In Iran un altro palazzo patrimonio Unesco danneggiato dalla guerra. La situazione nell’antica città di Isfahan
Dopo il Palazzo del Golestan di Teheran, l’onda d’urto delle esplosioni causate dai raid di Stati Uniti e Israele colpisce il Palazzo di Chehel Sotoun e i siti culturali di piazza Naqshe Jahan, a Isfahan. Preoccupazione per il patrimonio culturale dell’Iran
Ancora una volta, dopo le immagini che a pochi giorni dall’inizio della guerra in Iran mostravano la devastazione del Palazzo del Golestan di Teheran, il video diffuso su Instagram da CHTN, agenzia di stampa collegata al Ministero iraniano dei Beni culturali, testimonia le conseguenze su un sito patrimonio Unesco in territorio iraniano dell’ennesimo attacco aereo israelo-statunitense.
Gli attacchi aerei su Isfahan danneggiano il palazzo Chehel Sotoun
I missili caduti in prossimità della città di Isfahan hanno danneggiato il Palazzo safavide di Chehel Sotoun, compreso nei Giardini Persiani tutelati come patrimonio dell’umanità. Le immagini documentano il crollo di porzioni decorative e detriti caduti dalle coperture dallo sfarzoso complesso, le cui finestre sono andate in frantumi per l’onda d’urto di un attacco che avrebbe colpito un obiettivo – l’ufficio del governo provinciale di Isfahan – nelle immediate vicinanze del palazzo, causando danni anche alle piastrelle turchesi dell’adiacente moschea Jameh e al palazzo Ali Qapu, sempre nel perimetro di piazza Naqshe Jahan, grandioso progetto urbanistico del regno safavide.

Il patrimonio Unesco di Isfahan
Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha condannato l’accaduto definendo il palazzo “un capolavoro dell’epoca safavide che non rappresenta soltanto l’identità culturale dell’Iran, ma costituisce un patrimonio condiviso dall’intera umanità”. I Giardini Persiani sono stati inseriti nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 2011 e contemplano nove giardini storici distribuiti in diverse regioni dell’Iran: il palazzo di Isfahan, conosciuto anche come Palazzo delle Quaranta Colonne, fu costruito nel Seicento durante il regno dello scià Abbas I, quando la città era capitale dell’impero safavide. E si caratterizza per la presenza di venti colonne lignee che nel portico principale creano un curioso effetto prospettico, riflettendosi nella vasca d’acqua antistante e di fatto raddoppiando di numero (da qui l’appellativo di “quaranta colonne”). All’interno, l’edificio è caratterizzato da ampi saloni decorati con pitture monumentali attribuite all’artista safavide Reza Abbasi, che rappresentano scene di battaglia e cerimonie di corte legate ai safavidi. E proprio sullo stato attuale dei grandi saloni indugia il video che documenta l’accaduto. Il governatore di Isfahan, Mehdi Jamalinejad, ha definito barbarici gli attacchi alla sua città: “Stanno prendendo di mira i simboli più antichi della civiltà”.

L’allarme per il patrimonio culturale dell’Iran
A fronte dei bombardamenti a tappeto che stanno colpendo l’Iran, provocando morti e distruzioni, l’organizzazione no-profit statunitense Blue Shield, nata per vigilare sul patrimonio culturale coinvolto in conflitti, disastri e crisi, si è detta turbata dal “mancato rispetto del diritto internazionale umanitario, comprese numerose convenzioni internazionali ratificate dagli Stati Uniti. La distruzione del patrimonio culturale è irreversibile. Cancella l’identità, la storia e la memoria condivisa delle civiltà. Nessun obiettivo militare o politico giustifica la distruzione volontaria o negligente del patrimonio comune dell’umanità”. L’attenzione di Blue Shield si concentra ora su più di 120 musei iraniani e su alcuni dei palazzi storici dislocati nel Paese (l’Iran “possiede” diversi siti Unesco, da Persepoli a Pasargade, migliaia di siti archeologici, numerosi palazzi ed edifici religiosi antichi) per monitorare l’evolversi della situazione: “Esortiamo il governo degli Stati Uniti, le forze di difesa israeliane e tutte le parti coinvolte ad adottare misure immediate e concrete per identificare, mappare e proteggere i siti culturali in tutta l’area del conflitto, in particolare in Iran, nel pieno rispetto del diritto internazionale umanitario”.
Dal canto suo, anche l’Unesco continua a “monitorare attentamente la situazione del patrimonio culturale nel Paese e nell’intera regione del Medio Oriente, al fine di garantirne la tutela. L’Organizzazione ha comunicato a tutte le parti interessate le coordinate geografiche dei siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale e di quelli di importanza nazionale, per evitare potenziali danni”, attesta una nota ufficiale diffusa il 10 marzo. Intanto, l’attenzione si concentra sul sito preistorico di Khorramabad Valley, che sarebbe rimasto coinvolto in un altro attacco.
Esprimono preoccupazione anche ICOM e ICOMOS, che ribadisce “l’urgente necessità di rispettare e sostenere le convenzioni internazionali che tutelano il patrimonio comune e l’importanza di garantire la protezione dei civili, compresi tutti coloro che lavorano per la salvaguardia del patrimonio culturale”.
I danni al Castello di Shapur Khast
Nella lista dei siti già coinvolti si segnala anche il Castello di Shapur Khast e Falak ol-Aflak, a Khoramabad, nella provincia di Lorestan: un’antica rocca difensiva con caserma militare risalente al periodo sasanide (tra 220 e 650 d.C.), colpita da un attacco aereo rivolto contro il Ministero della Cultura del Lorestan, che ha danneggiato anche due musei locali. E questo nonostante le bandiere blu posizionate dal Ministero della Cultura e del Patrimonio iraniano per segnalare agli aerei israeliani e americani le presenza di siti culturali, in linea con il protocollo internazionale in tempo di guerra.
Livia Montagnoli
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