Olimpiadi: svelato il progetto di Parigi 2024. Restauri e nuove strutture con i miliardi in arrivo

Archiviata con l’ufficializzazione l’assegnazione a Parigi dei giochi olimpici del 2024, iniziano a trapelare le prime informazioni ufficiali sul progetto urbanistico che coinvolgerà la città. Un prospetto avveniristico che punta ad investire i 3 miliardi in arrivo in infrastrutture permanenti per la comunità, mentre le olimpiadi porteranno sugli schermi di tutto il mondo per circa un mese l’immagine della grandeur francese. E mentre Parigi gongola, resta il rimpianto per l’occasione persa da Roma…

Parigi 2024
Parigi 2024

Secondo il comitato che ha organizzato e sostenuto la candidatura di Parigi per il giochi olimpici del 2024, la capitale francese possiede già il 95% delle strutture necessarie per ospitare la manifestazione. Il Comitato Olimpico ha confermato questo dato pur ritoccandolo leggermente al ribasso. Tutto pronto quindi? Niente affatto. Cominciano a trapelare le prime informazioni ufficiali relative ai progetti urbanistici che coinvolgeranno la città in un disegno progettuale avveniristico. E la Francia si prepara all’evento dando vita ad una spettacolare dimostrazione di grandeur.

L’INVESTIMENTO ECONOMICO

Saranno investiti circa 3 miliardi di euro in vista delle olimpiadi per un progetto urbano che prevede da un lato la rimessa a nuovo delle strutture già esistenti e dall’altro la creazione di alcuni siti temporanei in punti strategici della città. Il masterplan è affidato allo studio di architettura Popolous e al gruppo di ingegneri dello studio Egis. I due studi hanno individuato 38 siti in giro per la città da poter utilizzare per i giochi olimpici e paraolimpici. Da un lato saranno utilizzati siti sportivi già esistenti e perfettamente funzionanti, come quelli realizzati in occasione dei mondiali di calcio del 1998 e degli europei del 2016, dall’altro nuovi impianti saranno disseminati in giro per la città, senza dimenticare le periferie che ospiteranno il villaggio olimpico e un grande centro stampa per i giornalisti provenienti da tutto il mondo.

UN PROGETTO AUDACE

A differenza dei progetti urbanistici realizzati tradizionalmente per le olimpiadi che prevedono la creazione di avveniristici villaggi olimpici in grandi aree in periferia o comunque al di fuori del perimetro urbano, il prospetto di Popolous ed Egis punta, invece, sull’idea opposta di portare i giochi nel cuore della città. Si vuole così evitare la costruzione di mega strutture in zone periferiche della regione che poi, alla fine dei giochi, restino inutilizzate come enormi cattedrali nel deserto. Né Pechino né Rio de Janeiro, piuttosto il modello di riferimento sono i giochi olimpici di Londra del 2017. Rispetto alla capitale inglese, Parigi 2024 non si accontenterà di svolgere la funzione di palcoscenico inanimato per far risaltare lo sport ma punterà piuttosto ad un ruolo da protagonista con gli eventi sportivi collocati a corollario della glorificazione della sua bellezza. È sulla magnificenza di Parigi che Popolous ed Egis, in accordo con il comitato promotore di Paris 2024, hanno costruito il loro progetto. Ad eccezione del villaggio olimpico che sorgerà probabilmente su l’Île-Saint-Denis, nella banlieu parigina, il resto delle strutture sportive saranno tutte collocate a ridosso dei monumenti simbolo della città. Lo scopo è quello di trasformare alcuni dei siti più famosi del pianeta in una scenografia mozzafiato per la manifestazione sportiva trasmessa in mondovisione. Il Grand Palais ospiterà i campionati di scherma, mentre negli Champs de Mars, i giardini intorno alla Tour Eiffel, saranno costruiti i campi per gli incontri di pallavolo e beach volley. Tra il Grand Palais e Les Invalides, che ospita la tomba di Napoleone, sarà allestita una pista di atletica galleggiante con vista mozzafiato sullo skyline parigino e sulla Tour Eiffel. Parte dei soldi saranno investiti per bonificare la Senna e renderla balneabile così da poter ospitare sia i campionati di canottaggio sia il nuoto di fondo. Il Castello di Versailles ospiterà le gare di equitazione mentre l’Arena di Bercy gli incontri di basket e judo. Uno spot pubblicitario enorme, dunque, per Parigi e per la Francia pensato per entrare per un mese h24 nelle case di un miliardo e mezzo di spettatori in giro per il pianeta con un ritorno d’immagine in termini di indotto per il turismo enorme.

LA PORTATA DELLE OLIMPIADI SULLA VITA DEI PARIGINI

Il progetto è perfettamente in linea con quanto dichiarato da Anne Hidalgo, sindaco di Parigi, al momento dell’assegnazione dei giochi alla capitale francese che ha definito le Olimpiadi una “vittoria della collettività e un evento di portata inedita che garantirà alla città miliardi di euro che saranno investiti non solo nella manifestazione ma soprattutto per migliorare la vivibilità per i parigini”. Perché se è vero che i giochi olimpici rappresentano uno spot pubblicitario senza uguali, è anche vero che quello che conta, alla fine della fiera, è cosa resta di tutto questo nella vita quotidiana degli abitanti. Ed è in particolare l’aspetto dell’eco-sostenibilità a stare a cuore al sindaco. La Senna sarà resa balneabile a beneficio dell’intera popolazione, sarà costruita una pista ciclabile lungo tutto il perimetro del centro ed è già previsto un piano per installare automobili elettriche in tutti i quartieri. L’investimento più importante e forse più significativo è legato alla metropolitana di Parigi, costruita nel 1900, che presenta, almeno sulle linee più datate, un problema oggettivo di barriere architettoniche. In vista degli enormi flussi legati alle olimpiadi e alle paraolimpiadi le stazioni della metropolitana saranno rese accessibili anche per i portatori di handicap attraverso lavori strutturali per abbattere le barriere architettoniche.

L’OCCASIONE PERSA DA ROMA

E di fronte al dispiegamento di energie e di risorse economiche, alla creazione di tanti posti di lavoro, al progetto urbanistico messo in campo e all’impatto che questo avrà sulla vita dei cittadini, il pensiero non può non correre a Roma, candidata alle Olimpiadi del 2024, che fino al ritiro dalla competizione era data per vincente rispetto a Parigi. Ritiro che ha il sapore dell’occasione persa perché se è vero che le olimpiadi di Pechino e Rio de Janeiro hanno rappresentato uno spreco enorme di fondi pubblici a fronte di un impatto minimale sulla vita della comunità, è pur vero che i tanti soldi che girano intorno alla manifestazione avrebbero potuto rappresentare l’occasione per mettere mano ad infrastrutture e siti storici che vivono una condizione di incuria sedimentata (anche) per mancanza di fondi per la ristrutturazione e il mantenimento. E Roma non è certo una città nelle condizioni di rinunciare a denaro contante che arriva a rimpinguare le casse del comune. Ma ormai poco importa, è andata così. A tutto vantaggio di Parigi che intanto festeggia.

Mariacristina Ferraioli

paris2024.org/fr

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.

1 COMMENT

  1. Ci sarebbe da dire che la scelta di Roma a non candidarsi, è stata una saggia scelta, anche perché le Olimpiadi di Roma del 1960 non sono ancora state superate da nessun’altra in fatto di bellezza e autenticità, e così affermando, non faccio che rivendicare il sacrosanto diritto ad un giudizio soggettivo in materia, spesso abusato da altri impunemente intorno al mondo…

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