Mettere in scena l’impossibile. Il nuovo libro di Stefano Tomassini

“Nel libro, che è composto solo di case studies, spesso non parlo di coreografie intere, ma di singoli momenti in cui decisioni coreografiche radicali e innovative sul corpo rompono con la tradizione per mostrare, della danza, un potenziale sovversivo e innovatore: la messa in scena della fine della dittatura della morte”. Con queste parole Stefano Tomassini mette in relazione danza e impossibilità.

Cristina Kristal Rizzo, Ikea, photo Luca Ghedini
Cristina Kristal Rizzo, Ikea, photo Luca Ghedini

Tempo fermo, danza e performance alla prova dell’impossibile è il nuovo libro di Stefano Tomassini, edito dalla casa editrice milanese Scalpendi, presentato nell’ambito del Festival di danza contemporanea MilanOltre: un lavoro di raccolta e analisi di momenti coreografici attinti da svariati artisti della danza, italiani ed esteri, scelti per la peculiarità di mettere in scena il corpo in condizioni estreme. L’autore, storico della danza, ricercatore in Discipline dello Spettacolo presso l’Università IUAV di Venezia, curatore di progetti teatrali e coreografici, dopo quasi un ventennio di insegnamento, esperienza diretta e studi approfonditi nell’ambito della danza e delle spettacolo, ferma per iscritto in questo libro momenti coreografici del tutto non convenzionali. Nello specifico la danza “a corpo morto, al buio, a tempo fermo e fuori luogo”. “Nel mio libro credo di aver individuato alcune differenti genealogie di movimento che sono precipitate nel dibattito contemporaneo della performance e della danza ma che hanno già attraversato tutto il moderno, mostrando altre vie e modalità di occupare lo spazio, di intendere la relazione con l’altro, e di pensare il movimento fuori dai cànoni più tradizionali o consueti”, dice Tomassini.

Michele di Stefano, Robinson, in scena Philippe Barbut, photo Andrea Macchia
Michele di Stefano, Robinson, in scena Philippe Barbut, photo Andrea Macchia

COREOGRAFARE L’INCOREOGRAFABILE

Non è nuovo nel mondo della danza assistere alla messa in scena dell’impossibilità: la danza è fatta di virtuosismi, di movimenti innaturali, di posizioni e posture artificiose. In questo libro Stefano Tomassini mette in luce un modo nuovo di coreografare ciò che sembra impossibile, l’immobilità ad esempio: un corpo immobile porta la vita creando nello spettatore immagini che si scolpiscono nella sua memoria. La carica immaginifica data dall’osservazione dell’immobilità è estremamente forte, accelera il processo di rimando a situazioni concrete, quotidiane, già vissute nella realtà o nella fantasia in quanto, nel momento in cui si partecipa alla messa in scena di un corpo statico, di un corpo al buio, di un movimento a tempo fermo, lo spettatore non ha altra scelta se non quella di farsi travolgere da quello che vede, ovvero da un’azione finita, unica e inequivocabile, senza avere a disposizione altri spunti o appigli normalmente generati dall’azione scenica o dal movimento di un danzatore.

Alessandro Sciarroni, Aurora, photo Cosimo Terizzi
Alessandro Sciarroni, Aurora, photo Cosimo Terizzi

DIVERSO IL CONTESTO, DIVERSA LA REAZIONE

Altro ambito analizzato in questo libro è quello della danza “fuori luogo”, ovvero in spazi non pensati per una fruizione che separi il pubblico dall’artista, bensì che costringa spettatore e performer a una vicinanza estrema: ne è d’esempio la danza all’interno di un museo. La situazione mette il fruitore nelle condizioni di reagire immediatamente: la reazione diretta può chiaramente essere quella del rifiuto; lo scambio tra artista e spettatore si crea invece nel momento in cui quest’ultimo si rende disponibile a farsi, in un certo senso, raccogliere dal performer, lasciandosi andare a un coinvolgimento sensibile e progressivo.
La danza e la performance sono oggi delle forti possibilità di riflessione e di partecipazione al dibattito contemporaneo sulla crisi planetaria che stiamo attraversando… io credo che ogni lavoro debba essere in grado di porre un problema, e di giustificare il suo sforzo attraverso l’evidenza della sua necessità”.

Giada Vailati

Stefano Tomassini ‒ Tempo fermo, danza e performance alla prova dell’impossibile
Scalpendi Editore, Milano 2018
Pagg. 132, € 15
ISBN 9788899473808
www.scalpendieditore.eu

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Giada Vailati
Classe 1994, studia danza classica e moderna dall’età di nove anni, frequenta l’accademia “Dancehaus di Susanna Beltrami”, diplomandosi in danza contemporanea e teatro. Nel 2018 viene selezionata per un master in danza contemporanea e somatic approach presso La Biennale di Venezia, studiando con la coreografa Marie Chouinard e partecipando a un suo spettacolo. Lavora come danzatrice e performer con diverse compagnie italiane e internazionali; è membro fondatore di un collettivo di artisti nell’ambito musicale e performativo e collabora come critica di danza e di teatro per “1977 Magazine” e per “Artribune”.