I musei, agenti di sviluppo di una comunità. L’opinione di Marco Bazzini

Marco Bazzini, storico e critico d’arte, raccoglie le riflessioni di Sylvain Bellenger, Sergio Risaliti e Giovanni Iovane lanciate nel manifesto pubblicato dal nostro giornale, e lancia alcune proposte per ridefinire l’identità dei musei.

Pinacoteca di Brera
Pinacoteca di Brera

Un museo non è luogo isolato e nemmeno può essere ridotto a strumento di una sola azione. Ne abbiamo avuto la riprova in questi mesi in cui tutto è entrato in crisi con la diffusione del virus Covid-19. Dagli anni novanta, sull’onda cavalcata dall’allora direttore della Guggenheim Foundation Thomas Krens, il museo è stato quasi esclusivamente a servizio dell’industria turistica, divenendo così una delle espressioni più esemplari del neoliberismo globale. Oggi, fortunatamente, questa modalità è entrata in crisi anche se purtroppo resiste sotto traccia in non poche istituzioni, più o meno grandi, per le apparenti e contradditorie dichiarazioni di alcuni direttori più propensi alla retorica che ad altro. Il discorso vale anche per quel “mostrificio” fatto troppo spesso di iniziative take away; tutta una selva di mostre troppo spesso senza alcuna ricerca e cervello più volte denunciato da ICOM (oltre che da qualche sparuto economista della cultura).

Reggia di Capodimonte
Reggia di Capodimonte

L’IDENTITÀ DEI MUSEI

E forse non è un caso che questa stessa istituzione internazionale, senza non pochi problemi e ben prima dell’arrivo sulla scena globale del virus, si sia impegnata nella riscrittura della definizione di museo. Oggi ancora più necessaria e stringente. Perché è solo partendo dalla definizione che se ne possono declinare anche le funzioni. Hanno così ragione i direttori Bellenger, Risaliti e Iovane a riportare l’attenzione sulla funzione che il museo dovrebbe avere in un prossimo futuro con un “manifesto” e con l’idea di fondo che queste istituzioni non rispondono al semplice mercato delle mostre. Fuori da riflessioni troppo teoriche e su quella linea pongo tre punti su cui varrebbe, credo, la pena di impegnarsi per rafforzare la nuova identità dei musei come veri agenti di sviluppo di una comunità.

– Il museo come luogo attivo e imprescindibile alla creazione del benessere e della cura alla salute che come afferma l’OMS non è più soltanto il non aver contratto una malattia fisica. Ormai decenni di studi hanno dimostrato che la cultura è un’importante risorsa per la salute, nella dimensione delle medical humanities e della promozione della salute, oltre che per lo sviluppo di equità e di qualità sociale. Questo sarà un ruolo strategico nei prossimi mesi e anni dove purtroppo dovremmo toccare con mano le molte problematiche innescate dalle lunghe solitudini di questo 2020 (almeno per ora). È quindi necessario promuovere più strette relazioni tra musei e istituzioni sanitarie del territorio per politiche di accoglienza e partecipazione.

Andrea Francolino, Humus, 2020. Museo Novecento, Firenze 2020. Photo Leonardo Morfini
Andrea Francolino, Humus, 2020. Museo Novecento, Firenze 2020. Photo Leonardo Morfini

CHE COSA PUÒ ESSERE UN MUSEO

– Il museo deve essere il luogo di evidenza di ciò che è presente sul territorio e di ciò che questo è stato, perché solo a partire da quello che si è raccolto è possibile differenziare anche a livello internazionale le proprie azioni, divenire coscienza critica e permettere una reale crescita a tutta la collettività. Quindi è necessaria una più stretta relazione tra museo e città, come già auspicava Argan, che vuol dire un impegno da parte delle amministrazioni e di altri soggetti con vocazione culturale e pubblica a promuovere, sostenere e conoscere la loro prossimità partendo dalle collezioni museali.

– Il museo come agente fondamentale per l’alta specializzazione delle accademie e degli ISIA. Non solo come luogo di sperimentazione per i giovani artisti ma soprattutto nella funzione di valutazione e certificazione di quei sempre più necessari dottorati di ricerca che servono ai giovani artisti e designer per raggiungere quella formazione oggi necessaria per muoversi nel mercato del lavoro. Il museo è un ente di ricerca, sebbene non formale, e ha tutte le caratteristiche scientifiche per accreditare e valutare, nonché per essere partner credibile, in quei percorsi di approfondimento post laurea che servono al comparto della formazione artistica per fare il vero salto di qualità. Quindi un rapporto più stretto tra i ministeri MIUR e MIBACT metterebbe fine a una lacuna presente nel nostro piano di studi in ambito artistico e darebbe nuova linfa anche all’istituzione museale e a tutta la sua filiera ampia e ben collaudata intorno alla funzione educativa. Pochi punti per ripartire, speriamo a breve, con una diversa strategia che veda l’arte, attraverso la sua istituzione più rappresentativa e deputata, diventare davvero un’opportunità per il futuro di una comunità ma anche per quello del singolo che ha deciso di giocare la sua vita in qualcosa di assolutamente effimero ma proprio per questo di assolutamente indispensabile.

Marco Bazzini

ACQUISTA QUI il libro di Marco Bazzoni su Daniel Spoerri

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marco Bazzini
Marco Bazzini, storico e critico d’arte, vive in campagna. Ha svolto un’intensa attività didattica presso accademie e università come insegnante in numerosi master e corsi di specializzazione. Ha curato mostre e cataloghi per spazi pubblici e privati in Italia e all’estero, sia di arte sia di design. Ha collaborato con diverse testate di settore e fatto consulenze sull’arte contemporanea per diverse istituzioni pubbliche tra cui la Regione Toscana. Dal 2007 al 2013 è stato Direttore artistico del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Attualmente è Presidente dell’Istituto Superiore Industrie Artistiche di Firenze (ISIA Firenze) ed è impegnato in progetti di sviluppo ed evoluzione sociale attraverso percorsi culturali.