Voce tra le più promettenti del “nuovo” fumetto italiano, Eliana Albertini è protagonista della recente antologia di Canicola “A.M.A.R.E”, presente fra i nostri consigli di lettura estivi. L’abbiamo intervistata “strappandole” una storia in esclusiva per il nostro magazine.

Autrice protagonista dell’ultima raccolta di Canicola A.M.A.R.E., Eliana Albertini (Adria, 1992) è una delle nuove matite della nona arte italiana. Le sue storie parlano di adolescenza, provincia e altre “terre di mezzo”. L’abbiamo intervistata.

Cosa significa per te essere fumettista?
Significa avere l’opportunità di andare a fondo nelle cose con il mezzo espressivo che ho scelto, di osservare e di trasporre tutto filtrandolo con i miei disegni e le mie parole, di esercitarmi nel guardare e nel fare i fumetti, di capire le cose del mondo attraverso i fumetti e di capire i fumetti attraverso le cose del mondo.

Sei nata in provincia di Rovigo nel 1992. Mi aiuti a presentarti a chi non ti conosce?
Ho vissuto in un piccolo paese fino ai 19 anni, poi mi sono trasferita a Bologna per frequentare l’Accademia. Lì ho trovato tutto quello che mi serviva per capire cosa avrei voluto fare, ma soprattutto la consapevolezza che anche ciò che avevo vissuto dagli 0 ai 19 anni mi sarebbe stato molto utile. È stato bello anche per le esperienze “extra” accademiche, come Blanca, collettivo di fumetto e illustrazione che ho fondato nel 2013 insieme a Irene Coletto, Martina Tonello e Noemi Vola. Vivo ancora a Bologna ma ogni tanto mi piace tornare nei miei posti.

A TU PER TU CON ELIANA ALBERTINI

Sei considerata uno dei giovani talenti del fumetto italiano. Come ti collochi all’interno di questa scena, e cosa vedi intorno a te?
Personalmente non riesco a collocarmi, poi quando qualcuno lo fa difficilmente mi sento rispecchiata, ma credo sia normale. Ognuno nel lavoro altrui vede ciò che sente più vicino, interpretandolo, e probabilmente lo faccio anch’io con il lavoro degli altri. Quindi quando c’è da classificare faccio sempre un passo indietro, tendo a fruire liberamente così come mi piace disegnare e scrivere liberamente, senza impormi schemi o paletti. Detto ciò, credo che il fumetto in Italia stia vivendo un bel momento, e sono sempre più curiosa di ciò che può riservare il futuro.

Dal 2017, anno del tuo esordio con Luigi Meneghello, apprendista italiano, le cose sono molto cambiate. A che punto del tuo percorso sei?
È stato un libro che mi è servito molto e ancora adesso ci sono affezionata. Sono cambiate molte cose, dopo quello ne ho capite di più ma in realtà mi sento esattamente come allora: nel bel mezzo di una ricerca infinita. Al tempo mi spaventava molto, ora mi diverte e mi eccita. Forse sono più veloce e più consapevole di come voglio esprimere ciò che visualizzo nella mente, ma al tempo stesso sapere che ogni cosa può non essere mai esattamente uguale a quella precedente mi aiuta a vedere un futuro in quello che faccio, per ora. Che non è per nulla scontato.

Eliana Albertini, Just live the moment per Artribune Magazine
Eliana Albertini, Just live the moment per Artribune Magazine

DISEGNARE LA PROVINCIA

Nei tuoi lavori prevale sempre un forte senso di adesione alla realtà. Da cosa ti lasci ispirare?
Penso sempre che il mondo sia già pieno di storie che devono solo essere trovate e raccontate. Lo penso quando cammino per strada o quando sento parlare le persone che non conosco. Il guardare disimpegnato è diventato il modo per ispirarmi, soprattutto da quando ho iniziato a lavorare a Malibu, il secondo libro che ho realizzato per BeccoGiallo, che è per l’appunto una descrizione della realtà del mio luogo di origine.

E la tavola disegnata per Artribune, invece, da cosa nasce?
Questa è nata molto liberamente, partendo da un disegno che avevo già realizzato in precedenza: l’ho usato come pretesto per iniziare un dialogo interiore in cui penso molti possano ritrovarsi dopo questo lungo anno e mezzo.

Concludo con una domanda sul tema della provincia, che hai affrontato bene in Malibu. Cosa vuol dire raccontare, facendone parte, la periferia italiana? E quanto si è penalizzati (o viceversa, quanto si guadagna) stando lontani dai grandi centri culturali del Paese?
Rispondo partendo dal fatto che se io non facessi completamente parte di quell’universo non sarei mai riuscita a raccontarlo. Per questo motivo Malibu sarà sempre il libro del mio cuore, come la casa in cui si cresce da bambini. Penso che ci siano dei pro e dei contro sia nel crescere in città, sia nel crescere in provincia, ma personalmente non farei mai a cambio. Dalla provincia puoi imparare a vivere in città, ma è abbastanza difficile che avvenga il contrario.

Alex Urso

https://www.instagram.com/elianaliena_/

Versione integrale dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #61

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Autrici varie – A.M.A.R.E.
Canicola, Bologna 2021
Pagg. 168, € 18
ISBN 9788899524456
www.canicola.net

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.