Russian Cosmism e tecnoutopie. Il saggio di Boris Groys

Il filosofo tedesco ci conduce alla scoperta del pensiero del non-finito, aprendo le porte a un campo di potenziali implicazioni interdisciplinari in cui scienza, filosofia e arti visive partecipano alla definizione di un mondo più inclusivo e aperto.

Solomon Nikritin, Composition with Telescope, anni '20. Costakis Collection, Salonicco
Solomon Nikritin, Composition with Telescope, anni '20. Costakis Collection, Salonicco

Concluse le celebrazioni per il centesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre del 1917, sta emergendo nel panorama del dibattito culturale internazionale un interessante ambito di studi che guarda alla Russia e al movimento di pensiero fondato all’inizio del Novecento da Nikolai Fedorov che va sotto il nome di Russian Cosmism. Ne è espressione evidente la recente raccolta di saggi curata da Boris Groys pubblicata per The MIT Press e il numero di febbraio di e-flux journal. È in particolare il volume curato dal filosofo tedesco a restituire una fotografia approfondita e contemporanea dei molteplici temi d’interesse che il Russian Cosmism ha per chi si occupa di teoria e critica delle dinamiche culturali del nostro tempo.
È il concetto di common task/compito comune di Fedorov a guidare il ripensamento delle relazioni sociali e politiche verso il singolare obiettivo di realizzare un’integrazione spirituale e fisica di una nuova visione del mondo. Un’idea che ha ispirato un gran numero dei protagonisti delle avanguardie russe del Novecento tra cui artisti visivi, architetti, registi, musicisti e poeti che pubblicavano manifesti e saggi attorno al compito comune, dando vita a un movimento che si opponeva alla visione materialista di Stalin e supportava l’idea di rivoluzione permanente declinata da Leon Trotsky.

Boris Groys (ed.), Russian Cosmism (The MIT Press, Cambridge & e flux, New York, 2018)
Boris Groys (ed.), Russian Cosmism (The MIT Press, Cambridge & e flux, New York, 2018)

BIOPOLITICA E IMMORTALITÀ

Come afferma Boris Groys nell’introduzione dal titolo Russian Cosmism and Technology of Immortality, è l’idea di biopolitica alla base del cosmism a rendere interessante il compito comune di cavalcare la tecnologia come elemento non privatistico ma pubblico, capace di essere un fattore di protezione sostenibile e di raccordo non consumistico tra passato e presente. Groys parte dall’analisi degli scritti di Fedorov pubblicati postumi sotto il titolo de La filosofia del compito comune, una pubblicazione apparsa per la prima volta in Kazakistan che definiva il compito comune come un progetto di immortalità umana ottenuto con mezzi tecnologici. Lo scrittore russo teorizzava la resurrezione di tutti gli antenati umani (a partire da Adamo ed Eva), controllando tutte le forze distruttive della natura (inclusa la morte), esplorando e colonizzando tutte le stelle e i pianeti nel cosmo.
L’escatologia di Fedorov è una spiritualizzazione guidata dall’uomo di tutta la materia inanimata dell’universo: un progetto educativo intergalattico il cui scopo è trasformare l’universo in un sentimento unificato e un organismo pensante, immortale, infinito. Il compito comune è la costruzione di un Dio con mezzi scientifici, tecnologici e artistici. È proprio questa componente indefinita e utopica a generare l’interesse di Boris Groys, che vede in questa totalità visionaria la possibilità di equiparare arte e politica, vita e tecnologia. Un tecno-futurismo ante litteram quello del Russian Cosmism, che potrebbe ricordarci oggi analoghe visioni su larga scala che emergono dalla Silicon Valley e da artisti come Elon Musk e Peter Thiel.

Boris Groys
Boris Groys

COSMISM E TECNOUTOPIE

A ogni modo, la raccolta curata da Groys più che sottolineare le affinità sembra indicare le differenze cruciali tra il cosmism e la contemporanea deriva tecnoutopica disegnata dai nerd della famosa valle californiana. La scala estatica del Russian Cosmism era guidata da un’utopia spirituale che trascende il semplice comando e controllo politico ed economico.
Le visioni del movimento russo sembrano chiederci di ammirare la pura ambizione nel porre direttamente domande sull’eguaglianza umana in relazione a divinità, causalità e mortalità. Un ethos che si sposa con gli ideali del socialismo utopico post-rivoluzionario nella sua spinta verso una società egalitaria senza classi, completamente dedicata all’emancipazione dell’umanità e alla costruzione di un paradiso artificiale sulla terra. Tuttavia, all’inizio degli Anni Trenta, come la maggior parte degli altri movimenti intellettuali che differivano dal marxismo sostenuto dal governo di Stalin, il cosmism diventa un movimento da eliminare, insieme ai suoi protagonisti, molti dei quali finiscono in prigione, in campi di lavoro, o di fronte a plotoni di esecuzione. Il merito di pubblicazioni come quella curata da Groys è aprire lo sguardo sulle derive tecnofuturiste contemporanee per comprenderne le motivazioni profonde e scegliere da che parte stare.

Marco Petroni

Boris Groys (a cura di) ‒ Russian Cosmism
The MIT Press, Cambridge & e-flux, New York 2017
Pagg. 264, $ 27,95
ISBN 9780262037433
https://mitpress.mit.edu

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.