Kate Crawford / Trevor Paglen – Training Humans

Milano - 11/09/2019 : 24/02/2020

Una mostra concepita da Kate Crawford, artista, professoressa e studiosa nell’ambito dell’intelligenza artificiale, e Trevor Paglen, artista e ricercatore, nella sede di Osservatorio.

Informazioni

  • Luogo: FONDAZIONE PRADA OSSERVATORIO
  • Indirizzo: Piazza del Duomo, 20123 Galleria Vittorio Emanuele II - Milano - Lombardia
  • Quando: dal 11/09/2019 - al 24/02/2020
  • Vernissage: 11/09/2019 su invito
  • Autori: Trevor Paglen, Kate Crawford
  • Generi: arte contemporanea, doppia personale

Comunicato stampa

“Training Humans” è la prima grande mostra fotografica dedicata a immagini di training: repertori di fotografie utilizzate per insegnare ai sistemi di intelligenza artificiale (IA) come “vedere” e classificare il mondo. In questa mostra Crawford e Paglen esplorano l’evoluzione delle collezioni di immagini di training dagli anni Sessanta a oggi. Il progetto interroga lo stato attuale dell’immagine nell’intelligenza artificiale e nei sistemi algoritmici, dall’istruzione e la sanità alla sorveglianza militare, dall’applicazione della legge e la gestione delle risorse umane al sistema di giustizia penale

In particolare “Training Humans” esplora due tematiche chiave: la rappresentazione, l’interpretazione e la codificazione degli esseri umani attraverso dataset di training e le modalità con cui i sistemi tecnologici raccolgono, etichettano e utilizzano questi materiali. Quando la classificazione di esseri umani attraverso l’intelligenza artificiale diventa più invasiva e complessa, i pregiudizi e le implicazioni politiche presenti al loro interno appaiono più evidenti.

Come affermano gli artisti, “quando abbiamo iniziato a elaborare l’idea della mostra, oltre due anni fa, volevamo raccontare la storia delle immagini utilizzate per il ‘riconoscimento’ di esseri umani nel settore della computer vision e dei sistemi di intelligenza artificiale. Non ci interessavano né la versione inflazionata dell’IA applicata al marketing né le favole distopiche sui robot del futuro. Volevamo piuttosto riflettere sulla materialità dell’IA e considerare queste immagini materiali come parte di una cultura visuale in rapida evoluzione e fondata sulle macchine. Per farlo abbiamo dovuto aprire la ‘scatola nera’ e studiare dall’interno il funzionamento di questi motori della visione”.