Il salvadanaio e la sua storia. Nel nuovo libro di Franco Maria Ricci

“Cha-Ching! È il suono delle monete, ma anche una locuzione inglese che, facendo riferimento a quel suono, ne esprime il conseguente stato di allegria”. Con queste parole Franco Maria Ricci presenta il suo singolare volume dedicato ai salvadanai.

Registratori di cassa, USA, 1910-50 ca. Metallo, h. 12,5, 13,5, 13 cm. Photo Mauro Davoli
Registratori di cassa, USA, 1910-50 ca. Metallo, h. 12,5, 13,5, 13 cm. Photo Mauro Davoli

Franco Maria Ricci torna, col suo consueto e ormai proverbiale vestito grafico (raffinata combinaison di caratteri bodoniani bianchi intarsiati su fondo nero), a mettere in sontuosa mostra stampata l’ennesima collezione di oggetti inaspettati. È la volta dei salvadanai: un centinaio, scelti con gusto della sorpresa, oltre che della documentazione, tra gli oltre milleseicento pezzi del Museo del Risparmio, creato nel 2012 da Intesa Sanpaolo a Torino, e fotografati nitidamente da Mauro Davoli.

SALVADANAI E PORCELLINI

Ce n’è per tutti i gusti, alti pochi centimetri o più di mezzo metro, poveri o lussuosi, semplici e spettacolari. I classici porcellini ci sono, e certo non potevano mancare, ma marcano appena presenza. Comunque si scopre che a quanto pare i salvadanai furono inventati durante l’Impero Majapahit, che regnò sull’odierna Indonesia dal 1293 al 1527, quando nella regione iniziarono a diffondersi le monete di rame cinesi: i contenitori si presentavano in robusta terracotta a forma di cinghiale, simbolo di prosperità. Ma in Occidente circola un’altra versione, legata all’abitudine contadina di utilizzare gli avanzi di cibo come “investimento” dandoli in pasto ai maiali, poiché i grassi suini fruttavano ottimi guadagni e abbondante nutrimento. Secondo altri, invece, esiste un legame con il materiale usato per modellare piatti e vasi nell’Inghilterra del Medioevo: una creta aranciata chiamata pygg. I primi salvadanai costruiti con questo materiale vennero chiamati pygg bank, banca di terracotta, e grazie all’assonanza tra le parole pygg e pig gradualmente il “maialino” iniziò a indicare la forma del salvadanaio e non più il materiale di cui era costituito.

Cha Ching! L'arte del risparmio (Franco Maria Ricci, Fontanellato 2019)
Cha Ching! L’arte del risparmio (Franco Maria Ricci, Fontanellato 2019)

IL LIBRO E LE FIRME

Spostandoci più vicino a noi, nella prima metà del secolo scorso venne di moda negli Stati Uniti il salvadanaio semimeccanico a forma di registratore di cassa, che al raggiungimento di una determinata somma prevedeva il rilascio in un sol colpo di tutte le monete raccolte. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, invece, quando il mondo del commercio cominciò a cercare modi di fidelizzare la clientela, anche i salvadanai – come portacenere, portachiavi e altri gadget – cominciarono a essere creati miratamente marchiati, se non addirittura a immagine del marchio stesso da pubblicizzare. E poi ci sono casi particolari, come quelli che utilizzano eroi del cinema e dei fumetti cari al pubblico infantile, o addirittura la serie prodotta in tiratura limitata dalla Soholm, la più antica fabbrica di ceramica danese, dedicata alla riproduzione in ceramica dei busti di famosi politici internazionali.
Il volume, evidente chicca per collezionisti e curiosi, affianca all’introduzione di Franco Maria Ricci un testo di Guido Guerzoni, ricercatore di Storia economica alla Bocconi, che ripercorre l’evoluzione sociale e culturale del risparmio, concetto mutato nel corso dei secoli; e c’è pure un racconto, Il maiale felice, dovuto alla penna di Giancarlo De Cataldo, in cui il noto autore di Romanzo criminale e Suburra narra il furto di un porcellino molto particolare. Ce n’è davvero per tutti i gusti, come si diceva.

Ferruccio Giromini

Giancarlo De Cataldo, Guido Guerzoni, Franco Maria Ricci ‒ Cha-Ching! L’arte del risparmio
Franco Maria Ricci, Fontanellato 2019
Pagg. 156, € 40
ISBN 9788894340938
www.francomariaricci.com

Dati correlati
AutoreFranco Maria Ricci
Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).