Quarant’anni di disegni schizzati su taccuini. Per reinventare di continuo l’idea del progetto d’architettura.

La pubblicazione in edizione limitata di un libretto, intitolato Abaco, in cui l’architetto di lungo corso Brunetto De Batté (nato nel 1948 a La Spezia e poi laureatosi a Firenze, ma genovese da quasi sempre) raccoglie una parte delle sue innumerevoli pagine di schizzi tratte dai suoi innumerevoli taccuini, un vortice ipnotizzante di idee tridimensionali, si fa benvenuta occasione di ricordare – per non dimenticare – che il disegno resta davvero l’atto primo (e fondamentale) dell’architettura: dell’architettura come la si dovrebbe pensare e poi mettere in opera. Così l’antologia dei suoi disegni, in un susseguirsi di scene fantasiose a comporre scenografie perlopiù fantastiche, diventa briosamente quasi uno scorrere liquido dell’immaginazione del solido.

UN MAGMATICO ABBECEDARIO

Il gioco di Lego di De Batté si snoda nei decenni con sguardo bulimico attraverso mode e modi, attuando una continua reinvenzione strutturale del mondo fisico – in collage mentali di cilindri, parallelepipedi, coni, gradini e gradoni, stordenti ziggurat, aggetti audaci, volumetrie anche contorte, assonometrie anche distorte, durezze spigolose e morbidezze curve – che alla fine si tradisce come gioco pure metafisico, labirintico, in odori borgesiani. Un magmatico abbecedario con un che di inevitabilmente onirico, simbolico, misterioso.

Brunetto De Batté, estratti da quaderni viola, case dedicate, 2008
Brunetto De Batté, estratti da quaderni viola, case dedicate, 2008

RIMODELLARE IL REALE

In effetti la decostruzione mentale di progettazioni costruttive, tesa verso progetti allegramente impossibili, senza paura del surreale, non può non rivelare suggerimenti di narratività, anche mitopoietica. Per cui con De Batté si finisce per condividere l’impressione che si debba immaginare l’impossibile come momento per comprendere meglio il possibile. Ma è pure il variare dei modi di rappresentazione delle forme, con sperimentale perizia grafica tra tecniche veloci e tecniche lente, a sottolineare e accentuare il desiderio inesausto – di De Batté, dell’architetto, dell’architettura, oltre che dell’arte del disegno stesso, in sé – di rimodellazione del reale. Gran bel gioco, appunto.

Ferruccio Giromini

Brunetto De Batté ‒ Abaco
www.brunettodebatte.it

Dati correlati
AutoreBrunetto De Batté
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Come consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per diversi editori. Dal 1979 tiene corsi e laboratori per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. È docente collaboratore della rete italiana dell’Università del Fumetto. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria, il Festival Suq di Genova. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (ed. Prisma Studio) e “Très” (ed. a2mani).