“Play with Fire” è un’autofiction erotica, il diario disegnato di una donna che gioca col fuoco. In essa Nicoz Balboa racconta i primi dubbi, il coming out, l’amore e il sesso con le ragazze in un viaggio iniziatico fatto di humour, consapevolezza e passione. Alex Urso l’intervistata.

Di cognome fa come il celebre pugile, e con il fumetto picchia duro! Stiamo parlando di Nicoz Balboa, l’artista romana che trasporta i suoi eventi di vita nel mondo della carta illustrata. L’abbiamo intervistata, e ci siamo fatti lasciare una tavola tratta dal suo ultimo volume Play with Fire: storia di un personaggio in cerca della sua identità.

Cosa vuol dire per te essere fumettista?
Sai, non so ancora se mi considero totalmente “fumettista”. Da quando ho sedici anni autoproduco le mie storie, ma anche i miei disegni in altre forme. Sicuramente grazie al fumetto ho potuto esprimermi e vedere (ma soprattutto capire) la mia vita.

In effetti, a parte disegnare fumetti, fai molto altro: illustrazioni, tatuaggi e un’intensa vita da mamma. Come si coniuga il tutto all’interno del tuo percorso?
Non ho tempi morti e spengo raramente il mio cervello davanti a una serie TV o simili. Ho bisogno di vivere e sentire tutto appieno.

Il tuo ultimo libro si chiama Play with Fire (Oblomov, 2020), ed è un graphic mémoir che racconta le vicende di una donna in cerca della propria identità, innanzitutto sessuale. Me ne parli?
Play with Fire è soprattutto la ricerca di sé stessi andando per esclusione, eliminando strati su strati di personalità accumulati durante tutta la vita per cercare di nascondere dolori profondi.

Un ritratto di Nicoz Balboa
Un ritratto di Nicoz Balboa

IL FUMETTO COME TERAPIA PER NICOZ BALBOA

A livello tecnico il libro si presenta nella stessa veste del precedente Born to Lose: pagine di diario disegnate “male” in cui svisceri liberamente sorrisi, dubbi e insicurezze sulla tua vita. Ancora una volta, insomma, il fumetto, si conferma uno strumento “terapeutico” e di introspezione personale.
Personalmente non lo considero un diario, anche se il punto di vista è estremamente soggettivo e gli eventi sono scanditi da date. Mentre Born to Lose era semplicemente una selezione dei miei taccuini grafici, Play with Fire nasce da un lavoro di scrittura e riscrittura della mia esperienza personale e di riflessione sull’identità. Era, per me, un argomento troppo grande e intimo per poterlo disegnare direttamente senza fare un lavoro di analisi preparatorio. Ciò non toglie che il diario grafico resta per me pratica giornaliera – pratica che ho iniziato a “trasmettere” anche in corsi bimestrali che tengo su Zoom.

Viste le affinità tra le due pubblicazioni, Play with Fire può essere considerato un sequel del precedente?
Sia a livello stilistico che tematico non credo che i due libri abbiano molto in comune, ma devo dire che mi piace molto quest’idea che lanci. Infatti, idealmente, la fine di Born to Lose è ripresa nelle prime pagine di Play with Fire, anche se sul piano narrativo e temporale siamo in due momenti distinti. È come se ci fosse un fil rouge che li lega.

Nicoz Balboa – Play with Fire (Oblomov Edizioni, Quartu Sant'Elena, 2020)
Nicoz Balboa – Play with Fire (Oblomov Edizioni, Quartu Sant’Elena, 2020)

LA “NUOVA” VITA DI NICOZ BALBOA

Come detto, il tema centrale del volume è il tuo percorso di genere, affrontato in maniera spontanea, libera e ricca di humor. Cosa significa parlare di “gender” nel 2020?
Mi fa piacere che arrivi l’ironia: nonostante io sia un cancro piagnone è sempre molto importante nella mia vita. Parlare di genere è fondamentale affinché nessuno si senta isolato o fuori posto.

Anche in relazione a ciò: se provi a immaginare un lettore ideale, chi pensi che potrà trovare conforto sfogliando le pagine di questo volume?
Ti confesso che le reazioni a questo libro mi stanno sorprendendo. Se per Born to Lose le persone che si identificavano nella storia erano principalmente “mamme sull’orlo di una crisi di nervi” come me, mi aspettavo che Play with Fire toccasse principalmente persone nello spettro LGBTQ+. E invece mi accorgo che il sentirsi fuori posto può avvenire in tanti contesti e modalità diversi.

Alex Urso

Nicoz Balboa – Play with Fire
Oblomov Edizioni, Quartu Sant’Elena 2020
Pagg. 204, € 20
ISBN 9788885621992
www.oblomovedizioni.com

Versione integrale dell’articolo pubblicato su Artribune Magazine #57

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Alex Urso
Artista e curatore. Diplomato in Pittura (Accademia di Belle Arti di Brera). Laureato in Lettere Moderne (Università di Macerata, Università di Bologna). Corsi di perfezionamento in Arts and Heritage Management (Università Bocconi) e Arts and Culture Strategy (Università della Pennsylvania). Tra le istituzioni con cui ha collaborato in questi anni: Zacheta - National Gallery of Art di Varsavia, Istituto Italiano di Cultura di Varsavia, Padiglione Polacco - 16. Mostra Internazionale di Architettura Biennale di Venezia, Fondazione Benetton (catalogo “Imagus Mundi”), Adam Mickiewicz Institute. Nel 2017 è stato curatore della “Biennale de La Biche”. Dal 2014 scrive di arte per Artribune. Sempre per Artribune cura “Fantagraphic”, la rubrica di fumetti del sito. Suoi articoli e testi critici sono apparsi su cataloghi e testate di settore nazionali e internazionali.