“YES, BUT”. Il geniale profilo Instagram dove un illustratore smaschera le contraddizioni del presente

“YES, BUT” ed è una serie di vignette in continua evoluzione che prende le piccole incoerenze della vita quotidiana e le trasforma in immagini di una lucidità spiazzante

Ci sono contraddizioni che attraversiamo ogni giorno senza rendercene conto. Mangiamo cibo salutare mentre ordiniamo tutto ciò che ci serve con un clic; difendiamo la nostra privacy consegnando spontaneamente dati, immagini e abitudini alle piattaforme digitali; ci preoccupiamo per l’ambiente continuando, però, a consumare secondo ritmi difficilmente compatibili con la sostenibilità. È proprio dentro questo cortocircuito apparentemente banale che si muove Anton Gudim, illustratore e artista russo diventato negli anni una delle voci più riconoscibili della satira visiva contemporanea. Nato e cresciuto a Mosca, Gudim ha una formazione tecnica e informatica, un percorso che sembra lontano dal mondo dell’arte, ma che contribuisce a definire il suo approccio analitico alla realtà. La sua ricerca parte infatti dall’osservazione sistematica dei comportamenti quotidiani e dalla capacità di individuare le contraddizioni che si nascondono dietro gesti e abitudini apparentemente innocui.

Yes, But. Le illustrazioni di Anton Gudim
Yes, But. Le illustrazioni di Anton Gudim

Il profilo Instagram “YES, BUT” di Anton Gudim

Il suo progetto più celebre si chiama “YES, BUT”, un profilo Instagram da 1,9 milioni di follower: si tratta di una serie di vignette in continua evoluzione che prende le piccole incoerenze della vita quotidiana e le trasforma in immagini di una lucidità spiazzante. Il meccanismo è: due situazioni accostate, pochissimo testo, un’apparente logica che viene improvvisamente sabotata da quel “yes, but”, “sì, però”, capace di cambiare prospettiva. Il risultato è una specie di cortocircuito visivo: si ride, ma subito dopo ci si riconosce. Le sue immagini, infatti, non hanno bisogno di spiegazioni elaborate. Arrivano rapidamente, quasi con la velocità di un meme, ma spesso chiedono un secondo sguardo. Alcune funzionano al primo colpo; altre richiedono di soffermarsi sui dettagli, di ricostruire il paradosso e di capire dove si nasconda davvero la battuta. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: mettere in discussione ciò che consideriamo normale. La forza di “YES, BUT” risiede anche nella costruzione formale delle immagini. Gudim utilizza composizioni essenziali, personaggi stilizzati, contesti facilmente riconoscibili e colori netti. Riducendo al minimo gli elementi visivi, concentra l’attenzione sulla relazione tra le parti e sul dettaglio che modifica il significato dell’intera scena. Il suo lavoro si colloca così al confine tra illustrazione, fumetto breve e satira sociale, recuperando la tradizione della vignetta umoristica attraverso un linguaggio concepito per la fruizione contemporanea. L’assenza quasi totale di testo, inoltre, permette alle immagini di attraversare le barriere linguistiche e culturali, favorendone la circolazione internazionale. Le illustrazioni di Gudim sono state riprese da testate e piattaforme internazionali dedicate alla cultura visiva e all’arte digitale; alcune sono diventate immagini virali, condivise anche da personaggi pubblici come Elon Musk.

La storia di Anton Gudim

Gudim racconta di essere diventato un artista online circa tredici anni fa. Prima che il disegno diventasse la sua professione, però, c’è stata una carriera molto diversa: per circa dieci anni ha lavorato in ufficio come ingegnere tecnico senior. Per Gudim il posto di lavoro rappresentava qualcosa di “sicuro e serio”, mentre il disegno apparteneva alla sfera della passione, con tutte le incertezze economiche che comporta trasformare un’attività creativa in un mestiere. La decisione di lasciare il lavoro d’ufficio è arrivata soltanto quando è diventato concretamente possibile vivere del proprio lavoro artistico.

I primi lavori circolavano soprattutto su VKontakte, il social network russo, dove Gudim condivideva vignette e giochi visivi prima di sviluppare un linguaggio sempre più sintetico e riconoscibile. Il passaggio a Instagram ha ampliato progressivamente il suo pubblico. Già nel 2018 l’artista ha portato le proprie illustrazioni fuori dallo schermo con Gudim. Offline, una mostra personale ospitata dal Centro di arte contemporanea MARS a Mosca dal 1° al 30 dicembre. In quell’occasione, i disegni sono stati trasferiti su tela e realizzati con colori acrilici, affrontando una questione centrale per gli artisti che lavorano online: come cambia un’immagine quando abbandona il formato dello schermo e diventa un’opera da osservare fisicamente, in uno spazio espositivo?

Il passaggio dalla pubblicazione digitale all’oggetto editoriale costituisce un’altra tappa importante della sua attività. Gudim ha realizzato libri e raccolte di fumetti pubblicati in Russia, Cina e Stati Uniti, ampliando la circolazione delle sue opere attraverso canali diversi dalle piattaforme social. Tra le pubblicazioni figura anche Yes, But, raccolta dedicata alla serie omonima, pubblicata in volume da The Mansion Press: il libro conta 200 pagine a colori e riunisce le illustrazioni in una sequenza che permette di leggerle non soltanto come immagini isolate, ma come parti di un progetto coerente. La pagina stampata modifica il rapporto con il lavoro: il lettore può soffermarsi sulle singole vignette, confrontarle e riconoscere il ricorrere di temi e soluzioni compositive.

Anton Gudim oggi e il successo di “YES, BUT”

Oggi Gudim ha pubblicato circa otto libri distribuiti tra Europa, Stati Uniti e Cina e ha realizzato diverse mostre personali; il disegno è diventato la sua attività a tempo pieno. Il suo percorso espositivo è proseguito anche negli anni successivi alla prima mostra moscovita. Tra il 13 dicembre 2025 e il 25 gennaio 2026, la galleria SАБСТАНЦИЯ ha presentato ГУДИМ дома (Gudim a casa), un progetto personale ospitato nello spazio Cube.Moscow di Mosca e curato da Sabina Chagina. In questa occasione, il mondo visivo dell’artista è stato tradotto in un ambiente espositivo ispirato alla casa: sedie, vasi, tende e altri oggetti domestici sono diventati protagonisti di un percorso in cui gli elementi familiari perdono la loro funzione ordinaria e acquistano una presenza quasi narrativa. L’assenza fisica delle persone rende ancora più evidente il ruolo dell’osservatore, chiamato a ricostruire le situazioni attraverso gli oggetti e le relazioni tra loro.

Ma il percorso, racconta, non è stato privo di paure. Per molto tempo una delle sue preoccupazioni principali è stata il burnout: la possibilità di esaurire le idee, di arrivare a un punto in cui non ci fosse più nulla da disegnare. Oggi il timore sono diventati gli algoritmi dei social media, imprevedibili e decisivi nel determinare la visibilità di un contenuto. Questa incertezza mette in luce una tensione che riguarda il lavoro di molti artisti contemporanei: la necessità di utilizzare le piattaforme digitali per raggiungere il pubblico e, al tempo stesso, il rischio di dipendere dai meccanismi che regolano la distribuzione delle immagini. Nel caso di Gudim, la circolazione online ha rappresentato il principale punto di accesso al suo lavoro, ma le pubblicazioni e le mostre dimostrano come la sua ricerca possa svilupparsi anche al di fuori di quel sistema. La sua produzione si muove così tra due dimensioni complementari: da una parte, la rapidità e la diffusione della comunicazione digitale; dall’altra, la possibilità di restituire alle immagini una durata e una presenza fisica.

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Redazione

Redazione

Artribune è una piattaforma di contenuti e servizi dedicata all’arte e alla cultura contemporanea, nata nel 2011 grazie all’esperienza decennale nel campo dell’editoria, del giornalismo e delle nuove tecnologie.

Scopri di più