Ishara Art Foundation a Dubai. Prima istituzione sull’arte dell’Asia meridionale nel Golfo Persico

Continua il nostro viaggio in Medioriente, alla scoperta del mondo dell’arte, delle realtà culturali e dei protagonisti che le animano. Oggi vi parliamo della Ishara Art Foundation, istituzione con sede negli Emirati Arabi Uniti

Nata appena quattro anni fa a Dubai, Ishara Art Foundation ha già all’attivo un’intensa attività per promuovere nella regione del Golfo Persico l’arte contemporanea dell’Asia Meridionale, una zona del mondo culturalmente dinamica ma ancora non troppo conosciuta. Sabih Ahmed, direttore della Fondazione, ci racconta scopi e prospettive nel dinamico contesto emiratino.

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Sabih Ahmed, direttore di Ishara Art Foundation. Image courtesy of Ishara Art Foundation

Intervista al direttore di Ishara Art Foundation Sabih Ahmed

Come e quando è stata costituita la Fondazione?
La Ishara Art Foundation è stata fondata nel 2019 da Smita Prabhakar, fondatrice e presidente dell’organizzazione, trasferitasi negli Emirati Arabi Uniti quarant’anni fa e collezionista di arte contemporanea dell’Asia meridionale da oltre vent’anni. L’idea è nata dal suo desiderio di restituire alla comunità tutto ciò che è condiviso tra il Golfo e il subcontinente, e celebrarlo in una ideale “casa” dove accogliere milioni di persone. Questa è la prima organizzazione artistica senza scopo di lucro dedicata all’arte dell’Asia meridionale nel Golfo e ospita mostre, programmi in loco e online, iniziative educative e collaborazioni negli Emirati Arabi Uniti e a livello internazionale. In questi anni la Fondazione ha avuto il privilegio di presentare oltre 50 artisti, la maggior parte dei quali non aveva mai esposto prima in Asia occidentale.

Quali sono gli obiettivi della Fondazione?
La missione principale è sostenere pratiche artistiche emergenti e consolidate dell’Asia meridionale e della sua diaspora che promuovono il dialogo critico e arricchiscono la nostra comprensione del mondo. La Fondazione è consapevole del punto di osservazione unico che occupa trovandosi nel Golfo, crocevia di tante culture, ma anche una sorta di barometro per misurare i movimenti geopolitici del nostro tempo. Questo ci spinge a riflettere sulle diverse urgenze del presente, e l’arte funge da strumento per porre domande e scambiare conoscenza su storie condivise, movimenti sociali e politici, esperienze di migrazione e sul cambiamento climatico. Ishara funge anche da nodo all’interno di una rete più ampia di spazi artistici che condividono le nostre preoccupazioni. In questo modo, le persone possono vedere alcune delle opere d’arte più avvincenti del subcontinente non solo in città come Delhi, Lahore, Colombo, ma anche Dubai. La dispersione dei nodi consente una comprensione più complessa delle categorie regionali per non essere solo confini geografici. Al contrario, ci consentono di vedere le categorie regionali come storiche e culturali, non fisse ma mutevoli a seconda dei contesti. Ad esempio, la percezione dell’Asia meridionale a Dubai non è la stessa a Londra, Singapore o Zanzibar. Ogni luogo ha una sua idea dell’Asia meridionale, e Ishara cerca di riflettere sulle situazioni regionali.

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Notations on Time, Installation view of at Ishara Art Foundation, 2023. Image courtesy of Ishara Art Foundation and the artists. Photo by Ismail Noor/Seeing Things

Ishara Art Foundation e la scena dell’arte contemporanea negli Emirati Arabi Uniti

Come si è evoluta la scena artistica contemporanea nel Golfo, negli ultimi anni?
Gli ultimi due decenni hanno visto un’ondata di arte contemporanea nel Golfo. Sottoforma di pratiche istituzionalizzate e sul campo che sono informate e rispondono a fluttuazioni economiche in tempo reale, immaginari diasporici, comprensioni sfumate di genere ed ecologia. Si può osservare uno spettro che da un lato pone l’arte come merce del neoliberismo e indicatore del surplus economico del Golfo, e dall’altro si vede l’arte come pratica per domande critiche e rivalutazioni storiche.

Ovvero?
Dal punto di vista infrastrutturale, solo all’interno degli Emirati Arabi Uniti c’è stato un proliferare di musei e spazi artistici senza scopo di lucro come il Jameel Arts Centre, l‘Ishara Art Foundation, 421, Tashkeel, l’Alserkal Art Foundation, il Louvre Abu Dhabi, la NYU AD Art Gallery e l’appena inaugurato il Museo del Futuro. Le università sono state attive nella creazione di programmi artistici con un effetto a catena della nuova generazione di artisti, con collettivi e iniziative autogestite. C’è poi una forte ascesa di gallerie private e fiere d’arte, e della figura del consulente. In questo contesto, c’è un “rimescolamento” fra artisti, curatori, scrittori e studenti che navigano in questo magma.

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Notations on Time, Installation view of at Ishara Art Foundation, 2023. Image courtesy of Ishara Art Foundation and the artists. Photo by Ismail Noor/Seeing Things

Qual è il ruolo delle donne nell’arte contemporanea di Dubai? Ci sono delle artiste donne particolarmente talentuose?
Il contributo delle donne all’arte moderna e contemporanea in tutto il mondo è stato enorme, ma è noto che i musei, il mercato e la storia dell’arte si sono a lungo rifiutati di riconoscerlo. Ciò sta lentamente cambiando, e negli ultimi due decenni anche negli Emirati Arabi Uniti. Alcune delle principali istituzioni sono diretti da donne e numerose artiste stanno plasmando la narrazione. Alcune delle artiste e cineaste che seguo negli Emirati Arabi sono Christiana di Marchi, Nujoom Al-Ghanem, Surabhi Sharma; fra le voci emergenti, Aya Afaneh, Shazia Salam, Nabla Yahya, Alla Abdunabi, Lubnah Ansari, The Soza Collective. E l’elenco potrebbe continuare.

La Fondazione collabora con le scuole del territorio? Avete programmi dedicati?
Collaboriamo con molte scuole e università locali attraverso tour guidati da curatori, workshop, conferenze e stage. Tutte le interazioni sono sensibili alla fascia di età e agli interessi degli studenti e degli insegnanti. Ad esempio, con gli studenti delle scuole superiori e dell’università ci impegniamo a informarli sulle carriere nelle arti e offrire approfondimenti e indicazioni su diversi tipi di spazi e ruoli là fuori. Siamo consapevoli del fatto che qui, molti studenti non hanno mai visitato spazi artistici prima e che questa è la loro prima volta. Portiamo quindi l’attenzione sul fatto che le istituzioni educative e le opportunità di carriera nelle arti sono altrettanto vivaci in Medio Oriente e in Asia, nonostante l’idea sbagliata diffusa che si debba guardare all’Occidente. Dopotutto, nel XXI secolo alcuni degli artisti e delle mostre più stimolanti sono venuti dall’Asia. Cerchiamo quindi di costruire solide relazioni con le università e i loro dipartimenti di arte, storia dell’arte, archeologia, comunicazione visiva, design della moda, interior design e altri dipartimenti pertinenti. Ciò ha portato a un ulteriore impegno con una fascia demografica più giovane. Himanshu Kadam, curatore dei programmi della Fondazione, e Asavari Sehgal, responsabile delle pubbliche relazioni e delle comunicazioni, sono stati determinanti nel nutrire queste relazioni. Molti studenti provenienti da università tra cui NYUAD, American University of Dubai, University of Sharjah, Zayed University, Istituto Marangoni di Dubai, sono partner abituali della Fondazione.

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Notations on Time, Installation view of at Ishara Art Foundation, 2023. Image courtesy of Ishara Art Foundation and the artists. Photo by Ismail Noor/Seeing Things

Il futuro di Ishara Art Foundation a Dubai

Cosa c’è in serbo per il prossimo futuro?
Il prossimo anno, Ishara festeggerà il suo quinto anniversario e ci stiamo preparando per una serie di entusiasmanti collaborazioni sia negli Emirati Arabi Uniti sia in Asia meridionale. Ci saranno mostre, una partnership editoriale, collaborazioni con festival d’arte e cicli di conferenze.

Cosa pensi che la cultura possa fare per promuovere la pace e il dialogo fra gli esseri umani?
La cultura non è intrinsecamente un agente di pace o armonia, né una sfera separata da scienza, tecnologia, affari, economia e politica. Per capire quanto la cultura sia profondamente radicata in tutto questo, basta guardare come ogni cultura definisce ciò che è incivile; si vede subito come le differenze culturali vengono collocate in una gerarchia di superiore e inferiore basata su atteggiamenti nei confronti della scienza e della prosperità economica. Nel XXI secolo, la definizione di cultura viene radicalmente ripensata. Può sembrare confuso perché stanno emergendo nuove forme di espressione, nuove forme di interazione sociale. Tuttavia, questo annuncia anche possibilità interessanti per riconsiderare come possiamo creare un ambiente più egualitario e in cui le differenze culturali siano spazi di apprendimento. E questo richiede dialogo. Quindi, a mio avviso, non è la cultura che istiga al dialogo e alla pace perché la cultura può anche impedire il dialogo. Piuttosto, è il dialogo che alimenta la cultura, la comprensione, l’immaginazione.

Niccolò Lucarelli

www.ishara.org

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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