La danza e il pubblico raccontati da un nuovo libro

“Il Pubblico in Danza” è una raccolta di storie, esperienze dirette ed espedienti per favorire l’incontro fra spettatore e linguaggi del corpo. Ne abbiamo parlato con gli autori.

Laboratorio Maestri di sci Prali, Progetto Mon jour. Photo Chiara Bruno
Laboratorio Maestri di sci Prali, Progetto Mon jour. Photo Chiara Bruno

Nel mondo dell’arte dal vivo il tema della fruizione da parte del pubblico è all’ordine del giorno: da un lato è inevitabile, dato che per definizione quest’arte esiste solo quando avviene uno scambio fra chi fa e chi assiste, dall’altro il dibattito sembra essere sempre più acceso da quando ci si è resi conto che l’offerta risulta molto più alta della domanda. Nel mondo della danza, in particolare, la questione è aperta e in continua evoluzione: di questo tratta il libro Il Pubblico in Danza, secondo volume dopo Tempo Fermo di Stefano Tomassini della collana Bermudas edita da Scalpendi. Lorenzo Conti, curatore artistico e operatore teatrale, Maddalena Giovannelli, docente all’Università Statale di Milano, e Francesca Serrazanetti, docente e ricercatrice presso il Politecnico di Milano, sono gli autori di questo testo che analizza la questione da vari punti di vista, dando particolare spazio a quello degli artisti.
Abbiamo scelto di suddividere la tematica in tre linee guida” ‒ spiega Lorenzo ‒ “e di collocare al centro di ciascuna il lavoro di due grandi nomi della danza italiana: quello che proponiamo è un’analisi, non c’è alcuna pretesa di dare soluzioni o risposte a una questione così ampia e complessa”.

I PROTAGONSTI DEL LIBRO

Le pagine raccontano di persone (artisti, critici o curatori) che hanno dedicato il proprio lavoro in ambito coreutico alla costruzione di uno scambio sincero con il pubblico, chi creando vere e proprie comunità, chi lavorando con non professionisti, chi inventando un codice gestuale chiaro e comprensibile, tutti accumunati dalla necessità di dare spazio alle relazioni umane. “Ciascuno di noi” ‒ spiega Maddalena ‒ “ha approfondito una sezione specifica: personalmente ho analizzato quella che chiamiamo ‘Comunità’, dove ho scelto di concentrami sul percorso di due grandi realtà che si sono dedicate al coinvolgimento del cittadino nell’attività di ricerca sul movimento: Virgilio Sieni e Sosta Palmizi. Due mondi diversi accomunati da una vocazione relazionale che li ha resi veri e propri punti di riferimento nei rispettivi territori, grazie alle attività di formazione, al coinvolgimento delle persone in progetti di scambio e creazione, allo studio di metodi per permettere a tutti di entrare in contatto con il proprio corpo o con quello altrui in uno scambio positivo. L’attenzione e la sensibilità nei confronti delle persone, e quindi del pubblico, di questi due centri ha da sempre influenzato la loro ricerca già sul nascere”.

Alphabet, Gruppo Nanou, Mappe 01. Photo © Ilaria Costanzo
Alphabet, Gruppo Nanou, Mappe 01. Photo © Ilaria Costanzo

CORPO E MEMORIA

Da anni il corpo viene considerato un archivio di memorie, gestualità ed esperienze: molti artisti incentrano il proprio lavoro sulla relazione fra il corpo di chi è in scena e il corpo di chi assiste e su ciò che questo incontro genera nel momento della performance. Nella sezione Memorie l’analisi si concentra sul lavoro di due artiste estremamente diverse: Silvia Gribaudi, fortemente autobiografica e ironica, e Simona Bertozzi, che gioca con ciò che viene definito “memoria preesistente” dando particolare attenzione all’incisività dei corpi che mette in scena.
Francesca Serrazanetti ci parla invece dei Dispositivi, ovvero tutti quegli espedienti attuati dall’artista per rendere il codice più fruibile possibile: “Sono molti gli artisti che ricercano metodi per accorciare le distanze con il pubblico e rendere più semplice lo scambio e il dialogo, per esempio usando come spazio scenico la strada: un luogo conosciuto e frequentato da tutti abbassa le aspettative e le domande su ciò che si sta per vedere, rendendo più spontanea e priva di preconcetti la fruizione; allo stesso modo l’utilizzo del gioco o la spiegazione di un alfabeto base di movimento rende più immediata l’immedesimazione da parte dello spettatore, rafforzandone lo scambio”.
Fornire possibili visioni e suggerire pratiche di condivisione e inclusione è l’obiettivo di questo volume: un piccolo grande contributo alla questione sempre aperta su come favorire l’incontro fra spettatore e linguaggi del corpo.

Giada Vailati

Lorenzo Conti, Maddalena Giovannelli, Francesca Serrazanetti Il pubblico in danza. Comunità, memorie, dispositivi
Scalpendi Editore, Milano 2019
Pagg. 192, € 15
ISBN 9788832203493

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Giada Vailati
Classe 1994, studia danza dall’età di nove anni, terminati gli studi classici frequenta l’accademia Dancehaus di Susanna Beltrami, diplomandosi in danza contemporanea e teatro. Nel 2018 viene selezionata per un master in danza contemporanea e somatic approach presso La Biennale di Venezia, lavorando con la coreografa Marie Chouinard e partecipando ad un suo spettacolo di repertorio. Lavora come danzatrice e performer con diverse compagnie italiane ed internazionali fra cui l’israeliana Public Movement, è membro fondatore di Cult of Magic, collettivo di artisti che opera nell’ambito musicale e performativo e collabora come critica di danza e di teatro per 1977magazine e per Artribune.