Scuola Jack London. Il progetto che unisce scrittura, viaggi e fotografia

A un anno dalla sua nascita nelle Marche, e con una pandemia in mezzo, la Scuola Jack London resiste. Angelo Ferracuti, fondatore insieme a Giovanni Marrozzini, fa il bilancio degli ultimi mesi e guarda al futuro.

Scuola Jack London © Alberto Giuliano
Scuola Jack London © Alberto Giuliano

Quando lo scorso anno insieme al fotografo Giovanni Marrozzini abbiamo lanciato la Scuola Jack London, l’idea era di creare qualcosa che fosse il prolungamento del nostro lavoro di reporter, cioè apprendere per viaggiare e raccontare storie nelle diverse geografie della terra, quei mondi che il grande reporter polacco Ryszard Kapuściński chiamava “la selva delle cose”. Intrecciare letteratura e fotografia ma anche filosofia, storia dell’arte, poesia, antropologia, i saperi che nutrono la creatività in una società sempre più complessa. L’abbiamo pensata così. Volevamo creare una scuola nuova, una scuola che non c’era, non solo basata su nozioni e tecniche narrative, ma soprattutto in grado di formare la persona attraverso percorsi didattici rigorosi, empatici e di altissimo valore culturale.

CHE COS’È LA SCUOLA JACK LONDON

La Scuola Jack London è stato un esperimento riuscito, si è radicata nel piccolo borgo medievale di Torre di Palme di Fermo che si trova nelle Marche del sud, affacciato sull’Adriatico, dove si è formata una factory di 23 corsisti che ha resistito persino al lockdown, e può considerarsi l’unica che ha svolto le sue lezioni in presenza ai tempi del Coronavirus con insegnanti che per loro sono diventati dei veri e propri Maestri. Una forma di resistenza e di legame comunitario di cui andiamo molto fieri.
Adesso i nostri allievi sono quasi tutti in viaggio o stanno per partire, chi nelle redazioni dei giornali (Left, Collettiva, Redattore Sociale), a fare esperienze nel mondo del documentario alla MaxMan di Bologna, a piedi lungo l’Appennino per il progetto Terra Terra, oppure a raccontare la povertà in Italia, uno di loro farà prossimamente addirittura una residenza di due mesi con l’Agenzia France Press in Sudafrica a Johannesburg, un altro ancora entrerà nel carcere di Padova per un lungo e importante reportage sulla condizione dei detenuti. Loro sono il nostro Patrimonio, ed è con orgoglio Giovanni e io li seguiamo passo passo editando foto e testi, per accompagnarli in campo aperto prima di lasciarli ai loro progetti futuri.

Scuola Jack London © Marco Logari
Scuola Jack London © Marco Logari

IL FUTURO DELLA SCUOLA JACK LONDON

a pochi giorni abbiamo lanciato il nuovo corso, che inizierà nell’autunno di quest’anno, abbiamo aumentato le ore di studio, che saranno 250 su tre mesi, da novembre a gennaio 2022, da quest’anno i nostri studenti potranno anche lavorare a Radio3 Tre soldi, la trasmissione di podcast documentari con la quale abbiamo stretto un rapporto di collaborazione, metteremo a disposizione l’offerta di viaggi all’estero con i nostri insegnanti in Russia, Marcinelle in Belgio, a Fuerteventura e in Kosovo, un nuovo percorso formativo che nasce come suggestione dal titolo del libro Il vagabondo delle stelle di Jack London, dalla voglia di libertà, di immaginazione e di avventura che è in ognuno di noi, diventando sempre più internazionali. E naturalmente ci saranno a disposizione tre borse di studio completamente gratuite per coloro che pur dotati di talento, non hanno grandi possibilità economiche. È un altro tratto fondamentale della Scuola al quale siamo legati.

SCRITTURA E VIAGGIO

Ma alla Jack London non si viene solo per imparare il mestiere del reporter, quello del fotografo etnografico o dello scrittore di viaggi, o di chi vuole invece raccontare un’impresa. Abbiamo capito che più di ogni altra cosa diventa una esperienza collettiva dove al centro c’è sempre la persona, il suo sguardo e i suoi sentimenti, le sue paure e i suoi sogni, che solo grandi professionisti come Ascanio Celestini, Franco Arminio, Silvia Camporesi, Marco Longari, Christian Caliandro, Alberto Rollo, Giovanna Calvenzi, Marino Sinibaldi, Paolo Di Stefano, Helena Janeczec, tra gli altri, possono far vibrare e aiutare a diventare forma, la forma eccentrica, particolare, unica di ognuno di noi, quelli che come me e Giovanni Marrozzini hanno deciso di fare il mestiere più bello di tutti, avventurarsi sulle strade del mondo spinti da quella bruciante “irrequietezza” di cui parlava il più errabondo dei narratori, Bruce Chatwin.

Angelo Ferracuti

www.jacklondon.it

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