Perché il nazista è nudo? Un libro lo spiega

Deus ex machina della VAF Stiftung, Klaus Wolbert è anche un raffinato intellettuale. E questo suo libro rappresenta la summa dei suoi studi sull’estetica nazista, in particolare quella dispiegata nella scultura monumentale.

Klaus Wolbert – Scultura programmatica nel Terzo Reich (Allemandi, Torino 2019), dettaglio della copertina
Klaus Wolbert – Scultura programmatica nel Terzo Reich (Allemandi, Torino 2019), dettaglio della copertina

Tedesco classe 1940, Klaus Wolbert è noto in Italia per la straordinaria attività condotta tramite la Fondazione VAF, volta a promuovere, collezionare, divulgare e pubblicare l’arte italiana moderna e contemporanea. Leggete le didascalie delle opere conservate nelle collezioni museali e vedrete che incapperete spesso in donazioni o prestiti a lungo termine della VAF Stiftung; così come, se vi interessate di Claudio Verna o del Gruppo N, di Giuseppe Uncini o del Gruppo T, dovrete necessariamente avere a che fare con i tomi pubblicati da Silvana Editoriale su progetto, studio e sponsoring della stessa fondazione.

GLI STUDI SUL NAZISMO

Tutto questo non deve far dimenticare che Wolbert è anche un raffinato intellettuale. In queste vesti, sin dalla sua tesi di dottorato si è interessato agli “aspetti ideologici, politici ed estetici della plastica figurativa nazista”. Scultura programmatica nel Terzo Reich. Corpi dogmatici, letali dettami di bellezza è in qualche modo la summa di questi studi iniziati negli Anni Settanta. Uscito l’anno scorso in edizione tedesca, Dogmatische Körper – Perfide Schönheitsdiktate ha la forma di un raffinato table book, di quelli a cui ci ha abituato da decenni la casa editrice torinese Allemandi. La forma, tuttavia, non corrisponde al contenuto, perché questo imponente tomo è in realtà un saggio a tutti gli effetti. Non comodissimo da leggere, vero, ma certo non è un table book – tranne che per una caratteristica: la qualità documentaria dell’apparato iconografico. Una mole enorme di fotografie, in massima parte d’epoca, poiché le sculture del Reich furono quasi tutte distrutte nei mesi appena successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale; un corpus che ha reso necessaria una ricerca minuziosa e titanica, ma che ha consentito di rendere il libro una pietra miliare per quest’area di studi.

IL LIBRO DI KLAUS WOLBERT

Di cosa si parla dunque? Di come il culto della razza ariana e della sua forma corporea sia stato declinato in una scultura propagandistica monumentale che – parafrasando il titolo di un capitolo – mobilitava l’ideale classico a favore di interessi eteronomi, ovvero politici e ideologici. D’altronde il dramma sta tutto o quasi nella costellazione semantica che raccoglie idea-ideale-ideologia. Se dunque finora l’atletismo e la vigorosa nudità dell’ariano e dell’ariana facevano pensare ai film di Leni Riefensthal, grazie a questo libro approfondiamo la conoscenza di autori quali Arno Breker e Josef Thorak. Ed è soltanto uno degli aspetti di un tomo di oltre 400 pagine. La questione è infatti indagata da ogni punto di vista (ci sono capitoli su Nietzsche e sul naturismo, sul genocida Karl Brandt e su Winckelmann…), in uno sguardo a 360 gradi che permette di comprendere appieno un fenomeno solo apparentemente periferico della follia nazista.

Marco Enrico Giacomelli

Klaus Wolbert – Scultura programmatica nel Terzo Reich
Allemandi, Torino 2019
Pagg. 408, € 150
ISBN 8842224626
www.allemandi.com

Articolo pubblicato su Grandi Mostre #18

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CuratoreKlaus Wolbert
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.