Imparare camminando. I walkscape di Antonella Micaletti e Giovanna Bozzi

Camminare è un gesto universale, comune a ogni essere umano. E può anche essere un modo per entrare in dialogo con l’arte e il paesaggio.

Walkscape Brindisi -
Walkscape Brindisi - "Qui dove la terra finisce e il mare comincia”, photo Mattia De Angelis

Camminare ha sempre voluto dire conoscere e segnare il territorio, dagli aborigeni fino alle esperienze degli artisti situazionisti e della Land Art. Da questa riflessioni sono partite le docenti ed esperte di educazione museale Antonella Micaletti e Giovanna Bozzi per dare vita ai loro walkscape. Le abbiamo intervistate.

Come definireste un walkscape e com’è nato?
Antonella Micaletti: Il walkscape nasce da un libro di Francesco Careri, Camminare come pratica estetica e dall’idea di Roberto Vecchiarelli di portare quel concetto nell’esperienza culturale. Noi abbiamo condiviso l’idea che serva uno sguardo contemporaneo per leggere il paesaggio come territorio, cioè è necessario un processo di conoscenza e di lettura che riconnetta luoghi, elementi, storie, leggende o anche piccoli particolari: non per ricordare come era un tempo e neppure per esaltare la bellezza delle piccole cose, ma per fondare il presente nella storia rendendo evidenti connessioni ora non più leggibili. Abbiamo fatto diventare evento, camminata collettiva, una pratica di studio. Era il 2013, nello stesso anno nasce almaloci.com, la piattaforma che accoglie i walkscape.

In cosa consiste un walkscape e quando ha debuttato?
A. M.: Ogni walkscape è una camminata tematica che parte da documenti (che poi pubblichiamo sul sito) e che adatta la narrazione delle trasformazioni del paesaggio urbano o naturale all’ordine con cui fisicamente si incontrano gli elementi che permettono di raccontarla: cioè attraverso tappe georeferenziate. Diventa quindi un appuntamento esperienziale, da fare da soli o in compagnia, con o senza un conduttore; nel percorso si riconnette il presente al passato e si analizzano le trasformazioni spesso sopravvenute col progresso.
Giovanna Bozzi: Il walkscape è stato presentato per la prima volta al pubblico a Brindisi, dove insegno, nel 2016, durante il convegno di apertura del progetto Museo per Tutti, vincitore del concorso MIUR per “Progetti didattici nei musei” e organizzato dall’IISS “Marzolla Leo Simone Durano” di Brindisi in collaborazione con l’Università del Salento, l’ANISA (Associazione Nazionale Insegnanti di Storia dell’Arte) e l’associazione ETRA. È seguita una sperimentazione che ha coinvolto duecento alunni della scuola media e del Liceo Artistico di Brindisi e poi la proposta del walkscape al pubblico adulto. Questo dimostra che il walkscape è riproducibile ed esportabile, adeguandosi alle caratteristiche ed esigenze delle singole realtà. Ma esso può essere strutturato soltanto da chi ha una conoscenza profonda del proprio territorio e decida di puntare l’attenzione non verso il monumento ma verso il paesaggio, urbano o naturale che sia.

Walkscape Tuturano - Brindisi - Sotto le ali della Civetta, Scuola Primaria IC Paradiso Tuturano, photo Giovanna Bozzi
Walkscape Tuturano – Brindisi – Sotto le ali della Civetta, Scuola Primaria IC Paradiso Tuturano, photo Giovanna Bozzi

Che ruolo ha la tecnologia in questa speciale visita esperienziale?
A. M.: La tecnologia ha un ruolo importantissimo. Il percorso può essere seguito da un cellulare o tablet, dove si trovano i documenti, le immagini d’archivio e tutti i supporti alla storia raccontata. A volte la tecnologia ci ha aiutato a rendere visibili luoghi generalmente chiusi, grazie alla fotografia a 360 gradi (come per la chiesa di Sant’Egidio a Sant’Angelo in Lizzola o nella Torre di Fermignano). I luoghi sono visibili, così, in qualunque momento e in autonomia.
G. B.: Qualunque percorso progettato come walkscape, con le competenze e il metodo corretto, trova spazio nella suddetta piattaforma. Inoltre, quando l’attività è svolta con gli studenti, la tecnologia ci permette di lavorare anche all’acquisizione di competenze “trasversali”, utilizzando applicazioni freeware che permettono la condivisione dei materiali e l’uso di applicazioni per la narrazione digitale.

La vostra esperienza di docenti, l’una presso l’ABA di Urbino, l’altra presso il Liceo Artistico di Brindisi, quanto ha influito su questo progetto? E quale la risposta dei vostri studenti?
A. M.: Il rapporto con gli studenti dell’ABA di Urbino (e quest’anno anche con l’ISIA) è un rapporto di collaborazione: gli studenti sono quasi dei professionisti e quindi hanno collaborato alla immagine grafica quando un walkscape veniva presentato come evento (come nel Parco delle Muse e delle Ninfe a Vallefoglia), o alla gestione delle mappe concettuali nel lavoro con studenti di diverso ordine e grado.
G. B.: Lavorare con gli studenti ci ha incoraggiato a esplorare la tecnologia freeware e a proporre la storia attraverso le vite e le parole di uomini illustri e non che hanno attraversato Brindisi. Con la mia collega Chiarastella Grande, abbiamo inserito il metodo di indagine del walkscape nella pratica didattica curriculare, potenziando il carattere interdisciplinare che hanno l’insegnamento e la pratica della storia dell’arte.

Walskcape Brindisi - "Qui dove la terra finisce e il mare comincia”, photo Mattia De Angelis
Walskcape Brindisi – “Qui dove la terra finisce e il mare comincia”, photo Mattia De Angelis

Chi è il vostro pubblico?
A. M.: Nella mia provincia il pubblico più ampio è quello di persone di età compresa fra i 35 e i 60 anni e oltre. Si tratta di un pubblico che non ama utilizzare la piattaforma se non in apertura del walkscape, perché preferisce ascoltare e condividere le sensazioni o le informazioni. Lo fa poi a casa per ripercorrere il cammino. Non ama condividere le foto sui social e utilizza macchine fotografiche e non cellulari. Anche l’esperienza con i bambini è sempre molto stimolante: è interessante sperimentare modi diversi di fare storia e storia dell’arte, dove l’ordine dei dati va costruito da loro e non fornito da chi conduce. Un esempio è Nomi Case Città, con classi di bambini e poi con i loro genitori.
G. B.: A Brindisi i destinatari del walkscape sono innanzitutto i cittadini curiosi che vogliono conoscere meglio la propria città. Questo tipo di pubblico ama partecipare ed essere coinvolto in semplici attività creative: qualcuno scrive, fotografi professionisti hanno voluto documentare il percorso e persone molto informate hanno arricchito l’esperienza con le loro osservazioni. Brindisi è una città che si sta aprendo al turismo, c’è un grande entusiasmo, ma i cittadini sanno che oltre alla bellezza, e a volte alla retorica, dei grandi monumenti, c’è un filo conduttore, che lega i percorsi, frammentato e che ha bisogno di essere svelato e collegato con il presente per essere compreso. Nella scuola primaria il walkscape si è arricchito di pratiche creative ed è stato accolto con grande entusiasmo dagli alunni e dai docenti.

Prossime destinazioni?
A. M.: Il primo obiettivo è accogliere nella nostra piattaforma tutte le esperienze realizzate in altre parti d’Italia e del mondo o di avvicinare altri alla possibilità di realizzarli in autonomia. Ci piacerebbe che i walkscape diventassero una modalità culturale esperienziale più diffusa, come è già per le camminate naturalistiche. Inoltre, ci piacerebbe potenziare la comunicazione affinché i walkscape vengano fatti in autonomia, senza aspettare i nostri eventi: pensiamo che camminare in silenzio, con i propri tempi e le proprie scelte, possa ampliare l’aspetto esperienziale del walkscape. Infine puntiamo ai corsi di formazione per giovani narratori, all’interno delle nuove professioni museali.
G. B.: Quest’anno abbiamo portato il walkscape anche a Mesagne, preziosa città barocca in provincia di Brindisi e quest’estate ci sarà modo di sperimentarlo: vorremmo che il walkscape diventasse una modalità per fare esperienza del territorio sempre più diffusa. Stiamo lavorando per avviare corsi di formazione per docenti.

– Annalisa Trasatti

www.almaloci.com

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Annalisa Trasatti
Laureata in Beni culturali con indirizzo storico artistico nel 2002 presso l’Università di Macerata con una tesi sul Panorama della didattica museale marchigiana. Ho curato per dieci anno la rubrica Didattica per un famoso portale d’arte nazionale. Dopo numerose esperienze di tirocinio presso i principali dipartimenti educativi d’italia (MAMbo, Macro ecc.) sono diventata educatrice museale prima, coordinatrice sei serivizi poi presso il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, specializzandomi in accessibilità ed educazione al patrimonio culturale per disabili visivi. Sono anche guida turistica dal 2002, attività che mi permette di monitorare costantemente il territorio dove vivo. Pubblicazioni: "L'arte contemporanea e la scoperta dei valori della tattilità", con A. Grassini e A. Sòcrati (Armando editore, 2018); "Il Museo oggi", con L. Cataldo e M. Paraventi (Hoepli, 2006); "Atti dei lavori del Salone della didattica museale ALDO" (2003 e 2004).