Focus Bruce Nauman. Un libro scritto dai critici della rivista October

È dedicato a Bruce Nauman e curato da Taylor Walsh il 22esimo “October Files”. Una collana di “inexpensive paperback books” coordinata dai redattori della celeberrima rivista fondata nel 1976 da Rosalind Krauss e Annette Michelson.

Taylor Walsh (ed.) – Bruce Nauman (The MIT Press, Cambridge (Mass.) 2018)
Taylor Walsh (ed.) – Bruce Nauman (The MIT Press, Cambridge (Mass.) 2018)

In attesa di leggerlo in italiano, è disponibile in inglese il volume degli October Files dedicato a Bruce Nauman (Fort Wayne, 1941). Curato e coordinato dalla curatrice e storica dell’arte americana Taylor Walsh, mette insieme molteplici sguardi e analisi su una delle esperienze artistiche più complesse e affascinanti del nostro tempo. I saggi di Kathryn Chiong, Fidel A. Danieli, Isabel Graw, Rosalind Krauss, Janet Kraynak, Pamela M. Lee, John Miller, Robert Pincus-Witten, Joan Simon, Robert Slifkin, Marcia Tucker, Anne M. Wagner e Jeffrey Weiss restituiscono una densità di interessi che spaziano dalla semiotica alla politica.
Una vicenda artistica che inizia a metà degli Anni Sessanta con l’affermazione che “arte è ogni cosa che un artista realizza nel suo studio e il corpo è un buon punto di partenza per sovvertire la pittura e la scultura”. L’artista americano è interessato alle strutture e ai processi di significazione che si impongono immediatamente come giochi linguistici, teatrali.
Come nota Walsh nel suo saggio introduttivo, è la lettura di Wittgenstein e Beckett a influenzare la produzione delle prime insegne al neon, sequenze di lettere e immagini che hanno le caratteristiche del   play/gioco/dramma/suono: non seguono regole prefissate, ma istruzioni ludiche dettate in libertà, come il neon spiraliforme The true artist helps the world by revealing mystic truths (1967). Le insegne di Nauman sono realizzate al neon sul modello comunicativo della pubblicità e mettono in essere luoghi comuni e giochi di decostruzione del senso che emergono da un brusio visivo come in un dramma di Beckett.

NESSUN VINCOLO ESPRESSIVO

L’immaginario dell’artista è popolato da riferimenti in campo musicale (John Cage, Steve Reich) e da una conoscenza di principi matematici e filosofici. Il suo lavoro, che si snoda in un percorso di circa cinquant’anni, si presenta come libero da vincoli espressivi e aperto alla sperimentazione attraverso opere video, installazioni ambientali, sculture, neon e performance. Questa caratteristica, ci ricorda Rosalind Krauss, ha condotto la critica a definire l’opera di Nauman come priva di un centro specifico ma assolutamente concentrata a indagare le potenzialità espressive e linguistiche dell’arte. Krauss mette in relazione i corridoi di Nauman, in particolare Live-Taped Video Corridor (1970), con l’esperienza dell’attraversamento dello spazio urbano contemporaneo. Quando l’artista introduce nelle installazioni ambientali telecamere e monitor video, sottolinea Krauss, la dinamica architettonica si sposta, ponendo lo spettatore/fruitore sotto sorveglianza e generando un cortocircuito di sguardi e punti di vista dove il senso pubblico dello spazio è costantemente in allerta.

Bruce Nauman, Contrapposto Studies, i through vii, 2015-2016. Installation view at Schaulager, Münchenstein-Basel 2018. Emanuel Hoffmann Foundation & MoMA © Bruce Nauman - 2018, ProLitteris, Zurich. Photo Tom Bisig, Basel
Bruce Nauman, Contrapposto Studies, i through vii, 2015-2016. Installation view at Schaulager, Münchenstein-Basel 2018. Emanuel Hoffmann Foundation & MoMA © Bruce Nauman – 2018, ProLitteris, Zurich. Photo Tom Bisig, Basel

LA ROTTURA DEL CORPO

La recente retrospettiva Disappearing Acts, partita dallo Schaulager di Basilea e approdata al MoMA PS1 di New York, che vede Walsh partecipare al team curatoriale, ha evidenziato sin dal titolo come Nauman, guardi alla produzione teatrale di Beckett per indagare la dissolvenza dell’Io piuttosto che la sua affermazione. Nauman ha esplorato una rottura del corpo e dell’Io, con i media visivi ha raddoppiato, invertito e frammentato se stesso. Una scissione che mette in gioco una critica anche politica della tecnologia: violenza e controllo sono in noi e tutt’intorno a noi allo stesso tempo e in molti modi. Questa confusione di dentro e fuori è il grande tema dell’arte di Nauman, come ben emerge da questo volume, che mette insieme saggi scritti da importanti critici, storici dell’arte e curatori.

Marco Petroni

Taylor Walsh (ed.) – Bruce Nauman
The MIT Press, Cambridge (Mass.) 2018
Pagg. 240, $ 21,95
ISBN 9780262038362
https://mitpress.mit.edu

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #49

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua
inserzione sul prossimo Artribune

Dati correlati
AutoreBruce Nauman
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.