Lettere da un collettivo. Rifugiati nel gioco

La lettera di ALAgroup stavolta è indirizzata a Clelia Bartoli, già docente in un corso CPIA presso la scuola Madre Teresa di Calcutta di Palermo e coordinatrice del collettivo artistico Giocherenda.

Clelia Bartoli e il collettivo artistico Giocherenda
Clelia Bartoli e il collettivo artistico Giocherenda

Cara Clelia,
conoscerti è stato importante perché il tuo operato è la dimostrazione che è possibile creare un percorso formativo per giovani migranti non accompagnati all’interno delle istituzioni. Sei sorpresa di quante cose tu abbia imparato da loro e di quanto sia stato per te arricchente. Speriamo che il tuo modello di insegnamento/apprendimento sarà impiegato anche da altre scuole, sebbene sia l’insegnante a fare la differenza, dato che l’educazione è soprattutto fatta di fortunati incontri con colleghi e studenti.
Concordiamo con te che istituzioni come la scuola sono preziose per dare capillarità e continuità agli interventi, ma sono spesso affette da un’insuperabile ipocrisia. Se l’affettività è un dovere professionale, lo è ancora di più in un contesto segregato come quello di alunni che hanno l’urgenza non solo di aumentare i loro saperi e le loro capacità, ma anche di essere accompagnati nello stabilire relazioni con altre persone, luoghi e realtà varie e nell’estendere il capitale culturale e sociale.
È soprattutto il collettivo artistico di giovani rifugiati Giocherenda a essere diventato un importante riferimento per altri migranti non accompagnati e per i loro processi di integrazione. Nato tra i banchi di scuola, giocherenda nella lingua africana Pular significa ‘solidarietà’, ‘interdipendenza’. Proprio quello che spesso manca nello stile di vita occidentale. La similitudine con la parola italiana ‘giocare’ li ha stimolati nella creazione di giochi cooperativi dove nessuno perde e tutti vincono. Alcuni di questi giochi, come i Cubi contafiaba, le Carte acchiapparicordi, la Ronda dei desideri, sono semplici ma talmente efficaci nel creare in modo genuino una complicità in grado di suscitare memorie e sperimentare il gusto della condivisione. L’ho constatato di persona quella sera quando, seduti insieme al ristorante Molti volti, abbiamo giocato e le storie scaturivano tra i ricordi reali e l’immaginazione.

Alcuni membri del collettivo artistico Giocherenda
Alcuni membri del collettivo artistico Giocherenda

Giocherenda, però, in quanto progetto imprenditoriale, può rendere fruttuosi i giochi, stabilendo legami con il territorio nel quale i giovani migranti si trovano, dando una forza concreta al principio di solidarietà. Sebbene nato da poco, Giocherenda ha ottenuto l’aiuto e l’interesse di tante persone: con trenta artisti venuti da varie parti del mondo avete svolto workshop di narrazione, laboratori di teatro, maschere e costumi, scrittura creativa, video, musica. Avete danzato, cantato, festeggiato. Sono venuti a trovarvi degli studenti dell’Università di Cardiff per costruire una mappa sentimentale della città di Palermo, mentre con Kali Jones siete andati all’Orto Botanico per fotografare, disegnare, scrivere e danzare con le piante. Con altri studenti dell’Università di Pasadena avete studiato un progetto di Heroic Imagination.
Capire che diventare grandi nel lavoro e nello studio significa costruire reti e restare uniti è un grande insegnamento per tutti noi.

‒ ALAgroup

www.alagroup.org

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #41

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