Fabulations. Il grido di Antonio Moresco

L’ultima fatica dello schivo intellettuale mantovano parla di noi, del tempo nel quale siamo immersi, quello del web, dei social, della nuova robotica, delle macchine che imparano e della violenza con cui stiamo perseguendo la nostra estinzione.

Antonio Moresco – Il grido (SEM, Milano 2018). Cover (dettaglio)

Ruota tutto attorno a una domanda Il grido di Antonio Moresco: “Che fine fa la specie intelligente, l’uomo, se distrugge il proprio habitat e le sue stesse condizioni di vita?”.
L’autore definisce le argomentazioni e le riflessioni attorno a questa domanda come un pamphlet che “assume via via la forma di un’invocazione, di una risata e di un grido”.
Si tratta di uno scritto radicale e necessario che prova a reagire a uno stato, a una condizione che vede il pensiero, il mondo, intrappolato in un rapido suicidio di specie. Una deflagrazione già in atto e in uno stadio avanzato dove, nonostante la gravità della situazione, tutto continua come se niente fosse e come prima. Economia, politica, società, costume, informazione, cultura, tutto sembra organizzato e concepito per perpetuare una tragica rimozione. Profondamente investita nella resa delle implicazioni politiche e letterarie, la scrittura di Moresco ci invita a guardare in profondità i paradossi e il non senso del nostro mondo, della nostra mente, dei nostri corpi in cambiamento, giocando con le molteplici trame e sfaccettature del potere e della parola. Le strutture del potere non possono modificare se stesse senza che vi sia una presa di coscienza del fallimento. Mentre i ricercatori dibattono su quanto tempo rimanga, Moresco ci travolge pervasivamente con una critica profonda al mondo della cultura considerandolo complice di un tragico nascondimento della realtà.
Intanto la letteratura si è inventata la sua piccola dicotomia tra finzione e realtà”, afferma l’autore.

SCRITTURA E CONOSCENZA

Il grido non dipana solo una fotografia dell’esistente, anzi, esalta il potere della scrittura e la sua capacità di agire in una fenditura tra visibile e invisibile, dove le parole hanno la forza di riunire in sé l’individuo e la totalità e di aprire squarci di una poesia cruda e senza tempo. “Quando scrivi non sei solo, piuttosto sei dentro un contenitore più grande, tutto sommato è lo stesso di cui parla la fisica quantistica, che vede le cose in termini di struttura intima della materia”. Emerge da queste parole un desiderio di conoscenza del mondo che vede nella scrittura un dispositivo d’indagine profonda che scandaglia sotto la superficie delle cose.
Nelle pagine de Il grido c’è una ricerca continua di complicità e di complici: “Certe volte, mentre cammino da solo mi pare che vicino a me stiano camminando i pensatori, gli scrittori, i poeti, i pittori che più ho amato nella mia vita, con i quali si sono creati vincoli indistruttibili attraverso il tempo e lo spazio”. Kafka, Rembrandt, Cervantes e Goya [oltre a Nicola Samorì, la cui Maddalena (2010) campeggia in quarta di copertina, N.d.R.] camminano in compagnia dell’autore attraverso le vie immaginarie di una città, nella notte, nel buio e discutono di come rompere gli argini di un fiume che sta distruggendo le nostre condizioni di vita sul pianeta.

Antonio Moresco. Photo Luigi Tiriticco, 2016 (CC by 2.0 via Flickr)
Antonio Moresco. Photo Luigi Tiriticco, 2016 (CC by 2.0 via Flickr)

SFONDARE LE PARETI

È tempo di uscire per strada, di non stare rinchiusi, ognuno nel proprio buco. Le pareti divisorie del linguaggio, della politica devono essere sfondate, come accade in Kafka. “Abbiamo bisogno di riprendere gli spazi di libertà non concessi, frantumare queste pareti di imprigionamento per prendere coscienza di un contenitore infinitamente più grande”. La conoscenza, il linguaggio sono avanzati per antinomie, hanno provato a comprendere i meccanismi dell’umano mondo separando, creando dualità e divisioni. La politica del nostro tempo è il manifesto esemplare di questo errore madornale che, attraverso il capro espiatorio dei migranti, narra un segmento piccolissimo della realtà. Il presente ci pone di fronte a un possibile salto, a un cambio di paradigma. Occorre costruire un percorso di emancipazione e liberazione dalla trappola del progresso illimitato e controllabile. Antonio Moresco ci invita a partecipare a questo grande progetto di riscrittura di un mondo più aperto, capace di esaltare le differenze dove la scrittura, la parola abbia ancora un senso. “Sì, sulla linea tormentata dell’orizzonte si sta aprendo una ferita, uno squarcio”.

Marco Petroni

Antonio Moresco – Il grido
SEM, Milano 2018
Pagg. 204, € 16
ISBN 9788893901154
www.semlibri.com/

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Marco Petroni
Marco Petroni, teorico e critico del design. Ha collaborato con La Repubblica Bari, ha diretto le riviste Design Plaza, Casamiadecor, ha curato la rubrica Sud su Abitare.it, è stato redattore di FlashArt. Collabora con l'edizione online di Domus. Curatore senior presso il centro di ricerca museale Plart di Napoli. Sviluppa progetti curatoriali innovativi ed eventi legati ai temi della cultura del progetto con un approccio transdisciplinare come Botanica di Studio Formafantasma, Naturally combined di Mischer'Traxler, The future of Plastic di Officina Corpuscoli e altri. Ha pubblicato vari saggi tra cui Mondi Possibili, appunti di teoria del design (Edizioni Temporale), Going real, il valore del progetto nell'epoca del postcapitalismo (Planar Books). Ha tenuto lezioni presso Naba Milano, Design Academy Eindhoven, London Design Museum. Attualmente insegna Storia del design presso l'Accademia Belle Arti di Napoli e Communication for fashion al Politecnico di Milano.