Non la ripetizione di una mostra già vista (quella da poco conclusa a L’Aquila), ma un progetto espositivo autonomo e autoconclusivo, seppur certamente connesso all’episodio precedente. Il secondo capitolo della grande indagine condotta dal MAXXI nei confronti di Andrea Pazienza si appresta ad aprire i battenti. L’obiettivo è ancora uno: condurre il pubblico nelle gesta artistiche del “padre” del fumetto underground italiano, offrendone una visione ampia, per certi versi accademica, in grado di restituirne la complessità e l’importanza non soltanto all’interno dell’ambito della nona arte.

La mostra su Andrea Pazienza al MAXXI
Intitolata Non sempre si muore, e curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, la mostra romana (in apertura il 24 aprile 2026) si pone come naturale prosecuzione del percorso avviato con La matematica del segno al MAXXI L’Aquila, dedicato agli anni formativi dell’artista. Se il capitolo “abruzzese” indagava infatti le origini del linguaggio di Pazienza, la nuova tappa romana ne amplia la narrazione fino agli esiti più maturi, restituendo una visione complessiva della sua produzione.
Il titolo della mostra è già una dichiarazione di intenti. Si tratta infatti di una frase rilasciata da Paz nel 1988 al conduttore britannico Clive Griffiths, poco prima della sua scomparsa. Un’espressione secca, tragica e cinica, che condensa gli estremi del fumetto dell’autore, sempre conteso tra umorismo e autodistruzione. Eppure si tratta di una frase scelta per sottolineare la vividezza del lascito dell’artista, più che mai nel cuore del lettori: “Pazienza è ancora vivo: nei capolavori che non tramontano, nei fogli inediti che continuano ad affiorare, nelle tavole che non smettono di parlare al presente. È vivo nello sguardo lucido con cui ha attraversato il suo tempo e immaginato il nostro”, ha commentato Glioti.
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Il percorso espositivo di “Non sempre si muore”
L’allestimento si sviluppa attraverso ambienti tematici e cromatici che attraversano l’intero arco creativo di Pazienza. Tra i fulcri dell’esposizione emerge il grande murale realizzato dal vivo nel 1987 alla Mostra d’Oltremare di Napoli, in occasione della quarta Fiera del Fumetto: un’opera di dimensioni monumentali che raffigura una scena di venatio, testimonianza dell’interesse dell’artista per l’immaginario classico negli ultimi anni della sua attività.
Presentato per la prima volta in ambito museale dopo un intervento di restauro promosso dal MAXXI, il lavoro contribuisce a ridefinire la figura di Pazienza oltre i confini del fumetto, come sottolinea Maria Emanuela Bruni, presidente della Fondazione MAXXI: “Il MAXXI non si limita a ospitare l’opera di Pazienza: lo celebra. Il suo lavoro dialoga con la stessa intensità con il mondo dell’arte, con i giovani creativi che oggi ne scoprono la forza visiva e con chi, nelle sue tavole, ritrova frammenti della propria esperienza. Raggiungere pubblici diversi non significa semplificare, ma ampliare le possibilità di accesso alla bellezza. Il MAXXI è uno spazio in cui le generazioni si incontrano, si contaminano e si interrogano: un luogo dove chi è abituato alle geometrie dell’architettura di Zaha Hadid può lasciarsi sorprendere dal tratto vibrante di Zanardi o da quello spiazzante di Pentothal, personaggi che prendono vita nelle tavole di Pazienza”.

Il genio di Andrea Pazienza in mostra
Visitabile fino al prossimo 27 settembre, il percorso include oltre cinquecento tavole originali, attraversate dai personaggi che hanno reso iconica la produzione del fumettista: Pentothal, alter ego inquieto e visionario; Zanardi, emblema del cinismo giovanile degli Anni Ottanta; la figura di Sandro Pertini reinterpretata in chiave affettiva e politica; e Pompeo, protagonista dell’opera-testamento in cui biografia e invenzione coincidono. Accanto a loro, una costellazione di uomini e donne minori compone un affresco umano stratificato. Tra satira, confessione e invenzione.
Alex Urso
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