Il progetto itinerante curato da Marco Scotini va in mostra alla Biennale di Istanbul 2022, in chiusura il prossimo 20 novembre, trovando spazio in una ex scuola. Fra memoria, resistenza e disobbedienza

Una vecchia lavagna, all’interno di una scuola abbandonata, con la scritta in gessetto bianco “Ders Bitti”, “La lezione è terminata”. È questa l’immagine che ha ispirato il curatore Marco Scotini a dare il titolo alla versione di Disobedience Archive presentata alla Biennale di Istanbul 2022.
La rassegna ‒ curata da Ute Meta Bauer, Amar Kanwar e David Teh – è un terreno fertile per la proliferazione di idee e visioni contro egemoniche, di rottura con quella che è l’attuale situazione politica della Turchia. Per questo motivo la Biennale non ha un titolo ed è dislocata in dodici sedi diverse che rappresentano, metaforicamente, la semina di una nuova produzione e condivisione comunitaria di conoscenza.

Disobedience Archive (Ders Bitti), a cura di Marco Scotini, exhibition display di Can Altay, Central Greek High School for Girls, Istanbul Biennale, 2022, courtesy IKSV
Disobedience Archive (Ders Bitti), a cura di Marco Scotini, exhibition display di Can Altay, Central Greek High School for Girls, Istanbul Biennale, 2022, courtesy IKSV

IL PROGETTO DISOBEDIENCE ARCHIVE

Disobedience è stato l’unico progetto curatoriale italiano invitato alla Biennale di Istanbul, l’altro progetto artistico è di Renato Leotta. Nato nel 2005 e a oggi ancora in corso, il progetto si articola in un’esposizione itinerante di centinaia di video, materiali grafici ed ephemera che raccontano le storie e le geografie di quattro decenni di disobbedienza sociale: dalla rivolta italiana del 1977 alle proteste globali, prima e dopo Seattle, fino ad arrivare alle insurrezioni nel Medio Oriente e in Turchia. I materiali documentali vengono esposti ogni volta in maniera diversa e in stretta relazione con il luogo che li ospita. L’archivio fu già invitato a Istanbul nel 2014 a Salt Beyoglu da Vasif Kortun, un anno dopo le proteste e l’occupazione di Gezi Park. In quell’occasione, però, la parte dedicata alle insurrezioni di Gezi fu censurata. Per questo motivo, quando l’archivio è stato invitato nuovamente a Istanbul per la Biennale 2022, si temeva un risultato simile, considerata la situazione politica attuale. Con grande soddisfazione e piacere del curatore, invece, la mostra è stata un successo sia di pubblico che di stampa.

Disobedience Archive (Ders Bitti), a cura di Marco Scotini, exhibition display di Can Altay, Central Greek High School for Girls, Istanbul Biennale, 2022, courtesy IKSV
Disobedience Archive (Ders Bitti), a cura di Marco Scotini, exhibition display di Can Altay, Central Greek High School for Girls, Istanbul Biennale, 2022, courtesy IKSV

DISOBEDIENCE ARCHIVE ALLA BIENNALE DI ISTANBUL

L’intenzione di Scotini era dedicare questa versione del progetto al dissenso femminista e per farlo si è avvalso di Can Altay, Renk Ozer e Arnold Braho e ha scelto un luogo simbolico e importante per le persone del posto: la Central Greek High School for Girls.
I greci ottomani, conosciuti come Rūm, erano un tempo una parte significativa del mosaico culturale di Istanbul, ma le pressioni sulla comunità l’hanno ridotta così tanto che molte delle sue precedenti istituzioni restano chiuse e vuote. Una di queste, riaperta per l’occasione dopo vent’anni, è proprio la scuola femminile. La scelta di portare Disobedience Archive in questo contesto si traduce in una delle relazioni più potenti della Biennale tra mostra e luogo.
I materiali esposti raccolgono il lavoro di sessanta artisti e filmmaker da tutto il mondo, tra cui Ege Berensel, Critical Art Ensemble, Harun Farocki & Andrei Ujica, Piero Gilardi, Alberto Grifi, Ali Essafi, Cine muier cileno, Navjot Altaf, e sono stati allestiti da Can Altay utilizzando i dispositivi scolastici. Tre sale con lavagne di colore diverso scandiscono il tema di ciascuna stanza: le pedagogie radicali, il femminismo e le ecologie. In particolare, la prima sala è dedicata alla parte storica di Disobedience con video allestiti sui banchi, trovati in loco e restaurati per l’occasione, come fossero dei libri di scuola. Mentre l’ultima sala si affaccia sul grande salone del teatro (purtroppo inagibile a causa dell’abbandono dell’edificio per anni), che ospita sul palco i manichini con costumi della Street Demonstration di Piero Gilardi, realizzati in occasione del Primo Maggio del 2016. L’utilizzo della lavagna come elemento allestitivo nel quale sono inseriti gli schermi è tutt’altro che casuale, come spiega il curatore:

Per me la lavagna ha un valore particolare legato al cinema: Jean-Luc Godard, a cui questa edizione di ‘Disobedience’ è dedicata, aveva teorizzato un cinema rivoluzionario e un cinema di lavagna, ossia di messa in discussione, di dibattito e di apprendimento”.

Disobedience Archive (Ders Bitti), a cura di Marco Scotini, exhibition display di Can Altay, Central Greek High School for Girls, Istanbul Biennale, 2022, courtesy IKSV
Disobedience Archive (Ders Bitti), a cura di Marco Scotini, exhibition display di Can Altay, Central Greek High School for Girls, Istanbul Biennale, 2022, courtesy IKSV

ARTE E DISOBBEDIENZA

È così che il progetto fa sua l’idea di “compost” della Biennale: da vent’anni Disobedience Archive cresce, si espande, si trasforma e si polarizza. In quest’occasione si è inserito in un contesto sempre molto normato e controllato: è tornato sui banchi di scuola per aprire a vie di fuga e alternative. La disobbedienza è uno strumento potente di resistenza che, portato in aula, la trasforma in luogo di possibilità, citando Paulo Freire: “Ricominciare ogni volta daccapo, costruire, ricostruire e non guastare, rifiutarsi di burocratizzare la mente, comprendere e vivere la vita come processo – vivere per diventare. Le persone del luogo, accorse a visitare con curiosità gli ambienti della scuola strettamente legati alla loro memoria personale e collettiva, sono rimaste molto colpite e ispirate dai materiali esposti. Per loro, la lezione è tutt’altro che terminata.

Alessia Riva

http://www.disobediencearchive.org/
https://bienal.iksv.org/en

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CuratoreMarco Scotini
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