Gli Stati Uniti e il sentimentalismo (in arte)

Un libro pubblicato alla fine del 2018 da Rebecca Bedell, docente al Wellesley College del Massachusetts, spiega come l’opposizione al sentimentalismo testimoni spesso di una incomprensione critica. E può tornare utile per interpretare certe comunicazioni provenienti dagli Stati Uniti.

Magari non susciterà l’interesse più acuto l’analisi dei casi specifici di autori come John Trumbull o Charles Wilson Peale. Poco male, perché è la riflessione generale proposta da Rebecca Bedell a chiamare in causa il pregiudizio nei confronti di quel meccanismo più o meno strumentale che “moves to tears”. Detto altrimenti, l’avversione maturata negli ambienti professionalmente artistici per il sentimentalismo.

LA TESI DI REBECCA BANDELL

Anziché difendere in sé la ricerca di un rapporto empatico con l’osservatore, l’autrice rivendica la strumentalità che spesso permea il sentimentalismo. E qui tornano utili gli esempi: Henry Ossawa Tanner, per citarne uno, aveva come secondo fine l’abolizione della schiavitù e l’opposizione all’antisemitismo.
Si dirà: parliamo di illustratori più che di artisti, cioè di autori che asserviscono l’arte a un fine eteronomo, e infatti sono nomi di seconda fascia. Obiezione respinta dalle pagine su John Singer Sargent e Mary Cassatt.

Thomas Hovenden, Breaking Home Ties, 1895. Philadelphia Museum of Art
Thomas Hovenden, Breaking Home Ties, 1895. Philadelphia Museum of Art

A COSA SERVE UN LIBRO DEL GENERE?

Al di là dell’interesse specifico, il libro di Rebecca Bedell è utile per inquadrare più generalmente e attualmente una forma di comunicazione che dagli Stati Uniti ha pervaso buona parte del mondo occidentale (non tutto: in Giappone, ad esempio, si propende per stilemi ben differenti) e dall’ambito più strettamente “pubblicitario” si è diffuso nei campi più vari, quello politico in primis.
Ciò non significa che negli States sia assente l’argomentazione – si tratterebbe di una semplificazione priva di attinenza con il reale, come ogni semplificazione d’altronde – ma è indubbio che l’affiancamento più o meno strumentale della componente emozionale e sentimentale ha radici profonde e talora proficue, come testimoniano appunto gli esempi discussi dall’autrice, che risalgono all’Ottocento, ma anche gli eventi più recenti e drammatici della politica americana. Dove l’assalto a Capitol Hill è giustificato da una setta che crede a un complotto mondiale basato su una pedofilia diabolica. E si sa che un cucciolo (umano per di più) in pericolo tocca le corde più intime…

– Marco Enrico Giacomelli

Rebecca Bedell – Moved to Tears
Princeton University Press, Princeton-Oxford 2018
Pagg. 232, $ 44,49
ISBN 9780691153209
https://press.princeton.edu/

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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, la Libera Università di Bolzano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.