È morto a Bologna Ottorino Nonfarmale. Addio al grande maestro del restauro

Il ricordo dell’allieva Silvia Conti. Con Ottorino Nonfarmale se ne va dei maestri più autorevoli del restauro italiano e internazionale. Ecco chi era

Ottorino Nonfarmale in laboratorio
Ottorino Nonfarmale in laboratorio

Un pezzo di storia del restauro se n’è andato, ci ha lasciati Ottorino Nonfarmale. Un restauratore dalla forte personalità, istrionico ed intuitivo. Mantovano di nascita e Bolognese d’adozione, inizia ad esercitare la professione, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti con il maestro restauratore Arturo Raffaldini. Dagli anni ’50 si trova a lavorare su grandi capolavori, agli esordi di una professione che aveva poca storia, poche codificazioni e protocolli. Tutta da costruire. 

NONFARMALE: I LAVORI DI SAN PETRONIO

E Ottorino Nonfarmale il contributo alla costruzione della professione del restauro l’ha dato a piene mani. Già affermato restauratore di dipinti su tela ed affreschi, per primo, ha avuto l’intuizione che il trattamento e la conservazione delle opere lapidee dovesse essere di competenza del restauro, dato del tutto scontato oggi ma certamente non al tempo. Con i lavori della facciata di San Petronio a Bologna ebbe grande successo e il suo esempio fu subito seguito e diffuso. Elencare le esperienze nel suo nutrito curriculum è quasi impossibile ma giusto per dare un’idea, la sua opera di restauratore ha percorso quasi tutta la storia dell’arte; ha restaurato opere dei Carracci, Paolo Veneziano, Tiziano, Paolo Veronese, Gian battista Tiepolo, Andrea Mantegna, Ercole de Roberti, Cima da Conegliano, Vittore Carpaccio, Giuseppe Maria Crespi, Guido Reni, Vitale da Bologna, Giulio Romano e Raffaello, giusto per citarne alcuni oltre a monumenti come la Basilica di San Marco a Venezia, quella di Chartres nella Loira e San Petronio a Bologna.

I SEGRETI DEL RESTAURO

Adorava parlare e lo faceva sempre mentre lavorava, conversando con gli assistenti durante le fasi di pulitura di un dipinto o di un affresco. Chi ha avuto questa fortuna ha potuto apprendere i segreti più profondi di una professione che ha poco di scritto. Il modo in cui assaporava la superficie pittorica, la conoscenza delle tecniche e degli autori, l’atteggiamento da segugio – ricercatore volto a scovare la natura di un degrado. L’ordine e la schematicità della sua metodologia, l’ordine mentale, le brontolate per la lentezza degli assistenti e per i cantieri disordinati. Ma anche la passione per le auto sportive e per le camicie di sartoria, rigorosamente con i gemelli ai polsi! Il savoir-faire riservato al mondo femminile e quell’incredibile sesto senso nella comprensione delle situazioni e dell’animo umano. Si sentiva fortunato, si rendeva conto di essere dotato di un intuito fuori dal comune, per semplificare attribuiva il tutto al suo segno zodiacale: “Acquario; ma acquario di gennaio, che sono i migliori!” , come soleva dire. Tra le schiere dei dipendenti della sua azienda e degli allievi dell’accademia di Bologna ha formato innumerevoli aspiranti restauratori, a tutti elargiva saggezza ed insegnamenti, schiettezza e… rimbrotti. Alcuni ne hanno fatto tesoro, altri hanno cambiato strada, altri ancora hanno spiccato il volo ed alcuni sono rimasti con lui sino all’ultimo giorno. Ma questo lui lo sapeva. Sapeva che eravamo di passaggio e intuiva chi avrebbe fatto strada e chi no. Poiché suo malgrado aveva creato una “scuola”. Come ogni uomo di successo dallo spirito sagace ha suscitato invidie e solleticato inimicizie, ma pochi sono riusciti a scalfire la sua integrità professionale e personale. 

UN RICORDO PERSONALE DI OTTORINO NONFARMALE

Per chi come me lo ha visto sui ponteggi e nei laboratori, lontano dai riflettori e dalle chiacchiere, resta  l’immagine forse più vera del maestro. Il lavoro attento, il pensiero del restauro che pervadeva anche gli anfratti della vita quotidiana, alla ricerca continua di nuove soluzioni per la conservazione delle opere d’arte e, al contempo … quella dei migliori ristoranti della zona dove condividere pranzi luculliani con amici e allievi. Le frasi sferzanti e sempre pronte, in quella lingua bolognese che lasciava trasparire idiomi mantovani, le sonore risate e l’ironia, i suoi infiniti racconti delle esperienze più incredibili, di una vita piena, vitale e compiuta. E ovviamente i restauri in Europa ed oltre Oceano, le cene con nobili e diplomatici. E di quella volta che, all’età di ventotto anni, scoprì l’autoritratto di Paolo Veronese celato sotto una ridipintura, offrendo alla storia dell’arte l’unico volto noto del famoso pittore e  sconvolgendo i nobili committenti di Villa  Maser. Per tutti noi lui era il “Nonfa”, per gran parte della settimana scorrazzava tra un cantiere e l’altro, tra una soprintendenza ed un cliente e la domenica se ne stava nel suo laboratorio di san Lazzaro di Savena ad affrontare le puliture o le operazioni complesse sui dipinti su tela o tavola.

NONFARMALE: LE DOMENICHE IN LABORATORIO E L’AMICIZIA CON EMILIANI

La domenica in laboratorio è stato per lunghi anni l’appuntamento fisso con l’amico di una vita, lo storico dell’arte Andrea Emiliani che vi si recava per vederlo lavorare, scambiare chiacchiere ed opinioni. Ad Emiliani, in occasione della sua scomparsa, Ottorino dalle pagine del Resto del Carlino, aveva dato appuntamento in cielo. Da lui abbiamo imparato che restauro significa attenzione, che i risultati migliori si ottengono con i giusti tempi, che la pulitura è la fase più delicata ed importante di un intervento. Che il restauro è dedizione senza risparmio di energie, di materia e di tempi. In sostanza Ottorino Nonfarmale offriva ai suoi allievi un “metodo” senza segreti di bottega o preconcetti, dichiarato ed aperto a chiunque lo volesse apprendere.  Il sistema di approccio conservativo ad un’opera, una forma mentis, che andava ben oltre le specifiche scelte tecniche personali che ne sarebbero derivate. Da lui abbiamo imparato a leggere ed ascoltare le opere e, ogni qual volta ci capiterà di sfiorare una pellicola pittorica con le dita lievi, quel gesto sarà il suo. Lascia la moglie Lucia ed i nipoti, e certo ritroverà il figlio Luca, gli amici e le schiere di artisti di cui ha curato con passione le opere d’arte.

Silvia Conti

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Silvia Conti
Laurea in conservazione dei Beni Culturali presso l’Università Ca' Foscari di Venezia e ventennale esperienza in cantieri di restauro, in rapporto diretto con le soprintendenze competenti per opere ad affresco, stucchi, intonaci, dipinti su tela, materiali lapidei, sculture policrome. Si lavora per le pubbliche amministrazioni, enti ecclesiastici e committenza privata. CTU presso il Tribunale di Brescia.