terrà infatti la terza edizione di ARCOlisbona, fortunata esportazione del format madrileno sulle rive del Tajo nella bellissima struttura della Cordoaria Nacional. Già preannunciato con dovizia di dettagli anche il programma dell’edizione 2019 di ARCOMadrid, che avrà come Paese invitato il Perù, seguendo la linea di promozione dell’arte sudamericana avviata nel 2005 con il Messico, cui hanno fatto seguito Brasile (2008), Colombia (2015) e Argentina (2017). Sharon Lerner, commissaria del Museo d’Arte di Lima, firma la selezione delle gallerie peruviane, mentre alla giornalista del País Fietta Jarque, di origini peruviane, è affidata la programmazione delle mostre in città. Una coppia di importanti collezionisti peruviani, Mariana y Eduardo Hotschild, sono stati inoltre nominati alla testa del neonato Consiglio internazionale della Fondazione Arco, creato per portare dentro la fiera il know how del mecenatismo privato internazionale; nel selezionato gruppo di collezionisti anche l’italiana Patrizia Sandretto Re Rebaudengo. 

Federica Lonati

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.