Parola Magazine. La nuova rivista culturale che abolisce le firme

Parola Magazine è un progetto editoriale italiano che indaga temi del mondo contemporaneo, coinvolgendo tanti autori ma omettendo le loro firme. Si inizia parlando di museo

PAROLA è il nuovo progetto editoriale italiano di Leonardo Caffo, Rica Cerbarano, Marina Barbieri e Roberto Maria Clemente, che s’inserisce come una vera novità sul mercato. L’idea? Indagare, attraverso uscite semestrali, un tema della contemporaneità. Quattro uscite concludono un ciclo tematico in cui ogni parola viene interpretata in un dialogo scevro da autorialità, che lascia la possibilità al lettore di comprendere il senso e le intenzioni originali del discorso senza soggettivismi. Per questo, testi e fotografie non riportano i nomi dei rispettivi autori. Semplicemente, a conclusione di ogni numero, sono citate le varie figure che hanno contribuito al progetto.
Il primo numero tratta il tema del museo declinato attraverso gli scatti di 9 fotografi e le 17 interviste a personalità che lavorano nel mondo dell’arte, tra cui: Michele Coppola, Executive Director di Gallerie d’Italia di Torino; Giovanna Melandri, ex Presidente della Fondazione MAXXI di Roma; Rein Wolfs, Direttore dello Stedelijk Museum di Amsterdam, ma anche guide freelance di tutto il mondo e un importante studio di design di Milano, Formafantasma. Un’enciclopedia d’immagini e pensieri che raccontano il museo in modo assoluto.

PAROLA MAGAZINE: DISCORSO SENZA FIRME, LINGUAGGIO UNIVERSALE

Il filosofo tedesco Martin Heidegger diceva che la lingua dell’uomo contemporaneo è “una lingua postermenutica senza messaggio”. Se è vero che ci troviamo in un contesto di sovracomunicazione in cui le parole perdono significato conducendoci verso un’indifferenza e un offuscamento della percezione – che “la rende cieca dinanzi alle cose poco appariscenti, esitanti, silenziose, discrete, sottili” – PAROLA si riappropria dell’uso della lingua come mezzo di comunicazione, rappresentando un’importante eccezione che smentisce il pensiero di Heidegger e dà la speranza di un riscatto.
Per farlo, rifugge quel narcisismo che, secondo il filosofo coreano Byung-Chul Han, permea la società contemporanea, e costruisce un “dizionario polifonico di un mondo nuovo senza firme singolari, ma fatto di mappe tracciate per territori comuni”: in un’epoca in cui non sono più le azioni ma le personalità dei soggetti ad avere rilevanza, PAROLA contrappone un progetto in cui “non contano più i portatori delle idee ma le loro forme”. Solo così – togliendo il riferimento agli autori – è possibile pervenire a un linguaggio veramente universale, che raggiunga tutti, senza discriminazioni. “Le parole di Parola sono come il vento, di tutti e per tutti”, troviamo scritto nella dichiarazione di intenti del progetto.

Parola Magazine

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PAROLA MAGAZINE. LA PRIMA USCITA

Museo è la parola chiave della prima uscita, un concetto che rimanda nella mente dei più a un luogo statico e polveroso, qui analizzato calandolo nella contemporaneità. Cos’è il museo? È la prima domanda a cui sono chiamati a rispondere gli intervistati. Una domanda forse banale ma che ancora oggi non trova una risposta univoca, definitiva ed esaustiva al netto delle definizioni ufficiali come quella dell’ICOM. Si discute di tecnologia e digitale al servizio dell’istituzione museale, si parla di accessibilità ed educazione, si affrontano i temi della pandemia, del rapporto con il territorio e delle relazioni con il pubblico. Dalle risposte emergono pareri in accordo ma anche idee contrastanti che favoriscono il dialogo e la discussione attorno al museo: tutte le voci si uniscono nel riporre speranza nel futuro, perché “il ruolo sociale che ha un museo oggi è una funzione irrinunciabile”.
 
Camilla Elefante, Vittoria Attolini, Giovanna Ferro
esercitazione nell’ambito del corso di laurea “Arti Valorizzazione Mercato” dell’Università IULM

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Redazione

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