Essere senza casa. Il saggio di Gianluca Didino sugli strani tempi in cui viviamo

Smarrimento, incertezza, instabilità, ma anche apertura a un “nuovo” che fino a pochi mesi fa non avremmo potuto immaginare. C’è questo e molto altro nell’analisi del tempo presente condotta da Gianluca Didino nel suo nuovo saggio targato minimum fax.

Gianluca Didino ‒ Essere senza casa (minimum fax, Roma 2020), dettaglio della copertina
Gianluca Didino ‒ Essere senza casa (minimum fax, Roma 2020), dettaglio della copertina

Essere senza casa. Sulla condizione di vivere in tempi strani si candida a essere una delle letture necessarie per contrastare o accogliere lo smarrimento esistenziale che sta segnando la nostra contemporaneità. L’autore Gianluca Didino, scrittore e saggista piemontese, appartiene a quella generazione di trentenni, quarantenni, lavoratori cognitivi con la valigia sempre pronta alla ricerca di possibilità, di definizioni di una soggettività, un modo di vivere in un sistema governato da competitività e precarietà. A partire da alcuni dati biografici, la ricerca di una casa a Londra nel periodo pre Brexit, l’autore indaga cosa significhi vivere in tempi strani dove le forme, le idee della contemporaneità sono condizionate da fattori “esterni” che provocano un perenne stato di unheimleich, uncanny, perturbamento.

IL SAGGIO DI GIANLUCA DIDINO

Didino ci racconta, con una prosa fluida sospesa tra tonalità letterarie e profondi riferimenti teorici, le trasformazioni degli spazi urbani, degli immaginari generazionali in una metropoli occidentale come Londra, archetipo di tutti i fenomeni che dominano il nostro tempo. Londra è un hub del potere finanziario, una piattaforma estrattiva del lavoro immateriale e cognitivo. “Inosservato dai più, un nuovo mondo si è sostituito a quello vecchio, trasformando la faccia familiare della nostra quotidianità“, ci avverte l’autore. È il mondo dell’ipermodernità dominato da una perdita di riferimenti, quasi una dissonanza cognitiva che dà vita a un’ipnosi collettiva. Siamo consumatori di estetiche dei decenni passati, surfiamo tra gli stili creando ibridi che impazzano sui profili social e nel web. È il tempo impazzito ‒ out of joint, del capitalismo delle piattaforme. È il tempo del Covid-19 e di Space X che ha portato in orbita il suo particolare carico, un’automobile elettrica Tesla Roadster verso l’orbita di Marte intorno al Sole.  È il tempo di Elon Musk e Grimes. È il tempo della Guccification. Didino ci accompagna in questi tempi strani rendendo un doveroso omaggio al compianto Mark Fisher e in particolare al suo The weird and the eerie. Lo strano e l’inquietante nel mondo contemporaneo di cui ha opportunamente curato la postfazione. È ancora la propria vita, il ricordo di segni premonitori che da personali si fanno universali a illuminare le pagine di questo lavoro di scandaglio nelle pieghe della contemporaneità.

Gianluca Didino
Gianluca Didino

PAROLA A DIDINO

Nel 2007 a Torino, a una festa a tema anni Cinquanta, la sensazione era quella di essere entrati in ‘Ritorno al futuro’… Come nel film di Robert Zemeckis si respirava un’atmosfera di tempi accumulati alla rinfusa… Quel contesto di ossessiva riproduzione del passato dava la strana sensazione di essere finiti in un mondo disfunzionale, un presente alternativo dove il tempo aveva smesso di scorrere nella giusta direzione… Eravamo tutti culturalmente morti, spettri in una cultura spettrale. Scoperchiando archivi sepolti nei meandri più nascosti di sottoculture dimenticate, internet non ci stava portando verso il futuro – che sembrava ogni giorno più vago e incerto – né serviva a restituire l’energia del passato ma ci stava trascinando in un eterno e inquietante presente“, afferma Gianluca Didino. È la sensazione di vivere tra fantasmi, spettri di un tempo che non è più e non è ancora, dove l’accelerazione tecnologica del delivery spinto e del sesso online restituisce forme culturali bloccate in un eterno presente.

GUARDARE AL FUTURO

Il grande merito di Didino è quello di tratteggiare un saggio utile a leggere le maglie senza bordo di una realtà complessa. Ci si muove fragili e provati con il viso coperto su una soglia dove si fa sempre più spazio lo smarrimento, una demondificazione per dirla con Heidegger. Nessuna comfort zone ma solo l’energia per comprendere e provare a reagire al “non sentirsi più a casa in questo mondo”. Ecco che entra in gioco la spinta etica, politica dell’autore che ci invita a vivere senza paura dell’ignoto aprendoci a un amore per l’inconoscibile dove terrore e meraviglia per il nuovo possono far deflagrare la passività dilagante. Un’apertura a tutto ciò che non può essere capito e assimilato facilmente.  Essere senza casa è una cassetta degli attrezzi per smontare e rimontare il nostro reale.

Marco Petroni

Gianluca Didino ‒ Essere senza casa. Sulla condizione di vivere in tempi strani
minimum fax, Roma 2020
Pagg. 172, € 15
ISBN 9788833891569
www.minimumfax.com

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.