Quando la critica sceglie

Un saggio di filosofia dell’arte che naviga fra riferimenti analitici, ma senza preclusioni dogmatiche. E che sceglie i propri riferimenti visivi in maniera atipica rispetto a quanto accade di solito in questo genere di scritti. Non solo Kosuth e Warhol, quindi, ma anche Louise Bourgeois e… Marzia Migliora.

Stefano Velotti - La filosofia e le arti

La filosofia e le arti. Sentire, pensare, immaginare. Con questo titolo elegiaco, Stefano Velotti apre un discorso sull’arte che disegna, attraverso alcune tappe significative, una serie di viaggi. Di percorsi, precisi e pungenti, tra le maglie dell’arte e della teoria a lei dedicata, per scansire, via via, l’elettrocardiogramma artistico contemporaneo attraverso alcune figure della filosofia attuale. Ma anche, viceversa, alcune posizioni filosofiche, mediante opere e progetti di artisti che hanno trasformato, per tempo, l’arte in critica e teoria dell’arte (“L’arte è critica d’arte che si fa corpo”, ha suggerito Vincenzo Agnetti).
Una e tre sedie (1965) di Joseph Kosuth, ad esempio, è il testo che sta dietro a una riflessione che spinge l’autore a definire una triade semantica, «Cosa» reale, «cosa» dipinta, «cosa» descritta, che non solo richiama alla memoria Magritte (artista che appare, con Warhol e van Gogh, tra Un paio di scarpe e altri enigmi), ma anche per presentare, rappresentare e definire l’oggetto nel nome e nella cosa. E per interrogarsi, poi, con lo storico dell’arte David Freedberg, su una questione: “Se avessimo di fronte a noi le scarpe della contadina (o di van Gogh) avremmo la stessa reazione che abbiamo di fronte alle scarpe dipinte?”.

Stefano Velotti

Partendo da questo e altri quesiti, l’autore sposta l’attenzione sul proprio asse riflessivo (“Credo che la nozione di rappresentazione sia indispensabile per ogni opera d’arte, per il semplice motivo che non siamo disposti a rinunciare all’idea che un’opera d’arteche se non si esaurisce in una lista di significatisignifica comunque qualcosa, che è tale se sollecita un’interpretazione”) per aprire il racconto non solo sulla Rappresentazione in tutte le sue varie declinazioni, ma anche, e soprattutto, sui (e nei) territori analitici dell’arte. Territori che mostrano “a un estremo” il pensiero di Goodman, “all’altro estremo, e per vie diverse”, alcune “posizioni come quelle di Danto”, autore di cui Velotti ha curato l’edizione italiana de La trasfigurazione del banale, “e Ferraris”.

Marzia Migliora - Ginnastica dei ciechi. La corsa al cerchio - veduta dell’installazione presso il Giardino di Sant’Alessio, Roma 2012 - photo Camilla Borghese

Una discussione che si sposta, in seguito, verso un lavoro sull’immagine e sull’immaginazione – su un irresistibile e quanto mai necessario caro immaginar (Leopardi) – per giungere, in conclusione, a una autorevole riflessione sull’interpretazione e sul giudizio (Apprezzare, interpretare, giudicare) in cui l’autore mette in luce l’importanza del livello esegesico in quanto “risultato di una partecipazione immaginativa al gioco proposto dall’opera”. Una partecipazione che indica, appunto, la necessità di una struttura interpretativa legata a un lavoro sul campo. A un doveroso vis-à-vis tra il fruitore e l’opera d’arte. Un’opera (le opere “scelte” da Velotti “tra infinite possibili” sono Janus Fleuri di Louise Bourgeois e Quelli che trascurano di rileggere si condannano a leggere sempre la stessa storia di Marzia Migliora) che è luogo principale, pontefice laico di un incontro felice. Quello, inevitabile ed essenziale, tra il teorico e l’artista. Infinito intrattenimento e racconto di una critica brillante che trova nell’interminabilità il proprio essere, il proprio esistere.

Antonello Tolve

Stefano Velotti – La filosofia e le arti. Sentire, pensare, immaginare
Laterza, Roma-Bari 2012
Pagg. 198, € 12
ISBN 9788842092193
www.laterza.it

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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.