Il design di Alessandro Mendini nella riedizione dei suoi scritti

Una delle icone del design postmoderno, La poltrona di Proust, rivive nella riedizione della raccolta di scritti e disegni elaborata da Alessandro Mendini.

Alessandro Mendini con il suo autoritratto, 2014. Photo Carlo Lavatori
Alessandro Mendini con il suo autoritratto, 2014. Photo Carlo Lavatori

Perdersi tra i pensieri, i disegni e le visioni di Alessandro Mendini (Milano, 1931-2019) rappresenta sempre un’epifania intesa come manifestazione diretta di un viaggio di scoperta, di assaggio della profondità. Un massaggio catartico che libera il progetto dai vincoli del risultato per accompagnarci in un rimbalzo continuo di luoghi, storie, persone, incontri e scontri.
Così è sintetizzato questo sentimento anarchico nel retro di copertina della riedizione de La poltrona di Proust uscita da poco per nottetempo nella collana saggi | architettura: “La mia vocazione è un istinto: quello di cercare dentro e fuori di me dei segnali visivi, e di elaborarli e di restituirli, di trasformarli in ‘ realtà’. Questo è il mio unico e labirintico lavoro“.

GLI SCRITTI DI ALESSANDRO MENDINI

Curata con grande attenzione storica e critica da Marisa Galbiati, dopo trent’anni dalla prima edizione, questa serie di “telegrammi incisivi e quasi aforistici compone un piccolo teatro popolato di oggetti, pensieri e idee sul mondo del progetto“, afferma la curatrice del volumetto. Ad aprire questo scrigno di preziose gemme è un disegno del 1972 dal titolo evocativo e icastico, Don’t try to solve, che funziona da efficace preludio a Il Mendini pensiero, l’appassionata introduzione della Galbiati che rivela tutta la potenza ancora in fieri della riflessione mendiniana. Un percorso, un processo finalizzato a “svolgere il mio naturale atto vitale che è quello di produrre immagini“, così definisce Mendini il suo pensiero progettuale.
È un continuo rimescolamento di suggestioni e stimoli, accomunati da alcuni grandi amori, come quelli sempre dichiarati per Fortunato Depero e Vasilij Kandinskij, a dare forma a un immaginario in continuo divenire che prova a demolire consolidati retaggi funzionalisti per aprire l’universo del progetto ad atmosfere, sentimenti, colori, musiche e concetti dal più umile al più complesso. Tutto parte da una constatazione conclamata della crisi del progetto moderno per generare linguaggi espressivi capaci di esaltare la decorazione e la banalità del quotidiano. “Tutto quello che si poteva dire con il design è stato detto, non rimane che riprogettare oggetti già progettati e realizzati da altri“.

Alessandro Mendini, Alessandro «Sub Specie» di lampadario, 2006
Alessandro Mendini, Alessandro «Sub Specie» di lampadario, 2006

RIPENSARE IL DESIGN

Nasce così la filosofia del redesign di cui La poltrona di Proust è icona indiscussa. Alla lettera P di questo abecedario mendiniano che è il volume c’è scritto: “Ho trovato un valido ready made in una poltrona di forma settecentesca, e ho scelto il particolare puntinista di un prato di Signac, come texture che invade tutta la poltrona… fare cioè un oggetto esteticamente interessante partendo da un falso“.
Il pennarello su carta del 2004, Nebulosa, si accorda a un aforisma legato alla pittura in cui Mendini rivela in maniera chiara come il progetto si traduca in una scelta esistenziale, in una forma di vita fatta di scelte successive. Il volumetto scorre come un fiume attraverso approdi casuali e liberi anche se ordinati dalle lettere dell’alfabeto, restituendo tutta la profondità e complessità dello sguardo mendiniano sul mondo delle arti visive, dell’architettura e del design con inciampi diffusi nella vita, nello scorrere del tempo. È quello che emerge dal paragrafo dedicato a (Le mie) riviste in cui l’autore, instancabile artefice di rivoluzioni editoriali, afferma che Casabella, Modo, Domus corrispondono a dei momenti precisi e diversi della sua vita. “È un’attitudine indefinita, un bisogno irresolubile di contatto…“. Ecco che in questa tensione aptica e relazionale può essere racchiuso il senso profondo di questa riedizione di un classico della letteratura teorica e critica dedicata alla cultura del progetto. Un grande merito che va riconosciuto all’ottimo lavoro editoriale di nottetempo.

Marco Petroni

Alessandro Mendini – La poltrona di Proust
Nottetempo, Milano 2021
Pagg. 144, € 14
ISBN 9788874529117
www.edizioninottetempo.it

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AutoreAlessandro Mendini
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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.