In molti si sono chiesti che cosa siano quelle ciminiere che fanno da sfondo al trampolino del Big Air durante i Giochi Olimpici di Pechino. Sono i resti di uno dei siti industriali più importanti della Cina, oggetto di un profondo intervento di riqualificazione

In questi giorni di Olimpiadi, in molti si saranno chiesti cosa siano quelle specie di camini da centrale nucleare che fanno da sfondo all’ormai iconico salto del Big Air dei Giochi invernali di Pechino; complice, forse, l’immagine virale che sta facendo discutere il web sulla legittimità di definire queste Olimpiadi come “green”, con grande sarcasmo di popolo, il trampolino del Big Air viene catturato quale unico elemento innevato immerso in un lugubre ambiente industriale che sembra ricordare i peggiori landscape post-apocalittici.
In risposta alle critiche che accusano questi Giochi di non essere sostenibili sembra che una congiunzione astrale abbia accolto le preghiere del Partito e abbia fatto nevicare copiosamente proprio durante la seconda domenica di gare, in una città in cui le precipitazioni invernali sono cosa molto rara. Ora in molti si dovranno ricredere su questi giochi di neve artificiale e paesaggi nucleari. Soprattutto sui paesaggi nucleari. Le “ciminiere” che si vedono dietro al simbolo iconografico di questi giochi ‒ il trampolino del Big Air ‒ altro non sono che le torri di raffreddamento di quella che un tempo è stata la più grande acciaieria della capitale cinese e che ora si prepara a essere una delle aree strategiche di trasformazione urbana di Pechino. Con i suoi 9 milioni di metri quadrati, Shougang rappresenta il “Rinascimento urbano” di Pechino, un enorme progetto di rigenerazione industriale che vede la trasformazione dell’ex acciaieria in un centro dedicato allo sport e alle attività ricreative, modello di una nuova governance urbana della capitale attraverso lo sviluppo del “nuovo” distretto di Shijingshan. E in questa rigenerazione industriale che ospita parte dei XXIV Giochi invernali c’è anche un’importante partecipazione italiana, che vede il Politecnico di Torino confermarsi un’eccellenza mondiale nella riconversione industriale. Invitato a partecipare come unico progettista straniero di queste Olimpiadi, il Politecnico torinese ha contribuito, attraverso il suo progetto che si affaccia sull’iconico trampolino, a scrivere un pezzo di storia dell’architettura in Cina e di questi Giochi.

SHOUGANG, 100 ANNI DI STORIA

Nel 2019, l’acciaieria di Shougang ha avuto l’onore di spegnere le sue prime cento candeline. La storia centenaria di questo sito industriale riflette il ruolo centrale che Shougang ha svolto negli anni e le diverse identità che questa fabbrica ha assunto nelle intricate dinamiche storico-sociali della capitale cinese. Nata nel 1919, la Longyan Iron Mine Company, antenata dell’ormai noto gruppo siderurgico Shougang, è stata fondata sotto l’influenza del motto “Salvare la nazione impegnandosi nell’industria” e lanciata dalla neonata Repubblica di Cina (1912-1949) che, per sollevare il Paese dalle ceneri della dinastia Qing, promosse, tra le altre cose, lo sviluppo del settore siderurgico. Il design e la tecnologia adottati dall’impianto furono tra i più avanzati del momento, grazie al pensiero ideologico del tempo‒ anche questo espresso da un motto: “imparare dall’Occidente” ‒ che incoraggiava lo sviluppo di una moderna industria nazionale attraverso la collaborazione con l’expertise di molti Paesi europei.
Sfortunatamente, i lavori di costruzione dell’impianto, iniziati nel 1920, furono quasi immediatamente interrotti a causa dei disordini portati dai Signori della Guerra prima e dall’occupazione giapponese poi. L’impianto fu messo in funzione durante la seconda guerra sino-giapponese, registrando la produzione di sole 250.000 tonnellate di ferro dal 1937 al 1945. Dopo la fondazione della Cina moderna, nel 1949, il sito fu ristrutturato e ingrandito, preparandosi a diventare il palcoscenico di molti primati della storia industriale cinese. Ribattezzata con il nome di Shougang e completata dalla zona residenziale operaia e delle cosiddette Danwei ‒ unità di lavoro ‒, l’acciaieria determinò lo sviluppo di importanti infrastrutture che, collegando la fabbrica al centro della città, contribuirono a rafforzare l’asse Ovest-Est di Pechino, in contrapposizione all’ancestrale asse Nord-Sud, vettore di memorie imperiali legate alla filosofia Fengshui. Grazie al ruolo giocato da Shougang, lo sviluppo verso Ovest dell’asse urbano della capitale si dipinse di connotazioni e valori legati alla nascente classe operaia e allo sviluppo industriale della Nuova Cina.
Visto che in Cina, sia nella vecchia che nella nuova, tutto ha un significato simbolico (ne è stato un esempio la cerimonia di inaugurazione di queste Olimpiadi, tutta giocata sulla simbologia del fiocco di neve, sull’inclusione e sulla cooperazione), è interessante sapere che l’Ovest, secondo il Fengshui e secondo il Wuxing ‒ l’antica filosofia dei Cinque Elementi ‒, è il punto cardinale che rappresenta l’elemento del metallo. Non è un caso, quindi, che Shougang fosse stato progettato per rappresentare l’estremità occidentale dell’asse orizzontale di Pechino, luogo perfetto per lo sviluppo dell’industria metallurgica della capitale e ora showcase di una rinascita culturale – e soprattutto immobiliare ‒ della città.

Shougang, il trampolino del Big Air le gare di domenica 13 febbraio 2022 sotto una copiosa nevicata. Photo © Simon Adams
Shougang, il trampolino del Big Air le gare di domenica 13 febbraio 2022 sotto una copiosa nevicata. Photo © Simon Adams

SHOUGANG, UN MODELLO DI RIGENERAZIONE INDUSTRIALE

Per realizzare quella che è stata definita una “rinascita culturale” dell’impianto dismesso, sono stati investiti circa 4,9 miliardi di Yuan. La rigenerazione industriale di Shougang rappresenta un nuovo modello per ripensare al cosiddetto patrimonio industriale. Solitamente quello che va per la maggiore, soprattutto qui in Cina, è il modello “distretto artistico”, replicato in ogni città del Paese, senza distinzione di latitudine, lingua o etnia, sulla scorta del successo di storici esempi come il 798 Art District di Pechino. La rigenerazione di Shougang, invece, vuole aprire a nuovi orizzonti del riuso industriale che vadano oltre le gallerie d’arte con i carroponti al soffitto; una rigenerazione che vede  nella promozione dello sport – in particolare lo sport invernale, attuale cruccio del governo ‒ il suo punto di forza per attrarre giovani generazioni della classe media e promuovere un nuovo stile di vita e di consumi che giocano, con sarcasmo un po’ hipster, proprio su quei valori della classe operaia cha ha forgiato lo spirito di questi luoghi. Ecco dunque che la riqualificazione dell’Holiday Inn, che in questi giorni sta ospitando atleti e delegazioni, punta sulle note nostalgiche di una warehouse trasformata in un albergo con soffitti vertiginosi, tubature a vista e arredi che richiamano il glorioso passato operaio; mentre il locale più alla moda di Shougang spina birre di produzione artigianale dai costi poco proletari, accogliendo i clienti con un “wall of fame” carico di attrezzi del mestiere.
Ma Shougang non è solo questo. È un vero modello di rigenerazione urbana, nuovo landmark culturale della capitale cinese, capace di modificare le regole, ma soprattutto, i costi del mercato immobiliare della zona. A tal proposito, va detto che il governo locale ha svolto un ruolo determinante sia nell’ampliamento di un efficiente sistema di infrastrutture in grado di collegare il nuovo parco al centro di Pechino, sia nel rigenerare il patrimonio industriale promuovendolo come nuovo complesso culturale e ricreativo della città, capace di veicolare tendenze, messaggi e stili di vita. La trasformazione dell’Altoforno n. 3 in un museo storico della fabbrica riflette la volontà di connotare culturalmente la memoria del sito industriale. L’ospitare la venue olimpica della disciplina del Big Air restituisce alla rigenerazione del sito una connotazione sportiva e proietta l’intero progetto di riuso industriale nei manuali di architettura. L’equilibrio tra le due dimensioni della memoria e della rigenerazione, accompagnato dall’introduzione di una serie di attività commerciali legate all’esperienza sportiva, è destinato a diventare un nuovo modello di trasformazione industriale, non solo culturale e imprenditoriale.

Shougang, navata principale della Oxygen Factory vista dal Big Air Jump. Photo © Xu Ding
Shougang, navata principale della Oxygen Factory vista dal Big Air Jump. Photo © Xu Ding

OLIMPIADI DI PECHINO: IL CONTRIBUTO DEL POLITECNICO DI TORINO

I primi studi per la rigenerazione di Shougang sono iniziati nel 2006, quando ci si poneva il problema di cosa farne di questa enorme fabbrica una volta cessata e delocalizzata la sua produzione. L’area nord di Shougang condensa la maggior parte delle strutture industriali pesanti come altiforni, magazzini, silos e camini, tutti elementi che abitano e caratterizzano quasi tra chilometri quadrati del parco. È qui che il BOCOG (Beijing Organising Committee for the Olympic Games) ha deciso di insediare la propria sede in vista del 2022, in un antico silo ristrutturato nel 2014, associando così già l’acciaieria ai Giochi Olimpici. Nel 2019 è stato inaugurato il salto del Big Air, icona assoluta di questi Giochi e prima struttura permanente della disciplina, che fa eco diretta alla cultura e all’estetica cinese. Il trampolino e le torri di raffreddamento che gli fanno da sfondo partecipano in modo preponderante alla simbologia e ai significati che accompagnano questi Giochi, una Olimpiade che vuole rispondere alle critiche che hanno seguito la kermesse olimpica del 2008. Per questo la parola d’ordine dei Giochi di Pechino 2022 è “sostenibilità” e, nel rispetto di questo principio guida, la sede di Shougang è stata scelta come trampolino di lancio… in tutti i sensi.
Il 2 ottobre 2017, il Dipartimento dei Giochi Olimpici del Comitato Olimpico Internazionale ha inviato un documento a Mr. Zhang Jiandong, Vice Presidente del BOCOG, con cui approvava la candidatura di Shougang quale venue per ospitare la disciplina del Big. Il documento precisava che il Comitato Esecutivo ha preso questa decisione sulla base dell’eccezionale valore del luogo e delle potenzialità di riuso del sito dopo le Olimpiadi, all’interno del più ampio progetto di rigenerazione urbana, alias “sostenibilità’” dei Giochi.
E la sostenibilità di Shougang porta anche la firma italiana. A fare da controfacciata al trampolino è la navata principale di quella che era l’Oxygen Factory dell’acciaieria, una struttura convertita in visitor center proprio dal Politecnico di Torino, unica firma straniera invitata a partecipare alla progettazione di spazi destinati a questi XXIV Giochi invernali. La vecchia fabbrica è stata spogliata e svuotata delle parti più interne, lasciandone esposto lo scheletro quale memoria storica ed elemento principale del design pensato dal team di giovani ricercatori del Dipartimento di Architettura e Design del Politecnico di Torino. Il gruppo di progettisti italiani ha ripensato l’architettura industriale applicando le teorie dello Urban Ergonomics, disciplina che propone di progettare infrastrutture per il benessere nella vita urbana contemporanea con l’obiettivo di migliorare il rapporto del corpo umano con l’ambiente costruito. Mantenendo lo scheletro strutturale della Oxygen Factory, è stato inserito al suo interno un nuovo volume di vetro e cemento, sospeso da terra cosi da lasciare il piano terreno quasi libero da appoggi e creare una piazza pubblica coperta per accogliere il pubblico del Big Air di oggi e di tutte le gare che saranno ospitate in futuro su questo trampolino. Il progetto è stato condotto dal Dipartimento di Architettura e Design, con la consulenza dei Dipartimenti di Ingegneria Strutturale e Geotecnica e di Energia. Il coordinamento è stato del professor Michele Bonino, delegato del Rettore alle Relazioni internazionali con la Cina del Politecnico di Torino, e la sua realizzazione è stata portata a termine con il Tsinghua Architectural Design and Research Institute di Pechino che, sotto la direzione del Prof. Zhang Li, ha progettato l’intero master plan delle Olimpiadi.
Una Olimpiade, questa di Pechino 2022, che a quattordici anni di distanza dai Giochi del 2008, vuole affermare nuovi modelli urbani invocando e abbracciando il principio della sostenibilità e che mette a tacere le malelingue sulla neve artificiale offrendo, ironia della sorte, una miracolosa domenica di giochi innevati.

Giorgia Cestaro

https://olympics.com/it/beijing-2022/
https://www.polito.it/

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Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.