La mostra in corso al Museo del Prado è un viaggio di andata e ritorno dalle colonie al regno di Spagna nel segno dell’arte. Un’occasione per celebrare la sconosciuta eredità ibero-americana

Chi apprezza le rarità e ama la storia con la esse minuscola – fatta di personaggi secondari, oggetti d’uso comune e curiosità legate alla vita quotidiana – non può perdersi la mostra dedicata all’arte ibero-americana. Il Museo del Prado getta un’ennesima sfida culturale per promuovere la sconosciuta eredità ibero-americana, in termini di numero assai maggiore rispetto a quella italiana o fiamminga. A Madrid fino a febbraio sono esposte opere pressoché sconosciute al grande pubblico, molte delle quali paradossalmente provengono da musei e chiese, monasteri e santuari sparsi su tutto il territorio spagnolo.

ARTE DALLE COLONIE SPAGNOLE

Pochi sanno che, dalla conquista dell’America fino all’indipendenza delle colonie, giunsero in Spagna sui galeoni carichi di merci anche migliaia di dipinti, oggetti artistici e ornamentali creati nelle colonie, spesso da mani indigene. Lungi dal proporsi come una revisione del colonialismo dal punto di vista artistico, la mostra intitolata Tornaviaje (ossia il viaggio di ritorno) testimonia il fatto incontrovertibile che il movimento di uomini, merci e di idee tra Vecchio e Nuovo Mondo, tra il XVI e il XIX secolo, non fu unidirezionale ma un fenomeno di andata e ritorno, con mutua influenza e arricchimento reciproco.

Tornaviaje. Arte Iberoamericano en España. Exhibition view at Museo Nacional del Prado, Madrid 2021
Tornaviaje. Arte Iberoamericano en España. Exhibition view at Museo Nacional del Prado, Madrid 2021

VITA, ARTE E CULTURA NELLE AMERICHE ISPANE

Quattro secoli di arte e di cultura dei cosiddetti “viceregni” delle Americhe ispane (senza distinzione di carattere geografico) è raccontata attraverso 107 opere; tra queste, circa un terzo sono state restaurate dai laboratori del Prado per l’occasione, ma solo una quindicina provengono dall’estero. Curata da Rafael López Guzmán, dell’università di Granada, la mostra si avvale della collaborazione di specialisti dell’UNAM, l’università di Città del Messico, con il patrocinio della Fundación Axa.
Il percorso di visita è denso e suggestivo, suddiviso in quattro macro-sezioni tematiche che comprendono pittura, scultura, ritratti pubblici e privati, carte geografiche, suppellettili religiose, mobili e tanti oggetti di carattere ornamentale. Tutta quest’arte, sacra e profana, viaggiava insieme alle merci sui galeoni spagnoli e approdava nei porti di Siviglia e di Cadice; era poi destinata ad adornare, con un tocco di esotismo, le case di nobili e borghesi, così come conventi e santuari soprattutto in Andalusia e nel nord della Spagna.

Andrés Sánchez Galque, Los tres mulatos de Esmeraldas, 1599. Madrid, Museo de América
Andrés Sánchez Galque, Los tres mulatos de Esmeraldas, 1599. Madrid, Museo de América

GEOGRAFIA E DIPINTI DI CASTE

Si parte da carte geografiche, mapamundi e tavole di contenuto scientifico per conoscere le terre del Nuovo Mondo e le loro risorse naturali.  Le riassume il magnifico Quadro della Storia naturale, civile e geografica del Regno del Perù, compendio di carattere illuminista conservato nel Museo di scienze naturali di Madrid. A scopo didattico (oggi più una curiosità antropologica) sono i cosiddetti dipinti di casta: come la serie di José Joaquín Magón e la curiosissima tabella delle Caste della Nuova Spagna di Ignacio María Barreda, dove si illustrano le unioni fra razze e gli esiti genetici che ne derivano. Al centro della prima sezione ‒ dedicata alla gente d’America, alle città e ai mercati ‒ c’è l’enorme Paravento con la storia della conquista di Tenochtitlán e la vista di Città del Messico: un’autentica rarità, in ottimo stato di conservazione e meravigliosamente dipinta su tela nel 1692-96, che da sola vale la visita alla mostra. Aulico e intriso di esotismi è anche il Ritratto di Montezuma attribuito al pittore messicano Antonio Rodríguez, proveniente dagli Uffizi e parte del Tesoro dei Granduchi.

Tornaviaje. Arte Iberoamericano en España. Exhibition view at Museo Nacional del Prado, Madrid 2021
Tornaviaje. Arte Iberoamericano en España. Exhibition view at Museo Nacional del Prado, Madrid 2021

ARTE DEVOZIONALE E INDIGENA

Nel caso dell’arte religiosa, il travaso di valori simbolici e di iconografie del culto era molto spesso legato ai flussi devozionali promossi dalla stessa corona di Spagna, per l’evangelizzazione delle colonie. Stupefacente è anche l’impiego di tecniche artigianali indigene, preispaniche o di influenza asiatica, nella creazione di opere dall’estetica occidentale prodotte nelle botteghe andine e della Nova Hispania: come l’uso di conchiglie per luccicanti tavolette di pittura (enconchados), di piume d’uccelli (emplumados), pietre preziose, perle e coralli, ma anche legni pregiati o canne di mais per creare oggetti devozionali cristiani.

Caimán, Messico, XVIII sec.. Icod de los Vinos, Parroquia matriz de San Marcos Evangelista
Caimán, Messico, XVIII sec.. Icod de los Vinos, Parroquia matriz de San Marcos Evangelista

CURIOSITÀ ICONOGRAFICHE E MADONNE CON COCCODRILLI

In origine, i pittori della Nova Hispania imitavano stile e mode occidentali con una certa libertà estetica e inventiva iconografica: è il caso della Trinità antropomorfa, della Santa della Rosa di Lima e delle tante Vergini nere come quella di Guadalupe (esempio di culto spagnolo trapiantato in Messico). Particolarmente pregiati i piccoli dipinti a olio su rame, spesso incorniciati con argento intagliato.
Nel Nuovo Mondo si consolidò un regime accademico solo nel XVIII secolo. Scopriamo però che a diffondere nelle colonie ispaniche i colori della pittura rinascimentale, e il gusto per lo stile manierista, fu tra i primi un pittore di origini napoletane, Angelino Medoro, che viaggiò in Perù e morì al ritorno a Siviglia.
Tra le tante curiosità dell’arte prodotta nella Nuova Spagna c’è una settecentesca Madonna delle Angustie, intagliata in Messico e custodita in una parrocchia di Tenerife, accompagnata da un coccodrillo imbalsamato della stessa epoca: un’inedita iconografia del male, simbolo del maligno in chiave indigena.

Federica Lonati

Madrid // fino al 13 febbraio 2022
Tornaviaje
MUSEO NACIONAL DEL PRADO
Calle Ruiz de Alarcón 23
www.museodelprado.es

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.