Per il primo di molti summit previsti, il gruppo ha firmato una dichiarazione congiunta volta a individuare la cultura come fattore di pace, come elemento trainante di una crescita sostenibile e la transizione verde. Per questo a turno sarà assegnata una “Capitale della Cultura del Mediterraneo”

Un documento “vincolante e impegnativo, condiviso unitariamente”: con questa promessa di fare fronte comune si chiude la prima Conferenza dei Ministri della Cultura del Mediterraneo, una intensa due giorni a Palazzo Reale a Napoli che ha visto confluire delegazioni da 30 Paesi che gravitano più o meno intorno Mediterraneo (anche se, in format ibrido, i rappresentanti hanno toccato quota 40 con la partecipazione di Ong e istituzioni europee). Il 16 e il 17 giugno – introdotti dal ministro della Cultura Dario Franceschini, il ministro degli Esteri Luigi di Maio e la curatrice della Biennale d’Arte di Venezia di quest’anno Cecilia Alemani – ministri e ministre da tutta Europa e dal Medio Oriente sono convenuti nella città partenopea per individuare una diplomazia culturale specifica della regione e programmare delle azioni congiunte per tutelare e valorizzare una cultura comune con una Dichiarazione formale (da 12 pagine). Ad accogliere l’evento, una Napoli riconosciuta all’unanimità come porta sul mare e grande crocevia di culture: per questo potrebbe diventare la prima Capitale della Cultura del Mediterraneo, un ruolo annunciato dal ministro Franceschini a conclusione della sessione di lavoro. La capitale mediterranea della cultura, da decidersi con criteri ancora non stabiliti ma nella regola dell’alternanza geografica, ospiterà già dal 2023 iniziative di grande rilevanza, nel solco della lezione di Napoli, apprezzata da tutti non solo per la bellezza, ha detto Franceschini, ma anche perché “rappresenta un luogo di incrocio di culture e tradizioni che si rispettano nelle loro diversità”.

LA CONFERENZA DEI MINISTRI DELLA CULTURA DEL MEDITERRANEO

Il summit – che ha ripreso alcuni dei temi già affrontati da Franceschini qualche giorno fa in apertura del nuovo Museo dell’arte salvata di Roma – ha coperto attraverso una serie di panel e discussioni aperte i temi chiave sul tavolo: la protezione del patrimonio culturale dai danni generati da crisi internazionali, la lotta ai traffici illeciti, il contrasto al cambiamento climatico, il ruolo della cultura per uno sviluppo economico sostenibile, la formazione di artisti e professionisti della cultura in una piena mobilità e l’attenzione alla digitalizzazione. A rimarcare quanto detto in sessione plenaria, l’incontro – che ha visto la partecipazione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola, del presidente del Consiglio Internazionale dei Musei Alberto Garlandini e di rappresentanti ministeriali dalla Palestina e Israele alla Finlandia, dalla Giordania alla Grecia e alla Francia – ha senz’altro una natura politica, considerato che Di Maio l’ha definito “la naturale prosecuzione del G20 dell’anno scorso” e Franceschini aveva già sottolineato come fosse “una pietra miliare per lo sviluppo delle relazioni tra i Paesi euromediterranei, in cui la cultura diverrà la protagonista di quel dialogo necessario a costruire le fondamenta di uno spazio di pace e prosperità, in cui merci, uomini e idee viaggeranno da una sponda all’altra di questo mare”. Andando incontro alle istanze di preservazione, di crescita e di sostenibilità, anche nel solco degli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, la rinnovata alleanza vuole promuovere un futuro più connesso e luminoso per la culla della civiltà occidentale. Per questo, ha detto Franceschini, si esortano i Paesi a investire nella cooperazione culturale, anche grazie a iniziative come Naples Process, che promuove un dialogo permanente tra i ministri della Cultura all’interno del partenariato europeo di area mediterranea.

LA CULTURA DEL MEDITERRANEO COME PATRIMONIO UMANO

La proposta italiana”, ha detto Franceschini in sessione plenaria il ministro Franceschini, “è che ogni anno venga identificata una Capitale della Cultura del Mediterraneo in cui proseguire questa iniziativa di diplomazia culturale. Troppo spesso il Mediterraneo viene identificato come un luogo di problemi e di tensioni ma in futuro sarà inesorabilmente un lago di pace – per usare una definizione profetica cara a Giorgio La Pira – con Paesi che si affacciano intorno al suo bacino con tradizioni e culture diverse ma che hanno un destino comune. Iniziare dalla cultura è una cosa molto importante”. Un segnale forte, soprattutto in un momento così difficile per l’Europa.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.