L’arte di Corrado Levi in un libro corale

Chi è Corrado Levi? E perché la sua pratica artistica è una delle più intriganti nel panorama italiano? Le risposte nel libro edito da Electa

Corrado Levi
Corrado Levi

Corpi è il titolo del volume pubblicato da Electa grazie a Monica Bottani, fondatrice e direttrice di Galleria Ribot. Luca Massimo Barbero, Beppe Finessi, Damiano Gullì e Maria Villa compongono un ritratto di Corrado Levi (Torino, 1936) che restituisce l’unicità del suo modo di lavorare e attraversare le arti. Corpi come tracce, segni, fantasmi di una molteplicità creativa e sensibile all’ascolto delle differenze e della pluralità dei linguaggi che si fanno occasioni e possibilità di un dialogo aperto e continuo con il mondo e poi l’etica, l’impegno, la scelta di saper dove essere. Corpi come stracci, strati, sessi che si fanno allusioni e memorie di mondi ai margini, in ombra, lontani dai riflettori del clamore mediatico, del vorticoso apparire a tutti i costi. Corpi come profili, abbozzi, versi e parole alla ricerca di significati ambigui, aperti, contaminati. Corpi come attori beckettiani sul palcoscenico di un’assurda esistenza tra mattoni, calcinacci e osterie.

L’ARTE SECONDO CORRADO LEVI

La vocazione artistica come un eterno cantiere, un’area di lavoro temporanea nella quale si svolge una quotidiana costruzione di un immaginario potente e stratificato. Una curiosità tentacolare che prende la forma dell’educatore, del pittore, dello scrittore, dell’architetto, dell’operaio/muratore che impasta e cementa una casa provvisoria in continua e tenace ristrutturazione e riformulazione. Un procedere senza sosta “attraverso acuti sincretismi. L’arte, la visione, la società, il respirare quieto e profondo del rapace e del palombaro senza risparmiarsi campi d’interesse, escursioni“, così Luca Massimo Barbero definisce la pratica artistica di Levi. Un lavorio continuo con il traffico delle cose quotidiane, con i sentimenti, le emozioni, le relazioni, gli incontri che creano un territorio, uno spazio fatto di appropriazioni e restituzioni. A volte è la leggerezza della scritta Di Corrado Levi che appare sulla parete d’ingresso dei bagni degli operai accanto alla sbiadita indicazione Uomini all’interno di una fabbrica in disuso, temporaneo luogo espositivo. Altre volte è sentire sulla propria pelle indossando gli indumenti lacerati, abbandonati dei migranti sugli scogli di Otranto. Una pratica artistica, quella di Corrado Levi, che vive nell’istantaneità dell’emozione e della desolazione come in Figura ripetuta a colori, una sequenza di silhouette maschili di differenti colori che ricordano gli studi sul movimento di Eadweard Muybridge oppure la testa in bronzo bendata Edipo. Beppe Finessi definisce “il fare e progettare ad arte” di Corrado Levi come capacità di “importare nel proprio lavoro, tra pittura e installazione, e tra architettura e design, le suggestioni e gli universi formali di altri autori, miti e sodali mostrando le tante possibilità” di un incontro, di una relazione profonda con e nella storia delle arti. “Chiamo Schifano Schifano, Accardi Accardi, Boetti Boetti, de Pisis de Pisis, Twombly Twombly, i quadri che faccio mentre mi attraversa Schifano Boetti…“, afferma nei suoi Diari di qua e di là Corrado Levi.

Corrado Levi. Corpi (Electa, Milano 2021)
Corrado Levi. Corpi (Electa, Milano 2021)

IL LIBRO SU CORRADO LEVI

Nella dettagliata biografia tratteggiata da Damiano Gulli emerge anche l’attività di curatore di Corrado Levi e in particolare la seminale e mitica mostra Il Cangiante al PAC di Milano del 1986. “Idiosincratico quadro della scena artistica contemporanea caratterizzata dall’accostamento delle opere per tensioni, assonanze e dissonanze e dalla assenza di gerarchizzazioni o periodizzazioni. Artisti sconosciuti sono affiancati ad altri celeberrimi, cultura alta e bassa si fondono e confondono”, commenta Damiano Gulli. A testimonianza ulteriore degli incontri che punteggiano l’esperienza artistica di Levi è da menzionare quello con Cinzia Ruggeri, designer e artista straordinaria fortunatamente in via di riscoperta, è in corso una mostra al Macro di Roma. L’incontro tra Levi e Ruggeri risale alla metà degli Anni Ottanta e prende la forma di un’incredibile collezione di accessori, Gioielli Guaritori. Si tratta, per riprendere le parole di Beppe Finessi, di “frammenti di un discorso sulla riconsiderazione dell’opera d’arte”.
Corpi è un’immersione nel mondo di Corrado Levi che, come emerge dallo scambio di pensieri e visioni con Maria Villa e dall’esaltazione grafica di Leonardo Sonnoli, “è come un’entità viva nello spazio e nel tempo, un furore”.

Marco Petroni

Corrado Levi. Corpi
Electa, Milano 2021
Pagg. 224, € 32
ISBN 9788892821309
https://www.electa.it

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.