Intervista a Gabriele Picco, artista e scrittore che ha da poco pubblicato con Postmedia Books il graphic novel “New York era piena di zigomi”.

Prende spunto dal lungo soggiorno newyorkese di Gabriele Picco (Brescia, 1974) il suo recente graphic novel intitolato New York era piena di zigomi. Un tuffo nel passato, fra le esperienze vissute nella Grande Mela.

Hai recentemente pubblicato per Postmedia Books il graphic novel New York era piena di zigomi, storia autobiografica (al 99% per tua stessa ammissione) degli anni newyorkesi da te trascorsi alla ricerca del successo e della affermazione come artista. Per chi non avesse letto il libro, partiamo dalla scelta del titolo. Perché gli zigomi?
Gli zigomi sono qualcosa che fa assomigliare le persone a delle sculture. Nel 1999 dipinsi un quadro intitolato Mi innamorai di uno zigomo, venne anche pubblicato su una nota rivista d’arte. L’origine del dipinto era legata al fatto che quando camminavo per Milano (e poi New York) io davvero mi innamoravo degli zigomi delle donne che incontravo.

E gli zigomi introducono una tematica spesso presente nei tuoi lavori, il sesso, narrato in maniera scanzonata, senza pudori e con grande naturalezza, debolezze e “fallimenti” inclusi. Da cosa deriva questa volontà di, quasi letteralmente, mettersi a nudo?
Mah, la verità è che io non ho nessuna volontà, quando faccio qualcosa è perché la sento necessaria e mi viene spontanea. Poi posso fare dei ragionamenti, ma sono quasi sempre sbagliati!

È molto interessante anche il fatto che nel libro ripercorri la genesi di diversi tuoi lavori. Il guardare alle tue opere retrospettivamente ne ha modificato oggi senso e lettura? Sei pentito di alcune scelte intraprese o non intraprese?
Ti confesso che la genesi di alcuni lavori descritta in questo libro è mescolata alla fantasia e comunque ripensare alle mie opere passate mi aiuta a capire meglio chi sono oggi e dove voglio andare. Non mi sono mai pentito delle mie scelte, ogni tanto mi è capitato di provarci, ma lo trovo irrispettoso nei confronti del me passato.

Gabriele Picco - New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)
Gabriele Picco – New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)

IL GRAPHIC NOVEL DI GABRIELE PICCO

Come nasce invece l’idea di raccontarti attraverso un graphic novel? Perché, ad esempio, non un romanzo, visto che anche la scrittura è una pratica ricorrente per te?
Quando ho iniziato il graphic novel avevo appena finito di scrivere la prima stesura di un romanzo e di solito, se ho scritto per lungo tempo, mi viene istintivo disegnare. Eravamo durante il primo lockdown, ero piuttosto spaventato e depresso, così mi sono messo a pensare a quando ventenne avevo preso le mie valigie ed ero andato a New York. Insomma, un momento della mia vita totalmente opposto a quello che stavo vivendo, forse un modo per mantenermi vivo, nel ricordo.

New York è ed è stata oggetto di numerosi film, romanzi, serie televisive, opere, canzoni. Come fare a rappresentarla senza cadere nei soliti cliché? O New York è a tutti gli effetti un grande cliché?
Ho scritto di New York semplicemente perché ci ho vissuto alcuni anni, ma, a dirti la verità, più che la città, sono le persone che incontravo i veri protagonisti e non credo di essere caduto in troppi cliché, almeno spero! Comunque in generale per non cadere nei cliché è importante focalizzarsi su se stessi, sulle proprie esperienze, sul proprio modo di vedere le cose perché è unico. Non ho raccontato di quando salii sull’Empire State Building, per esempio, ma ho preferito parlare della mia stanzetta del Queens o dell’esperienza nel Lower East Side in una casa occupata da un artista amico di Pasquale Leccese, il mio gallerista di allora.

Dicevamo che la componente autobiografica è centrale nel libro. Si ritrovano le tue ossessioni, le tue passioni, lo humor e tutte le figure e gli immaginari che popolano le tue opere e i tuoi romanzi. Dalla lettura emerge però che a New York non sono stati anni facili, per quanto stimolanti…
Vivere a in quella città è sempre una sfida, lo descrive bene Fran Lebowitz nella docuserie di Scorsese da poco uscita su Netflix. Ma ne vale sempre la pena.

Il graphic novel è una sorta di tragicomico romanzo di formazione. Quanto e come New York ti ha cambiato? Quanto resta oggi di quella esperienza? E perché, proprio oggi, hai scelto di raccontarla?
Mi ha cambiato perché mi ha costretto a crescere in fretta, mi ha insegnato ad arrangiarmi e soprattutto mi ha fatto capire che l’Italia non era il centro del mondo. E in questo modo ho capito meglio il mio Paese, amandolo in maniera più consapevole. A New York ci ho vissuto fino a sei anni fa. Di quella esperienza mi restano molti amici che sento spesso e l’amore per le culture più disparate. Come ho già detto, non ho scelto di raccontarla, è stata una cosa spontanea, in contrapposizione a un momento di stallo, dovuta al virus.

Sei ancora in contatto con Massimiliano Gioni e Maurizio Cattelan, special guest del tuo libro?
Cattelan non l’ho mai frequentato, anche se sono sempre stato un suo grande ammiratore. L’ho incontrato in un paio di occasioni e mi fu presentato da Massimiliano, con il quale non sono più in contatto, ma gli farò avere sicuramente il libro.

Gabriele Picco - New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)
Gabriele Picco – New York era piena di zigomi (Postmedia Books, Milano 2021)

DISEGNI E PROGETTI DI GABRIELE PICCO

Una figura centrale, che tratteggi con grande ironia mista a dolcezza, è tua nonna Zuma, cui è dedicato il libro. È evidente quanto sia stata per te importante. Che rapporto avevi con lei? Ti leggeva davvero le carte?
Lei è stata per molto tempo la mia migliore amica. Quando avevo 17 anni si era messa in testa di aiutarmi a fare la mia prima mostra e girava per le gallerie della città con il mio portfolio. Riuscì a organizzarmi il mio primo studio visit. E, sì, mi leggeva le carte quando mi innamoravo di una ragazza, quando dovevo fare una mostra o quando inviavo i miei manoscritti agli editori.

Tutto il graphic novel è disegnato a biro Bic. Come sei arrivato alla scelta di questo mezzo? In una nostra conversazione di alcuni anni fa su queste pagine affermavi che il disegno per te rappresenta l’anello di congiunzione tra il tuo cervello, le tue idee e il mondo reale. È ancora e sempre così?  
Sì, il disegno è qualcosa che mi viene molto naturale. Uso la biro Bic perché in casa sono circondato da biro Bic. Non sono uno di quelli che cercano il materiale di un certo tipo. No, ho sempre disegnato così. Anche i disegni che sono nella collezione del MoMA sono eseguiti a biro Bic su carta da stampante.

Dopo il libro, a quali opere e progetti stai lavorando?
Ho suddiviso il mio studio in tre parti: una per disegni, dipinti e sculture, l’altra per scrivere e la terza per la produzione di oggetti collaterali. Sto per commercializzare alcune magliette con miei disegni e sto producendo un oggetto di design. Sul fronte mostre mi hanno appena invitato a una bipersonale in un museo per il 2022 e sto abbozzando delle idee per nuove sculture che probabilmente esporrò in quella occasione.

Damiano Gullì

https://gabrielepicco.com/

Gabriele Picco ‒ New York era piena di zigomi
Postmedia Books, Milano 2021
Pagg. 200, € 21
ISBN 9788874902996
http://www.postmediabooks.it/

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AutoreGabriele Picco
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Damiano Gullì
Damiano Gullì (Fidenza, 1979) vive a Milano. I suoi ambiti di ricerca sono l’arte contemporanea e il design. Dal 2020 è Head Curator del Public Program di Triennale Milano. Dal 2004 si occupa di comunicazione per Triennale Milano, dove dal 2018 è anche Assistente Curatore del Direttore del Museo del Design Italiano. Del 2020 la curatela, con Joseph Grima, della monografica "Corrado Levi. Tra gli spazi" in Triennale Milano. Ha curato diverse mostre in Italia e suoi testi compaiono in cataloghi e pubblicazioni italiane e internazionali. Scrive regolarmente per “Flash Art”, “Inventario” e "Artribune", per la quale ha creato la rubrica "Pittura Lingua Viva".