Cerchio esistenziale: l’autoreferenzialità secondo l’artista Pino Boresta

A chi non è mai accaduto di sentirsi depresso senza capirne il perché, poco prima che gli succedesse qualcosa di spiacevole? Allo stesso modo, a chi non è mai capitato di sentirsi allegro senza avere in realtà un vero motivo per esserlo? L’opinione di Pino Boresta sul concetto di autoreferenzialità

Omaggio a Dalí
Omaggio a Dalí

Oggi voglio essere latore di un pensiero che mi è balzato troppo rapidamente alla mente perché non ne consideri l’eventualità di condividerlo con voi:
E se il tempo scorresse in entrambe le direzioni? E se le precognizioni che a volte ci fanno prevedere il futuro fossero la prova? “No! Non è possibile…” sicuramente qualcuno starà latrando ora da qualche parte. Ma pensate se questa nostra doppia direzione esistenziale potesse da noi essere, per il momento, percepita solo a livello inconscio o nel migliore dei casi a livello intuitivo? Ciò allora sarebbe possibile? A chi non è mai accaduto di sentirsi depresso senza capirne il perché, poco prima che gli succedesse qualcosa di spiacevole? Allo stesso modo, a chi non è mai capitato di sentirsi allegro senza avere in realtà un vero motivo per esserlo? Queste riflessioni potrebbero confutare e incoraggiare la tesi della direzione del tempo in due diverse direzioni, e secondo alcuni anche più di due… ma non complichiamo la faccenda e limitiamoci oggi alle due possibili modalità “Avanti” e “Indietro”, che la nostra mente dovrebbe essere in grado di percepire, ma che per ragioni che sono oggetto di studio ci permette di riconoscere in realtà solo quella dell’”Avanti”.
Io, in realtà, sono più propenso a pensare che le precognizioni e gli stati emotivi piacevoli o spiacevoli che questi procurano siano determinati da algoritmi inconsci/intuitivi che il nostro cervello, molto più intelligente di noi, elabora velocissimamente in virtù di tutti gli elementi cosci ed inconsci del passato e del presente appena acquisiti, e a sua immediata disposizione. Ma non me la sento di escludere del tutto la teoria della doppia direzione esistenziale visto che alcuni fisici sostengono addirittura che il tempo non esiste e che questo sia soltanto un prodotto della nostra immaginazione… Ve lo spiego meglio la prossima volta, o forse lo spiegherete voi a me. Comunque sia, se il tempo dovesse scorrere in entrambe le direzioni, e io questo non lo so, forse, l’unica cosa che dovremmo cercare di fare (e che molti fanno pur non ammettendolo), è autoglorificarci nel tentativo di trovare un punto fermo in questo cerchio esistenziale dove “Avanti” e “Indietro” non esistono più. E qui la chiudo, con l’illusione di aver risposto così, anche, a qualcuno e a qualcosa.

IO SONO AUTOREFERENZIALE

– Io sono autoreferenziale e me ne vanto.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove che non sono un ipocrita come la maggior parte di quegli artisti che sfruttano i problemi sociali a titolo strumentale solo per raggiungere i propri obbiettivi.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di come vanno le cose nel mondo dell’arte.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove che bisogna partire da se stessi se si vuole imparare a conoscere gli altri.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di quale sia la differenza tra essere egoista, egocentrico, megalomane, presuntuoso e l’essere autoreferenziale.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di quello che sono disposti a fare e fanno gli artisti che non sono autoreferenziali pur di aver successo.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove che a volte si può essere più utile agli altri così, che diversamente.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove che quello che faccio è necessario, indispensabile e urgente.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di non essere un terrorista ma un artista che fa valere le proprie ragioni con il suo lavoro.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di avere sbagliato a rivolgermi a tutti coloro a cui era inutile rivolgersi.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove di continuare a sbagliare.
– Io sono autoreferenziale perché io so e ho le prove che a causa di tutto questo ho perso tutto ciò che avevo da perdere.
– Tutto questo io lo so e ho le prove.
– Per questo fino a quando avrò un alito di vita non smetterò di combattere la mia battaglia contro tutto, contro tutti e contro me stesso, non perché sono un vero artista, ma perché sono, sono uno, uno e basta.
– Uno lì dove l’ipocrisia è imperante, e questo è tutto.

– Pino Boresta

P.S. Dedicato a tutti gli autoreferenziali

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Pino Boresta
Pino Boresta nasce Roma e vive a Segni (Roma). Sulla scia di valori dei Situazionisti, di cui condivide impostazioni e finalità, realizza un’arte fatta di coinvolgimenti a tutto tondo, di se stesso e dei fruitori consapevoli o inconsapevoli delle sue opere. L’ambito privilegiato in cui interviene è la città. La ricerca dell'artista romano è fatta di domande, di provocazioni, di gioco, di sollecitazioni e di valorizzazione di dettagli insignificanti. Il suo lavoro cerca di scuotere gli animi e stimolare le riflessioni dalle anonime presenze dell’universo urbano, per renderle meno aliene (o alienate) proprio grazie a una presa di coscienza di chi osserva e decide di partecipare attivamente all’opera, rispondendo al pungolo di Boresta con una frase scritta su un adesivo, su un volantino trovato per caso sui muri delle città, con un’opinione lanciata per e-mail o con la propria fotografia, immagine che si banalizza (o mitizza) in un album di figurine che parla di quotidianità o di mondi circoscritti come quello dell’arte.