Van Gogh, un raffinato intellettuale. Il libro di Mariella Guzzoni

La passione di Vincent van Gogh per i libri è il cuore pulsante della nuova fatica editoriale di Mariella Guzzoni, pubblicata da Johan & Levi.

Vincent van Gogh, Romanzi francesi con rosa in un bicchiere (Romans parisiens), olio su tela, 73 × 93 cm, Parigi, ottobre-novembre 1887. Collezione privata
Vincent van Gogh, Romanzi francesi con rosa in un bicchiere (Romans parisiens), olio su tela, 73 × 93 cm, Parigi, ottobre-novembre 1887. Collezione privata

Da un decennio a questa parte, ed è davvero cosa ammirevole, l’attenzione di Mariella Guzzoni si è tutta concentrata sulla vita e sull’opera di Vincent van Gogh, una figura dell’arte troppo frettolosamente inserita dagli storici nel calderone deforme del Postimpressionismo e che invece va guardata da una latitudine diversa, quella ad esempio di un intellettuale radicale, di un capo tribù o, come ha giustamente rilevato Antonin Artaud in tempi non sospetti, di un suicidato della società che non ha mai smesso di studiare e ricercare e setacciare e sgualcire e screpolare e increspare la superficie stanca della pittura (come pure quella della scrittura), per far emergere negli anni lacerti di io, brani e brandelli d’una vita interiore ferita dalla forza del pensiero, capace di trovare “una via d’uscita dalla disperazione cupa e stagnante” del mondo, “dalla sensazione di pietrificazione” che bagna la mente.

Mariella Guzzoni ‒ I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato (Johan & Levi, Monza 2020)
Mariella Guzzoni ‒ I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato (Johan & Levi, Monza 2020)

IL LIBRO DI MARIELLA GUZZONI

Dopo un imperdibile volume (L’infinito specchio. Il problema della firma e dell’autoritratto in Vincent van Gogh) pubblicato nel 2012 per le ormai cessate attività delle edizioni et.al (il volume è stato poi seguito a ruota nel 2014 da Van Gogh. L’infinito specchio e da due accurate esposizioni, Van Gogh. La passione per i libri nel 2015 e Van Gogh. Il mio Giappone nel 2017), Guzzoni torna dunque sulle orme dell’artista olandese: e questa volta per mostrarci lo sguardo affilato di uno studioso vorace di libri, del tutto attento a decifrare il proprio tempo e a seguire l’odore di alcuni amori letterari (Charles Dickens, Balzac, Victor Hugo, Michelet): veri e propri “compagni di viaggio” nei quali trova gli interlocutori perfetti per la stesura di un racconto interiore che si nutre di realismo (“nell’estate del 1882 scopre Émile Zola”, di cui legge subito Le Ventre de Paris, Nana, La Curée, Son Excellence Eugène Rougon, La Faute de l’abbé Mouret, L’Assommoir e nel luglio dello stesso anno anche Le moment artistique di cui fa propria, metabolizzandola, l’affermazione “un’opera d’arte è un angolo della creazione visto attraverso un temperamento”), di illustrazione (che è per lui “una specie di Bibbia per artisti”), di letteratura e poesia, di arte, di cultura moderna, di stampe giapponesi, di teoria della percezione (studia sistematicamente la Grammaire des arts du dessin di Charles Blanc da cui assorbe la teoria della stella cromatica). “Dotato di una memoria formidabile, il suo archivio immaginario non è solo quello puramente visivo”, puntualizza già nell’introduzione Guzzoni, “ma viene arricchito da un altro importante elemento”, quello dei “libri sull’arte”, che ci guida in tutto il racconto a partire dal 1869, da quando a sedici anni van Gogh lascia il paterno giardino per intraprendere un felice lavoro con la Goupil & Co. (galleria d’arte e casa editrice con sedi sparse per l’Europa): van Gogh “conosce innumerevoli opere d’arte dalle letture delle descrizioni, fitte di dettagli, che divora nelle monografie, biografie d’artisti, o guide nei musei […]” e si muove con disinvoltura tra lingue diverse (il nederlandese, l’inglese, il francese) per creare una propria mappa interiore della cultura e dar voce a una pittura che scrive e descrive, a una scrittura che dipinge le cose povere e umili, gli ultimi strati della società.

Vincent van Gogh, Natura morta con cipolle, olio su tela, 49,6 × 64,4 cm, Arles, 1889. Kröller Müller Museum, Otterlo
Vincent van Gogh, Natura morta con cipolle, olio su tela, 49,6 × 64,4 cm, Arles, 1889. Kröller Müller Museum, Otterlo

LE PASSIONI DI VAN GOGH

Con I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato, volume pubblicato da Johan & Levi come n. 39 della collana Saggi d’arte, siamo oggi di fronte a un attentissimo lavoro che entra in profondità nella vita e nell’opera dell’artista olandese per carpire e capire (farci capire) e decifrare anche i più leggeri stati d’animo che riguardano un intellettuale totale, spugnoso, assorbente, curioso di tutto e passionale. “Ad esempio per citare una passione tra le altre”, scrive l’artista in una lettera indirizzata a suo fratello Theo e scritta a Cuesmes tra martedì 22 e giovedì 24 giugno 1880 circa (le 903 lettere scritte dall’artista, almeno quelle conosciute e catalogate, sono consultabili online all’indirizzo vangoghletters.org), “io ho una passione più o meno irresistibile per i libri e ho il bisogno di istruirmi continuamente, di studiare, se vuoi, proprio come ho bisogno di mangiare il mio pezzo di pane”.

VAN GOGH E I LIBRI

Nella sua morbida divisione, quasi a tracciare una scansione temporale e filologica sul van Gogh letterato, il lavoro di Guzzoni tratteggia un percorso raffinato che ruota però – volutamente, intelligentemente – soltanto “intorno ai libri ‘preferiti’, in un continuo dialogo tra il suo lavoro d’artista e gli autori e gli illustratori che lo hanno ispirato”. La scelta nasce infatti dall’idea di tracciare un racconto serrato soltanto sui grandi amori dell’artista – del resto il Vincent van Gogh: A Literary Mind (2009) di Van der Veen e a True to Temperament. Van Gogh and Naturaliste Literature (1992) di Judy Sund hanno magistralmente offerto un perimetro esteso sulla fame di scrittura e di immagini che anima la vita di van Gogh – che sono, in questi sette capitoli offerti da Guzzoni con una scrittura saggistica sempre più chiara nel raccontare atmosfere e momenti cardinali di una vita pienamente vissuta (“i libri la realtà e l’arte sono una cosa sola per me”), viatico di un racconto in prima persona e che ci porta a entrare magicamente nel pensiero dell’artista, nel suo “sguardo” direbbe Franco Rella: ad averlo insomma a fianco a noi proprio mentre leggiamo questo elegantissimo volume e a guardarlo mentre “si impregna di parole, le interiorizza, le mastica, piegandole alla sua volontà, e assegnando loro un destino nel tempo”, fino a raggiungere le alte vette di una pittura che parla ad alta voce e la cui eco giunge forte a noi.

Antonello Tolve

Mariella Guzzoni ‒ I libri di Vincent. Van Gogh e gli scrittori che lo hanno ispirato
Johan & Levi, Monza 2020
Pagg. 232, € 28
ISBN 9788860102577
www.johanandlevi.com

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AutoreVincent Van Gogh
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.