Chi è e cosa fa un artista? Storia di un’intervista costruita su Google

L’artista Pino Boresta descrive il libro della collega Rita Vitali Rosati. Una riflessione sul ruolo degli artisti e un’occasione per affiancare parole su carta e discorsi sul web

Pino Boresta, Niente è la prova di niente, 2021
Pino Boresta, Niente è la prova di niente, 2021

In questo mondo, niente è la prova di niente, siamo noi che diamo senso alle cose, siamo noi che diamo senso alle nostre stesse azioni, siamo noi che rendiamo reale quello che viviamo. Ma può capitare che il proprio cervello viva come ostaggio l’esperienza di ciò che sta vivendo. È quello che a volte mi capita di pensare di me e del mio lavoro, ma anche del lavoro di altri artisti: “Devo uscire da questo gioco, devo trovare il modo di liberarmi da coloro che vogliono che non esca dalla torre”, “E se qualcuno ci volesse condannare a vivere prigionieri del nostro cervello facendoci vivere come realtà quello che percepiamo come vero, ma che in verità potrebbe non essere reale?” No! Non voglio dire che, forse, siamo tutti pazzi, ma il più delle volte la mente ha la funzione d’interpretare quello che si vive dando forma ad allucinazioni che sembrino il più possibile reali. Per cui, cosa accadrebbe se scoprissimo che la realtà in verità è solo una nostra illusione? Probabilmente il mio problema è che sono un appassionato di fantascienza, ma anche non leggendo testi scientifici ci si può accorgere facilmente che ormai anche la scienza ufficiale non è più troppo lontana da queste considerazioni, che sostengono che la realtà non esiste, e che in verità tutto gira intorno a noi e ai nostri desideri affinché questi si realizzino o non si realizzino. Quindi: se è il desiderio che muove il mondo e lo rende reale, chi è che fa in modo che il tutto non sia troppo semplice? Troppo semplice affinché lo stesso motivo del nostro esistere con i nostri desideri non perda senso di sussistere. Dio?

Rita Vitali Rosati – Dalla naftalina alla luna (Affinità Elettive, Ancona 2021) _copertina
Rita Vitali Rosati – Dalla naftalina alla luna (Affinità Elettive, Ancona 2021) _copertina

IL LIBRO DI RITA VITALI ROSATI

Ballerini, parrucchieri, fruttivendoli, musicisti, poeti, scrittori, giornalisti, insegnanti, agronomi, imprenditori, artigiani, fotografi, artisti, curatori, collezionisti: sono alcune delle figure professionali intervistate da Rita Vitali Rosati (Milano, 1949) per il suo ultimo libro dal bislacco titolo Dalla naftalina alla luna. Definita da più parti una eccentrica donna dalla colta e pungente ironia, da tempo ha fatto suo l’approccio relazionale per la realizzazione di opere d’arte, e da un quarantennio calca la scena del mondo dell’arte con la sua bizzarria artistica. Ecco cosa scrive l’autrice nel prologo e nell’epilogo di questa sua ultima fatica.

PROLOGO

(…) Mia vocina bella, fatti da parte che a memoria ha imparato la parte, non fare storie e datti senza vergogna, una dopo l’altra racconta la tua storia come hai sempre fatto, senza alcun pudore, le gioie le ansie e ancor di più ogni dolore. Raccontaci e raccontati le malefatte dell’arte, un resoconto crudele e consumato dalla parsimonia del fato a superare ostacoli inauditi, oggi sempre più inutili, senza più minuti a disposizione, perché finti. La mia età reclama gloria in ordine sparso ma a spasso senza boria: sono senza rima di conforto, sempre grata al destino più contorto, come il cane contento del suo osso. L’unica figlia che mi sta dappresso è sacra come loro e sempre mi aspetta, mi aspetta a tu per tu con la mia fretta…”.

EPILOGO

Suvvia non fare così, la vita è tutta un dono, un mordi e fuggi, una rimpatriata, un volemosebene una minchiata: non sciupare tutto nel finale, brindiamo agli anni ancora belli, datti una mossa, dimentica gli affanni, in fondo, dai, sei solo una mortale. Sfidando gli sforzi di Gurdjieff, in una tensione continua che non conosce altre procedure se non quelle di attivare le migliori e più spontanee risorse, sono giunta alla constatazione che ogni artista è tale se è tale e quale alle stigmate che indossa. (…). Scommessa che, per l’artista, sempre in ascolto come un veggente si riflette a volte (?) nella risata di Dio: come nel proverbio ebraico ‘L’uomo pensa, Dio ride’, una risatella scherzosa nel risveglio di un mattino. (…)”.

Rita Vitali Rosati
Rita Vitali Rosati

CHI È RITA VITALI ROSATI

Con Rita ci siamo conosciuti telematicamente perché leggevamo le reciproche elucubrazioni pubblicate qui e lì, per poi scambiarci l’indirizzo cominciando a ricevere graditi plichi di cara vecchia tradizionale posta, che conservo gelosamente nel mio archivio. Ci siamo poi incontrati personalmente in varie circostanze, non perdendo l’occasione di raccontarci artisticamente, ma non solo. Ma chi è Rita Vitali Rosati? Lo spiega bene lei stessa nell’ultima pagina del suo libro con un breve scritto dal titolo Per fortuna ci sono anch’io:
Rita Vitali Rosati è una singolare interprete delle proprie emozioni che elabora e traduce attraverso l’acuta osservazione del mondo della realtà quotidiana con intelligente e mai scontata ironia. Questo mezzo di comunicazione creativa, usato per mettere in luce le varie contraddizioni e limiti umani, nelle sue opere diventa il filo conduttore con cui si documenta lo ‘stato delle cose’. Spesso le sue immagini si distinguono per un doloroso sarcasmo che non aiuta a sopportare frustrazione e sconforti eppure spinge a reagire da un’insignificante quotidianità per giungere a qualcosa di più profondo nell’esperienza umana. Con grande capacità critica smaschera una società troppo spesso conformata i numerosi stereotipi sociali e li affossa con gli stessi mezzi con cui sono stati prodotti: manifesti pubblicitari con slogan e frasi, poi cartoline, azioni performative, installazioni e fotografia. Sono immagini inquietanti e provocatorie che impressionano per i loro contrasti ed esagerazioni ma funzionano in qualità di strumenti congegni sincretici capaci di attivare l’animo e la mente per un diverso rapporto con il mondo.
Il corpo essenziale della strategia della comunicazione diventa il mezzo privilegiato per la sua indagine e soggetto con cui ci si confronta. ‘Per fortuna ci sono anch’io’ è il titolo di un’opera equivalente a uno slogan che risuona come un detonatore contro il pubblico disattento nei riguardi dell’arte contemporanea. Per l’originalità della sua opera e per la straordinaria forza del messaggio è tuttavia impossibile non accorgersi della sua presenza”.

Rita Vitali Rosati – Dalla naftalina alla luna (Affinità Elettive, Ancona 2021) _pagine interne
Rita Vitali Rosati – Dalla naftalina alla luna (Affinità Elettive, Ancona 2021) _pagine interne

L’INTERVISTA DI VITALI ROSATI A BORESTA

Quando Rita nei primi mesi del 2018 mi ha invitato a rispondere a una serie di domande per il suo progetto editoriale, ecco cosa le ho risposto:
Cara Rita visto che qualcuno sostiene che spesso si finisce per scrivere sempre le stesse cose, e ripetere gli stessi concetti, ho pensato bene di utilizzare come risposte (escluso l’ultima) a queste tue domande delle frasi prese pari pari da alcuni miei scritti pubblicati qui e lì, asserzioni recuperate googlando il mio nome e cognome associato a parole chiave delle tue domande. Inaspettatamente ne è venuta fuori una serie di risposte altamente attendibili, a prova del fatto che, forse, quello che dicono è vero. Inoltre, per chi volesse divertirsi googlando le parti in virgolettato, potrà risalire facilmente agli articoli o interviste integrali su internet da cui sono state estrapolate queste risposte, e lì troverà qualcosa che potrebbe aiutare a capire un po’ di più il sottoscritto. Sempre che il sottoscritto venga ritenuto meritevole di approfondimento”.
Questa è la sperimentale intervista nata per il libro di Rita che tenta di mettere in simbiosi cartaceo e online, e che, seppur fruibile su carta, in virtù dell’inseparabile smartphone sempre con noi, trova la sua più naturale esistenza su internet. Per questo ecco a voi qui sotto la versione agevolata con tanto di link cliccabili dei testi originali da cui ho sottratto le frasi per rispondere alla altrettanto eccentrica iniziativa editoriale di Rita Vitali Rosati.

Ti pesa la verità?
Come ho già scritto da qualche parte: “In Italia la verità deve sempre percorrere strade tortuose e non è detto che venga conquistata”.

È preferibile una verità nuda o una bugia ben confezionata?
Come ho già scritto da qualche parte: “(…) chi usa le donne nude come sopramobili, io invece urlo solo la mia verità, che male faccio?

E tu, in quanto artista, di che colore vedi le bugie?
Come ho già scritto da qualche parte: “Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di non essere un terrorista ma un artista che fa valere le proprie ragioni con il suo lavoro. Per questo fino a quando avrò un alito di vita non smetterò di combattere la mia battaglia contro tutto, contro tutti e contro me stesso, non perché sono un vero artista, ma perché sono, sono uno, uno e basta”.

I sogni son desideri: meglio sognare o desiderare?
Come ho già scritto da qualche parte: (…) è sopraggiunto pure a me il desiderio di morire, per ricevere elogi a profusione”.

Immortale o immorale?
Come ho già scritto da qualche parte: “Lascia che di te rimanga solo l’idea, solo così potrai conquistarti l’immortalità che meriti”.

Quali certezze sono la sfida da raggiungere (nella tua quotidianità)?
Come ho già scritto da qualche parte: “La sfida di ogni vero artista deve partire dalla convinzione che non c’è più niente da fare, solo così riuscirà, forse, a dire cose utili agli altri”.

Come percepisci l’accelerazione dei diversi problemi odierni, in politica come nella società?
Come ho già scritto da qualche parte: “Condivido con loro [i situazionisti, N.d.A.] il corpus del problema ‘la società dello spettacolo’, e ritengo come sostengono loro che sia necessaria soprattutto la costruzione di nuove situazioni, di nuove attività, dove la condizione preliminare sia quella della ricerca di forme diverse di vivere”.

La tua vita nella scena artistica, e non solo, è in presa diretta?
Come ho già scritto da qualche parte: “Nella vita ognuno fa quello che ha il coraggio e la forza di fare, e ormai non biasimo più nessuno per quello che non ha fatto ma che poteva fare”.

La tua migliore ossessione?
Come non ho già scritto da qualche parte: “Il mio lavoro si sviluppa proprio in virtù delle mie molteplici ossessioni quotidiane. Questa è stata la parte più facile, quella più difficile (ma neanche tanto) è stato trasformare tutto questo in opere d’arte”.

Rita Vitali Rosati
Rita Vitali Rosati

LE INTERVISTE DI VITALI ROSATI

Altri personaggi del mondo dell’arte coinvolti nel progetto editoriale di Rita sono:
Antonio Zimarino Claudio Libero Pisani, Luca Panaro, Gabriele Perretta, Gian Ruggero Manzoni, Paolo Balmas, Riccardo Paracchini, Paolo Consorti, Casaluce Geiger, Liuba, Carmelita Brunetti, Fabiola Naldi, Nello Teodori, Stefano Schedda, Rita Soccio, Carlo Cecchi, Giovanni Gaggia, Wright Grimani, Stefano Ferrari, Samuel Montealegre, Emanuele Beluffi, Roberto Maggiori e altri ancora. Le interviste più interessanti sono decisamente quelle ai poeti ‒ Alessandra Paganardi, Alessandro Canzian, Eliza Macadan ‒ mentre la più toccante è quella di Mina Welby moglie di Piergiorgio Welby.
Un libro, insomma, che merita attenzione, anche per le colte citazioni riportate dall’autrice. E proprio con la più bella vorrei terminare questo mio scritto: “Forse, come scrisse Tonino Guerra negli ultimi istanti della sua vita, la morte è solo un assottigliarci come una foglia per passare sotto la porta che ci separa dall’altra stanza, per riconoscerci fatti della stessa sostanza dei sogni”.

– Pino Boresta

Rita Vitali Rosati – Dalla naftalina alla luna
affinità elettive edizioni, Ancona 2021
Pagg. 308, € 16
ISBN 9788873265313
http://www.edizioniae.it

Dati correlati
AutoreRita Vitali Rosati
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Pino Boresta
Pino Boresta nasce Roma e vive a Segni (Roma). Sulla scia di valori dei Situazionisti, di cui condivide impostazioni e finalità, realizza un’arte fatta di coinvolgimenti a tutto tondo, di se stesso e dei fruitori consapevoli o inconsapevoli delle sue opere. L’ambito privilegiato in cui interviene è la città. La ricerca dell'artista romano è fatta di domande, di provocazioni, di gioco, di sollecitazioni e di valorizzazione di dettagli insignificanti. Il suo lavoro cerca di scuotere gli animi e stimolare le riflessioni dalle anonime presenze dell’universo urbano, per renderle meno aliene (o alienate) proprio grazie a una presa di coscienza di chi osserva e decide di partecipare attivamente all’opera, rispondendo al pungolo di Boresta con una frase scritta su un adesivo, su un volantino trovato per caso sui muri delle città, con un’opinione lanciata per e-mail o con la propria fotografia, immagine che si banalizza (o mitizza) in un album di figurine che parla di quotidianità o di mondi circoscritti come quello dell’arte.