Il Musée du quai Branly ospita una mostra dedicata alle discipline marziali provenienti dall’Oriente. Rendendola accessibile sia agli appassionati sia a un pubblico giovane

Nello spirito risiede la forza” (L’esprit est la force”) è la prima frase del testo introduttivo della mostra Ultime combat. Arts martiaux d’Asie al Musée du quai Branly – Jacques Chirac di Parigi. Judo, boxe dell’Asia del Sud-Est, Kalaripayattu, Viet vo dao, Pencak silat e Wushu e Taj Ji Quan sono solo alcuni dei nomi delle discipline marziali rappresentate nella mostra. Per descrivere le scuole di arti marziali che si sono sviluppate in tutto il continente asiatico, il Musée du quai Branly ha disposto in un lungo percorso museografico oggetti, film, disegni, bambole e armi per un pubblico di appassionati di cinema ma soprattutto per i bambini. 464 opere, 36 clip di film in lingua originale con sottotitoli in francese e in inglese, 150 robot in miniatura e uno alto 2 metri realizzato per l’evento costituiscono una bella sfida: le singole sezioni sono tanto ricche da poter costituire ciascuna una mostra a sé stante.

Ida ten (Skanda), XIX secolo, legno laccato e dorato, Musée national des arts asiatiques Guimet, Paris © RMN Grand Palais (MNAAG, Paris) – Thierry Ollivier
Ida ten (Skanda), XIX secolo, legno laccato e dorato, Musée national des arts asiatiques Guimet, Paris © RMN Grand Palais (MNAAG, Paris) – Thierry Ollivier

LA MOSTRA AL MUSÉE DU QUAI BRANLY

Insieme al responsabile delle collezioni asiatiche del museo, Julien Rousseau, hanno lavorato come curatori uno specialista in cinema asiatico, Stéphane du Mesnildot, e una sportiva olimpionica di judo, Clarisse Agbégnénou. Una équipe curatoriale così particolare è rara da incontrare. Le statue di guardiani delle porte di templi buddisti del XI secolo o il Re Celeste guardiano del Nord del XIX secolo dal Giappone fanno parte delle vastissime collezioni del museo e in parte sono in prestito dal Musée National des Arts Asiatiques – Guimet che si trova a due fermate di metro o dal Musée Rietberg di Zurigo. Se l’impegno di pochi musei prestatori ha determinato sicuramente una gestione dei trasporti delle opere abbastanza semplice, l’organizzazione dell’installazione delle opere nelle numerose teche e la composizione di queste nelle grandi vetrine a muro non deve essere stata altrettanto facile. Mentre il passaggio da una sezione a un’altra e da una disciplina marziale a un’altra è sottolineato solo da un cambio di colore dell’allestimento, la grafica dei cartelli e l’eleganza dei podi e degli archi che riproducono le entrate dei templi impressionano. La mostra riesce a conciliare il rigore intellettuale dei curatori, che hanno interesse a spiegare l’origine delle arti marziali, con la fantasia di esperienze multisensoriali date dalla profusione di grandi schermi dove lo spettatore entra in un vero combattimento.

Scena tratta dal film Il gioco della morte con Bruce Lee, 1972. Collezione Christophel © Columbia Pictures
Scena tratta dal film Il gioco della morte con Bruce Lee, 1972. Collezione Christophel © Columbia Pictures

LA FRANCIA E LO SPORT

La scelta di una mostra sulla tradizione dello sport asiatico non è casuale. Parigi si sta preparando ai Giochi Olimpici del 2024 e la stessa Notte Bianca di Parigi dello scorso ottobre aveva proprio come tematica “lo sport e l’arte”. Monaci Shaolin, samurai, robot futuristi sono rappresentati anche nelle forme più note di carte postali, manga e manifesti: la mostra mette sullo stesso piedistallo personaggi storici ed eroi della pop-finzione. I tre capitoli del lungo percorso al piano terra del Musée du Quai Branly rappresentano il combattimento nella cultura indiana, cinese e giapponese.
Un bellissimo corridoio di coltelli presentati verticalmente e inseriti in nicchie protette da un velo nero trasmette l’emozione della preparazione dei samurai. Bruce Lee è onnipresente nei film inclusi nella mostra, e la stessa Fondazione a lui intitolata ha prestato molti oggetti. Una sequenza di schermi ad altezza di visitatore disposti lungo i lati di una sala poco illuminata riproduce delle scene del mitico film L’ultimo combattimento di Chen del 1978, invitando il pubblico a sedersi (per terra) per una piacevole pausa. Nell’ultima sala un robot Black Fire del QFX Workshop di Bangkok fa paura ai bambini, ma conclude in maniera spettacolare, con le sue imponenti dimensioni, una mostra da non perdere.

Asia Ruffo di Calabria

Parigi // fino al 16 gennaio 2022
Ultime combat
MUSÉE DU QUAI BRANLY
37 quai Branly
www.quaibranly.fr

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